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All'ONU l'Unione Europea conta meno del Suriname!

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The UN headquarters in New York

E’ rimasta famosa la domanda (retorica ma eloquente) del Segretario di Stato Henry Kissinger che nel 1970 si chiedeva: «If I want to call Europe, who do I call?» [«Se voglio contattare l’Europa, a chi telefono?»]. Domande analoghe sono state ripetute spesso anche nel dibattito politico in ambito europeo. In effetti, la presunta sovranità degli stati-membri (totale nella forma, ma irrisoria nella sostanza) condanna l’Unione europea a restare un nano politico a dispetto della sua mole elefantiaca.

In un’intervista di fine 2009, il Presitente della Commissione Europea Manuel Barroso ha citato ancora una volta la domanda di Kissinger per dire che finalmente, con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, essa aveva una risposta: il Trattato istituisce la figura del Presidente del Consiglio – ruolo conferito dal Consiglio stesso al belga Herman Van Rompuy – e potenzia quella dell’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza – incarico passato da Javier Solana alla baronessa Catherine Ashton – conferendogli (secondo Barroso) una dignità analoga a quella d’un effettivo Ministro degli Esteri.

Ma la cruda realtà è ben diversa.
Quanto scarso sia il peso politico dell’UE si è visto la primavera scorsa. In aprile Barak Obama è intervenuto nelle faccende europee andando al Vertice di Praga a discutere di disarmo con la Russia di Medvedev e di governance europea: di quest’ultima non con Van Rompuy né con Zapatero – la presidenza di turno semestrale dell’UE era allora spagnola – ma ancora con Medvedev. Subito dopo Obama ha ritirato la promessa della sua presenza al Vertice di Madrid [tra UE e America, 15–19 maggio] che il governo-Zapatero aveva preparato col massimo zelo e la piena fiducia nella partecipazione del Presidente degli USA.

A colmare la misura (se già non bastassero gli innumerevoli precedenti episodi) c’è quanto è successo all’ONU martedì scorso 14 settembre. La presidenza dell’Assemblea Generale delle Nazioni unite (a rotazione e spettante attualmente al Belgio che, per coincidenza, ha pure la presidenza semestrale dell’UE) è tenuta dall’ambasciatore belga all’ONU, Jan Grauls. Questi, d’accordo con Van Rompuy e la Ashton (giunti apposta a New York), mette in agenda una "risoluzione" che ha lo scopo di consentire che il Presidente del Consiglio dell’UE possa rivolgersi direttamente al’ONU, (come può un capo di governo, sia questo Barak Obama degli USA o Mahmoud Ahmedinejad dell’Iran).
Che la "risoluzione" passi a larga maggioranza sembra scontato. Ma ecco che tal Henry Mac-Donald, ambasciatore all’ONU del Suriname (ex-Guyana Olandese, popolazione meno di mezzo milione di abitanti), presenta una mozione che chiede il "rinvio sine die" della discussione del tema della bozza di risoluzione proposta dalla presidenza. La motivazione del "rinvio sine die" (contenuta nella mozione e sostenuta anche a parole nell’intervento di Mac-Donald) è presto detta: non c’è alcuna ragione perché l’Unione Europea debba avere questo privilegio rispetto ad altre "comunità", quali (ad esempio) l’Unione Africana, l'Unione Sud-Americana o la Comunità dei Caraibi [CariCom]!

A nulla è valsa la difesa della bozza di risoluzione originale nella replica della presidenza (che tra l’altro ha ricordato come proprio da parte dall’UE sia venuto il pressante invito ad allargare la partecipazione all’Assemblea Generale a rappresentanze di vaste aree geopolitiche). E’ anche noto che la stessa Ashton, da quando ha avuto l’incarico di Alto Rappresentante, si è mossa come meglio ha potuto per rafforzare la rappresentanza in ONU di altre organizzazione "regionali" (come quelle menzionate da Mac-Donald).
Niente da fare: la mozione del Suriname è passata con 76 Sì contro 71 No (e 26 astensioni). E all’ONU, di questo argomento non si parlerà più almeno fino al 2011.
Insomma: l’UE si accontenti del posto di "osservatore" accanto alla Croce Rossa e al Vaticano!

L’UE conta oltre mezzo miliardo di abitanti, è una delle aree a maggiore sviluppo economico e culturale, è senza dubbio l’area del mondo a migliore garanzia in merito ai diritti umani e al welfare sociale. E’ anche l’area del maggior contributo pro capite ai paesi in via di sviluppo.

Ma all’ONU, l’UE in quanto tale (cioè come istituzione politica) conta meno del Suriname!

Questo succede perché l’ONU è un’organizzazione di stati formalmente "sovrani" e l’UE non è "Stato".

Arnaldo Vicentini Emerge ancora una volta la necessità dell’integrazione politica dell’Europa da un lato e quella di una profonta riforma dell’ONU dall’altro. Le due questioni non sono separate. Infatti, solo una Unione Federale Europea (dapprima anche di pochi stati "pionieri") potrà avere l’autorevolezza che occorre per svolgere quel ruolo di riforma dei rapporti internazionali di cui il mondo intero ha bisogno. Il mondo ha bisogno non di competizione ma di solidarietà. I problemi della pace, della promozione dei diritti umani, della salvaguardia dell’ambiente (per noi e per i posteri), della prevenzione dei disastri naturali e del tempestivo intervento quando accadono, ecc. non si possono affrontare efficacemente con la presente divisione in stati e staterelli e col tabù della assoluta sovranità di ciascuno in un mondo sempre più globalizzato. Urge un salto di qualità in direzione federalista. L’ONU dovrebbe essere pensata come un primo esperimento di "parlamento mondiale", e quindi riorganizzata nella maniera ottimale per rappresentare democraticamente tutti i popoli, tutti i cittadini del mondo.

Ma perché abbia un minimo di chance una prospettiva di riforma democratica dell’ONU è necessario che un qualche autorevole attore dello scenario mondiale la indichi, la promuova, la sostenga decisamente.

Quale miglior attore di una Unione Europea integrata politicamente, con tanto di vero Governo federale, che parli davvero con una sola voce?

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