Latina

I ganaderos sparano contro i tecnici dell'Inra

Bolivia: il governo Morales denuncerà all'Onu le condizioni di schiavitù in cui vivono i guaranì

Intimidazioni e provocazioni contro indigeni e membri del governo sono all’ordine del giorno nei dipartimenti separatisti
13 aprile 2008
David Lifodi

Terza comunità indigena della Bolivia, con una popolazione che si aggira sulle 170mila persone (circa 800 famiglie che vivono perlopiù nella regione del Gran Chaco), quella guaranì è anche la più sottomessa di tutto il paese andino, oltre ad avere la sfortuna di vivere principalmente nei dipartimenti di Tarija e Santa Cruz, dove maggiore è l'insofferenza e il razzismo verso di loro e dove fortissime sono le richieste di autonomia da parte dei prefetti e della popolazione locale.
La forte ostilità cruceña nei confronti dei colla (il nome con cui vengono definiti con disprezzo gli indigeni boliviani) e le onnipresenti scritte sui muri che insultano Morales non sembrano fermare il governo boliviano, che il prossimo 22 aprile ha preso la decisione di denunciare le condizioni di schiavitù in cui vivono i guaranì di fronte all'Onu, secondo quanto ha dichiarato il viceministro di Justicia Comunitaria Valentin Ticona.
Nonostante l'impegno del governo boliviano, intenzionato a proseguire anche sulla strada della riforma agraria sulla base della Ley de Reconducción Comunitaria del 2006, i guaranì continuano per il momento a rimanere in ostaggio dei terratenientes di Santa Cruz e Tarija. Lo scorso 10 marzo, dopo l'invito dei rappresentanti del popolo guaranì e del governo boliviano alla Commissione Internazionale dei Diritti Umani dell'Osa (l'Organizzazione degli Stati Americani) a riflettere sulle condizioni di schiavitù in cui vive l'intera comunità, l'esecutivo Morales aveva deciso di procedere con la bonifica delle terre nel dipartimento di Santa Cruz allo scopo di concederle alle famiglie guaranì, ma l'intervento violento dei membri di Unión Juvenil Crucenista (Ujc, una delle organizzazioni separatiste più radicali aderenti al progetto apertamente razzista di Nacion Camba) lo ha impedito: membri del governo e dell'Inra (Istituto Nazionale di Riforma Agraria) sono stati dichiarati "persone non grate" dalla Federación de Ganaderos, che li ha cacciati tra le grida di "autonomia, autonomia" della popolazione. Alcuni giorni dopo nei pressi di Camiri, altri terratenientes organizzati dallo statunitense Ronald din Larsen hanno sparato contro i funzionari dell'Inra che stavano cercando di entrare nelle loro terre. Malgrado tutto, la ministra dello Sviluppo Rurale Susana Rivero intende proseguire nella realizzazione di un tavolo di discussione tra ganaderos e Apg (Asamblea del Pueblo Guaranì), anche se le posizioni restano distanti. Da un lato l'intolleranza cruceña, con gli attivisti dell'Ujc che agiscono al fine di intimidire campesinos, guaranì e governo, come dimostra il minaccioso accerchiamento dell'hotel dove alloggiava la stessa Susana Rivero, dall'altra contadini e guaranì (riuniti nella Federación Departamental de Campesinos de Tarija), che rifiutano lo statuto autonomo stilato dai dipartimenti separatisti e appoggiano la nuova Costituzione boliviana.

Note: Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

Articoli correlati

  • La scommessa della rifondazione dello Stato dal basso
    Latina
    Per un Guatemala senza corrotti e plurinazionale (II)

    La scommessa della rifondazione dello Stato dal basso

    Intervista ad Anabella Sibrián
    2 settembre 2021 - Giorgio Trucchi
  • Per un Guatemala senza corrotti e plurinazionale (I)
    Latina

    Per un Guatemala senza corrotti e plurinazionale (I)

    Mobilitazioni e proteste in tutto il paese
    30 agosto 2021 - Giorgio Trucchi
  • La Palestina deve vivere
    Palestina
    Di chi sono le responsabilità?

    La Palestina deve vivere

    Le risoluzioni ONU in merito sono sempre state disattese e l’opinione pubblica è sempre più omertosa sulla questione palestinese anche perché vige il ricatto subdolo della retorica perversa di potere vantata e perpetrata dal governo di Israele
    17 maggio 2021 - Laura Tussi
  • Per una nuova cultura di pace
    Pace
    La cultura di pace del XXI secolo si riassume nel motto “Prima l’umanità, prima le persone”

    Per una nuova cultura di pace

    Noi tutti amici della nonviolenza e del disarmo ci rendiamo sempre più conto di appartenere a un’unica razza e famiglia umana come sostenevano Einstein e il pacifista nonviolento Vittorio Arrigoni, barbaramente assassinato a Gaza in Palestina
    14 maggio 2021 - Laura Tussi
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.39 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)