Bolivia nel caos: Mesa si dimette
"Ho deciso di presentare al Paese, alla coscienza del paese, alla coscienza di voi cittadine e cittadini di Bolivia, come è previsto dalla Costituzione, ho deciso di presentare al Congresso Nazionale la mia rinuncia alla carica di Presidente Costituzionale della Bolivia". Così si conclude il lunghissimo discorso fatto domenica notte da Carlos Mesa Gisbert, Presidente della Bolivia, esasperato - secondo le sue parole - dalle manifestazioni e dagli scioperi che stanno paralizzando l'intero paese. Responsabile dell'instabilità del paese e delle sue stesse dimissioni, il leader del partito d'opposizione, Evo Morales, cui si rivolge per tutto il discorso e con parole durissime. "Evo Morales - dice in passaggio il presidente Mesa - con cui ho parlato molte volte e a cui ho spiegato nei dettagli qual è la realtà, riesce a bloccare il paese con estrema facilità, perché ciò è molto più comodo, onorevole Evo Morales, è molto più comodo bloccare la Bolivia, è molto più facile bloccare la Bolivia, venga lei a governare e vedrà con i suoi occhi che vuol dire amministrare lo stato, capirà qual è la responsabilità di un uomo di Stato". Responsabilità che, secondo quanto i fatti vogliono far sembrare, Mesa ha preferito scrollarsi da dosso. Adesso tocca al Congresso nazionale accettare o rifiutare le dimissioni. Nel primo caso, verrebbe sostituito pro tempore dal vicepresidente, contemporaneamente anche Presidente del Senato e Presidente acquisito del Parlamento Nazionale, ossia Hormando Vaca Diez. La testimonianza che ci arriva da Wilson García Mérida, giornalista "scomodo", ci descrive la Bolivia sull'orlo del caos istituzionale e sociale. E individua un mandante. Hormando Vaca Diez, Senatore per Santa Cruz e attuale Presidente del Parlamento boliviano, cospira apertamente contro il governo di Carlos Mesa con la promessa di approvare una Legge che garantisca l'immunità alle truppe nordamericane.
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