Genova

Guai con la legge e liti col padre nelle telefonate di Carlo Giuliani

20 luglio 2006
Fonte: Il Giornale

Nel processo sul G8 sono finiti atti di un altro procedimento penale (archiviato) nei confronti di Carlo Giuliani. Il nome del giovane no global ucciso il 20 luglio 2001 a Genova era in un'indagine della Guardia di Finanza del 2000 per traffico di stupefacenti.
Sono intercettazioni da cui emerge uno spaccato della vita di Carlo Giuliani, le sue difficoltà esistenziali, i problemi con le forze dell'ordine, le incomprensioni familiari. Soprattutto la ricerca di comunicazione e giustizia in un mondo che sembrava andar stretto alla prima vittima italiana dei Movimenti.
C'è la madre di Carlo, Heidi, spesso addolorata per le disavventure del figlio, sempre pronta a riaccoglierlo a casa sperando di «riordinare» la sua vita. C'è il difficile rapporto tra Carlo e il padre Giuliano. Svariate volte è la mamma che fa da intermediaria per informare l'ex marito dei piccoli guai in cui incorre il ragazzo. Entrambi i genitori si mostrano preoccupati per la tendenza allo «sballo» di Carlo. Ma il padre si dimostra talvolta piuttosto insofferente, anche verso la «coscienza sociale» del figlio, ai suoi occhi colpevole di cacciarsi sempre nei pasticci.
La sera del 2 febbraio 2000 Heidi telefona al marito. Gli riferisce del racconto lacunoso che Carlo le ha fatto di una sua «visita» ai carabinieri. Dice la mamma: «O aveva bevuto o fatto in una maniera spaventosa, due occhi che non ti dico, come ai bei tempi». Il padre è amareggiato: «Io non so più a cosa pensare» esclama. «Questo ci porta o alla pazzia o alla tomba, non lo so...».
La mamma se la prende, stavolta, con l'ex marito: «È inutile, sai, credo sia negativo fare, insomma, un atteggiamento così, credo l'unica cosa di cui lui abbia bisogno è invece della nostra serenità e della nostra forza. Poi sai, che tu mi dica così quando tutte le volte che ti dicevo “eh, non è tornato” eccetera, mi dicevi “e basta, non rompere”, non me lo dire più, è il colmo».
A dicembre del '99 Carlo discute col padre dopo averlo informato di esser stato fermato dai carabinieri che gli hanno sequestrato un coltello. Giuliano teme che stesse combinando qualcosa, Carlo nega sdegnato. «Carlo - dice il padre - a me non mi fermano quando passo per strada». Carlo: «Voi siete signori di 50 o 60 anni, a un ragazzo succede che lo fermano per strada». Padre: «Evidentemente qualcosa facevi». Carlo: «Ora devo pagare una multa di 150mila lire». Padre: «Mi preoccupa più che ti fermano, cioè una perquisizione perché stavi combinando qualcosa». Carlo: «A me succede ogni tre giorni che mi fermano, ti fermano perché è un regime del cazzo, funziona così». Padre: «Stupidaggini, adesso, il regime... piantala di dire cazzate». Carlo: «Uno stato di polizia funziona così». Padre: «Piantala di dire queste cazzate incredibili (...). Io sono libero di girare per tutte le strade del mondo». Carlo: «Tu! Tu! Ma un ragazzo di 20 anni che niente niente non è tutto perfettino...». Il padre rilancia: «Guarda che questa cosa non me la dai a bere».
Carlo gli spiega che lo hanno fermato per caso due carabinieri che perquisivano un marocchino. Il papà ipotizza: «Gli hai detto “bastardi, che fermate un marocchino?”...». Carlo: «No, non gli ho detto niente». La situazione è pesante in casa Giuliani. Il papà, esasperato, non sa più cosa augurarsi per liberarsi «una volta per tutte» dai problemi provocati da quel figlio inquieto. «Speriamo di far presto un bel funerale». Solo una battuta infelice, che però manda su tutte le furie la mamma.

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