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I paramedici dell'ospedale "Garrahan" chiedono un aumento salariale

Argentina: Un'ondata di scioperi attraversa il paese

I docenti universitari sospendono le lezioni

18 agosto 2005 - David Lifodi

Nonostante i lodevoli tentativi del governo Kirchner per risolvere la crisi economica causata dalla stretta alleanza tra il Fmi e i precedenti esecutivi, sono numerosi i settori sociali che pagano tuttora la svalutazione della moneta e il drastico abbassamento dei salari.
Negli ultimi giorni la Casa Rosada si è dovuta confrontare con ben tre mobilitazioni ancora ben lontane dall'essere risolte: quella del personale medico e paramedico dell'ospedale “Garrahan”, quella dei docenti universitari, infine le proteste dei piqueteros.
Il conflitto sindacale condotto da infermieri e tecnici del "Garrahan", il principale ospedale pediatrico del paese, si è aggravato in seguito ad un nuovo sciopero di tre giorni proclamato dal personale paramedico. Gli infermieri dell'ospedale, che hanno immediatamente ricevuto la solidarietà da parte dei medici, di tutte le altre associazioni sindacali e dei disoccupati, contestano l'immobilità del governo, limitatosi soltanto a chiedere di sospendere i licenziamenti in corso decisi dalla direzione contro gli scioperanti. In particolare, il personale paramedico chiede un salario base di 1800 pesos più un 2% di aumento all'anno relativo all'anzianità di servizio, mentre ha rifiutato l'offerta del governo consistente in un aumento salariale del 20%, cioè di 120 pesos.
"Se ci saranno addirittura licenziamenti" – ha dichiarato il delegato degli infermieri Gustavo Lerer – "certo non si arriverà alla soluzione del conflitto". Nel frattempo il personale paramedico ha incassato la solidarietà e l'appoggio dei medici dell'ospedale, che hanno sostenuto la richiesta di aumento salariale di 1800 pesos ed hanno dichiarato "illegali" i licenziamenti dei lavoratori in sciopero.
I lavoratori del "Garrahan" hanno inoltre aperto un blog, http://lucha_garrahan.zoomblog.com/, dove forniscono tutte le spiegazioni, i punti di vista e le notizie sul conflitto in corso, ritenendolo una fonte indispensabile per far conoscere le opinioni degli infermieri in lotta.
L'aumento salariale è la richiesta principale anche dei docenti universitari, che hanno cominciato uno sciopero di quindici giorni per chiedere non solo un miglior trattamento economico, ma anche l'assegnazione di uno stipendio per i professori ad honorem e un aumento della pensione di anzianità. I docenti ritengono che quello concesso dal governo sia stato solo un aumento "mediatico" ed hanno anticipato che senza un aumento vero e proprio non terranno le lezioni.
I professori universitari hanno deciso di scioperare dopo che il governo aveva sospeso un tavolo di negoziati con i sindacati funzionato per sei mesi e che aveva ottenuto un aumento tra i 28 e i 98 pesos secondo la categoria professionale universitaria di appartenenza. Le due federazioni che raggruppano i sindacati delle università nazionali, "Conadu" e "Conadu Historica", hanno stabilito la sospensione delle lezioni fino al 26 agosto, e in seguito decideranno gli ulteriori passi da compiere nel caso in cui non si sblocchi la situazione.
Infine è stata la volta dei piqueteros, che si sono accampati nella storica Plaza de Mayo per richiedere un aumento dei piani sociali forniti ai disoccupati.
Dopo aver perso il lavoro in seguito alla crisi economica degli ultimi anni, i senza lavoro delle "villas miserias" hanno creato il movimento piquetero, che riceve aiuti economici e alimentari dallo Stato nella misura del 10% per quanto riguarda i contributi dei piani sociali nazionali. Attualmente i piqueteros sono fermamente intenzionati a proseguire il loro presidio di fronte alla Casa Rosada, nonostante il governo non sembri intenzionato a cedere alle loro richieste, tanto da inviare la polizia a sequestrare tutto il materiale utile per proseguire l'accampamento. "Proseguiremo ugualmente la protesta", ha dichiarato il leader piquetero Néstro Pitrola, annunciando ulteriori forme di mobilitazioni nelle province di Salta, Tucumàn, Còrdoba e Nequén.
Resta adesso da vedere come il governo riuscirà a far fronte a questa ondata di conflitti sindacali in corso.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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