Latina

Lopez Obrador non ci sta: domani tutti allo Zocalo

7 luglio 2006
Roberto Zanini
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

E finalmente arriva la chiamata alla piazza. Dato perdente per lo 0,5% (circa 200mila voti) alla fine di un'altra notte impazzita di conteggi, Andres Manuel Lopez Obrador questa volta gioca duro. Il candidato del centrosinistra annuncia l'impugnazione della «vittoria» del candidato del Pan Felipe Calderon di fronte al Tribunale elettorale federale e dà appuntamento alla «sua» gente per domani al Zocalo, la grande piazza della capitale, il luogo-icona in cui Amlo si è giocato più volte la carriera. Riempì quella piazza quando il governo tentò (inutilmente) di coinvolgerlo in una sporca questione di licenze edilizie. Ora prova a rifarlo, per gettare tutto il suo peso sulla bilancia di un'elezione che ha cominciato a puzzare subito e ora puzza certamente di più. E questa volta gli dà una mano anche Marcos: «Quando vediamo qualcosa che va male - dice il Subcomandante alla radio - dobbiamo dirlo. E vediamo che allà arriba,lì sopra, stanno commettendo una frode elettorale». Parole che rendono più facile per los de abajodecidere di prendere parte a una eventuale fase resistenziale.
Comincia tutto con un'altra notte impazzita, dunque, giocata tutta in televisione. Lo screditato Istituto elettorale comincia a contare i voti. Vengono presi in esame solo i registri di ogni seggio, non le singole schede. Quando ci sono violazioni grossolane viene aperta anche l'urna, e i voti contati. Ma accade talmente di rado che al centrosinistra non basta. Per tutto il giorno e tutta la notte l'Istituto elettorale ripete lo stesso giochetto della domemica del voto, ma al contrario: quella volta aveva accelerato i risultati del nord derechistadel paese, per annunciare in tv un ampio magine a Calderon, questa volta passano prima gli stati del sud, concedendo un'illusoria superiorità a Lopez Obrador. El Pejeresta in vantaggio per tutto il giorno e la destra spera che cominci a cantare vittoria. Ma il capo-campagna del centrosinistra, invece di battere le mani, ripete a ogni microfono la stessa frase: «Vinca chi vinca, l'Istituto elettorale è screditato e noi impugneremo il risultato di fronte al tribunale». E fa benissimo: alle 4.30 del mattino, con i mezzibusti di Televisasciolti di sonno e colando cerone, Calderon passa in vantaggio. Sono stati scrutinati quasi il 98% dei seggi.
L'Istituto federale elettorale (Ife) è formato da consiglieri nominati dal Pan e dal Pri. Niente perredisti, fatti fuori da un accordo bipartisan. Il signore che lo presidiede, Luis Ugalde, ha deciso presto da che parte stare e per farlo capire bene ha partecipato alle nozze del candidato di destra. Insomma, l'Ife è una schifezza permeabile alle manovre di Pri, Pan e governo. La notte del voto il Pri «ordinò» all'Istituto di non comunicare risultati provvisori e il presidente Fox «ordinò» di scrutinare prima i dati del nord. Quasi tre milioni di voti sono riapparsi solo dopo che Lopez Obrador ne aveva denunciato la sparizione. La fila delle irregolarità cresce, il quotidiano di sinistra La Joradacomincia a documentarle, il Prd parla di «irregolarità in 50mila seggi». Il gruppo americano di sinistra Global Exchange, che ha portato osservatori in Messico, chiede di contare voto per voto. Gli osservatori Ue, guidati dall' aznaristaSalafranca (il Partido popularspagnolo ha dei consiglieri nella campagna di Calderon) riescono a non congratularsi col candidato della destra, ed è già molto. Gli americani si mobilitano un po': l'agenzia Apdichiara il risultato «irreversibile», la Cnnmanda in onda l'osservatore gringoJames Vermillion che giura sull'ultimo conteggio.
«Non possiamo riconoscere e accettare questi risultati, ci sono troppe irregolarità, andiamo in tribunale», dice alla stampa Lopez Obrador poco dopo la sveglia. E dà appuntamento al Zocalo per sabato pomeriggio, chiedendo ai suoi di mantenere la calma. Si comincia a parlare di annullare le elezioni, nominare un presidente interinale, rifarle tra sei mesi. Il tribunale elettorale ha tempo fino al 6 settembre per decidere sui ricorsi. La borsa e il pesovanno in altalena, protesta la terribile Confindustria messicana e la temperatura del paese sale. La sola cosa certa è che il Messico è spaccato in due metà numericamente simili. Una delle due sta giocando sucio.

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