Latina

La sfida tra Calderon e Obrador

2 luglio 2006
S. C.
Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

Quelle che si terranno oggi in Messico sono le elezioni più incerte degli ultimi decenni, e potrebbero portare per la prima volta alla massima carica dello Stato, alla presidenza un uomo di sinistra. Una sinistra moderata, certo, ma che fino ad oggi si è sempre trovata all’opposizione. Un’ennesima svolta dopo quella di sei anni fa quando il presidente conservatore uscente, Vincente Fox con il Pan (Partido Accion Nacional) pose fine a settanta anni di potere egemonico del Pri (Partido Revolucionario Istitucional).
Come si è detto lo scenario alla vigilia della tornata elettorale è carica di incertezza. Oltre alle presidenziali che non prevedono ballottaggio, l’elettorato voterà per il rinnovo completo delle due Camere - 128 senatori per 6 anni e 500 deputati il cui mandato dura un triennio; sceglierà sindaci e amministratori locali di 10 Stati del Paese; tra questi, il primo cittadino della capitale metropolitana e i governatori di Morelos, Jalisco e Guanajuato.

Stando agli ultimi sondaggi sulle presidenziali, resi noti alla vigilia della tre giorni di silenzio elettorale, l’ex sindaco di Città del Messico, il 52enne Andres Manuel Lopez Obrador detto “Amlo” del Prd (Partido de la Revolucion Democratica che guida un’alleanza tripartita) che garantirebbe la svolta a sinistra del Paese, è in leggero vantaggio sul candidato del Pan di Fox, Felipe Calderon, di circa dieci anni più giovane. L’ex ministro dell’Energia ha condotto una campagna molto aggressiva, esortando gli elettori al “cambiamento nella continuità” e mettendoli in guardia dai pericoli di una crisi economica che, ha sostenuto Calderon, l’elezione di “Amlo” comporterebbe.

Se l’attenzione è puntata su Lopez Obrador e Felipe Calderon - e gli osservatori sottolineano che uno dei due potrebbe arrivare alla presidenza con una rappresentatività inferiore al 40%- i candidati alla sfida sono cinque. Al terzo posto nelle intenzioni di voto è Roberto Madrazo (Pri); a seguire, la femminista Patricia Mercado e Roberto Campa, ex Pri. Questi ultimi due sono i candidati di due formazioni politiche nuove, rispettivamente “Alternativa Socialdemocrata y Campesina” e “Nueva alianza” ma hanno alle spalle una lunga carriera politica personale. Ambedue puntano ad ottenere almeno il 2%, soglia minima per l'accesso dei loro partiti in Parlamento.

Lo slogan della campagna elettorale di “Amlo” è stato «per il bene di tutti, prima i poveri». Il suo programma di governo punta a sostenere una “economia di libero mercato con responsabilità sociale”, secondo quanto affermato dal suo consigliere economico Rogelio Ramirez. L’ex sindaco della capitale messicana promette di ridurre i costi dell’energia e di aumentare le entrate del fisco, di avviare grandi progetti infrastrutturali e di tagliare gli sprechi della burocrazia per liberare risorse da impiegare in programmi a favore degli anziani e dei più svantaggiati.

Per l’ex ministro dell’Energia è invece fondamentale il rilancio della competitività del Messico, la stabilità economica del Paese, un sistema fiscale efficiente all’interno di uno Stato di diritto.

I vicini Stati Uniti, da dove per la prima volta voteranno per posta circa 35 mila messicani, non sembrano temere cambiamenti radicali, quale che sia il vincitore tra i due candidati in testa ai sondaggi. Per il presidente uscente Fox, e per il suo Pan, le elezioni rappresentano infine quasi un referendum. Alle presidenziali del 2000 molti dei suffragi che lo hanno visto vincitore puntavano principalmente a liberare il palazzo presidenziale di Los Pinos dall’egemonia pluridecennale del Pri.

Ma nei sei anni di mandato sono state molte le grandi promesse lasciate incompiute, dalle riforme strutturali alla lotta contro la corruzione, al milione di posti di lavoro annui. Dati ufficiali indicano che la crescita del Pil dal 2001 al 2005 è stata mediamente dell’1,8 % e che il numero di nuovi posti di lavoro è stato inferiore alla metà degli 1,2 milioni necessari ogni anno a causa della crescita demografica.

Non ultima, la questione di un accordo sui flussi migratori verso gli Stati Uniti, non ancora raggiunto nonostante l’impegno del presidente. Non appena eletto Fox aveva annunciato che in un quarto d’ora avrebbe risolto il conflitto con gli zapateristi del Chiapas, ben lontana da soluzione a sei anni di distanza. In politica estera Fox ha garantito un maggior protagonismo al Messico, eletto come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dell'Onu; ma il governo messicano ha fallito al momento dell’elezione del segretario generale del’Organizzazione degli Stati americani. Il ministro degli Esteri messicano, Luis Ernesto Derbez, non è riuscito a battere il candidato di Santiago, l’ex ministro dell’Interno cileno Josè Miguel Insulza. Gli osservatori ricordano poi le frizioni, ormai superate, tra Messico e Argentina, e lo scontro ancora insoluto con il Venezuela sul Trattato di Libero commercio.

Lo scorso maggio Amnesty International ha sostenuto che il fallimento maggiore di Fox nel campo dei diritti umani è stato "di aver fatto promesse e non averle mantenute", come sottolineato da Irene Khan. Gli ambientalisti, infine, rilevano che durante il suo governo la deforestazione ha riguardato 500 mila ettari all’anno e che le zone colpite da erosione o desertiche hanno raggiunto il 47% del territorio messicano.

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