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Un giorno in piazza…

Guatemala:diritti umani per i desaparecidos e diritti alla sopravvivenza per le balene

i manifestanti in piazza per conoscere il destino del desaparecidos Héctor Reyes incontrano una "balena"
12 giugno 2006 - Flaviano Bianchini


Oggi è il nono giorno che i manifestanti di Nova Linda stanno accampati qui nella piazza centrale di Città del Guatemala, all’ombra della storica cattedrale. Sono 125, hanno accampato delle tende rudimentali fatte con dei teli di plastica e si sono portati la legna per poter cucinare. Sono Mozos Colonos. Lavoratori delle fincas (latifondi di un unico proprietario) che vivono all’interno della finca stessa. Molti di loro sono nati nella finca e a volte possono anche coltivarsi un pezzetto di terra. Nel 2004 un nuovo proprietario spagnolo acquistò la finca Nova Linda e decise di sfrattare i Mozos Colonos ma loro si opposero capitanati dall’amministratore della finca: Héctor Reyes. Pochi giorni dopo la loro presa di posizione la polizia, armata fino ai denti e accompagnata “logisticamente” dall’esercito, entrò nella finca e attuò lo sfratto forzato. Il loro leeder Héctor Reyes fu desaparecido (termine latinoamericano che indica la sparizione forzata) e da allora di lui non si hanno più notizie. Da quel giorno i contadini di Nova Linda non hanno smesso di chiedere giustizia. Sulla sparizione del loro leeder non è neanche stata aperta un’inchiesta. Ieri sono stati ricevuti dal presidente: “Berger ci ha detto che Héctor Reyes è vivo, però se è vivo dove sta?” così dice un contadino mentre prende il caffé del mattino.
Oggi il cielo è nuvoloso, ha piovuto tutta la notte: la piazza è allagata e fa freddo, ma nell’altro lato della piazza, sotto l’imponente facciata verde del palazzo di cultura i manifestanti di Nova Linda trovano compagnia. La compagnia di una balena. Sì, di una balena. La balena corre, corre per la piazza e scappa dalla nave giapponese che la insegue con un arpione. Scappa e scappa ma la nave la raggiunge e la trafigge col suo arpione. La lega ad una corda e inizia a trasportarla lontano per trasformarla in grasso ed olio quando arriva la Dea dell’oceano che blocca la nave e ridà vita alla balena.
Questa opera teatrale all’aperto è stata organizzata da MadreSelva e Tropico Verde per ribadire il loro NO alla caccia alla balena. Finita l’opera gli ecologisti hanno consegnato al presidente 8500 firme (in Guatemala bastano 5000 firme per presentare una legge in parlamento) raccolte per chiedere il NO alla legalizzazione della mattanza. L’ambasciata del Giappone si è affrettata a dichiarare che il Giappone vuole riaprire solo una caccia controllata alla balena Minke della quale, dicono, ci sono 750.000 esemplari che rappresentano un surplus di popolazione. Però proprio in questi giorni è stato pubblicato un autorevole studio australiano che sostiene che le balene Minke nel mondo sono solo 250.000. In seguito a questo studio l’Australia ha deciso di votare contro la caccia. La riunione è prevista tra il 16 e il 20 giugno. Ora si spera che altri paesi seguano l’Australia e che la scienza e la conservazione prevalga sugli interessi politici.

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