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Il complotto contro il presidente boliviano svelato dal quotidiano argentino Pagina 12

15 maggio 2009 - David Lifodi
Fonte: Pagina 12

Un'internazionale nera con diramazioni in Argentina, Brasile Uruguay (ma anche nella ex-Jugoslavia ed in Europa dell'Est) disposta a tutto pur di uccidere il presidente boliviano Evo Morales e forse cogliere l'occasione giusta per rispolverare i fasti del Plan Condor anni '70: la notizia è stata divulgata per merito del quotidiano argentino Pagina 12 ed in particolare della sua giornalista Nora Veiras, che è entrata in possesso di una nota inviata al governo di Buenos Aires da parte dell'ambasciata boliviana in cui si denunciava la presenza di undici ex-militari nella zona di Santa Cruz per saldare una sorta di santa alleanza tra i settori dell'ultradestra separatista e un gruppo di ex-carapintadas ben lieti di metter in atto un golpe a La Paz e possibilmente far fuori lo stesso Evo.
La comunicazione ufficiale dell'ambasciata boliviana reca la data del 4 Maggio, ma non si può non menzionare il già conosciuto antecedente di alcune settimane fa, quando un'irruzione della polizia al quarto piano dell'hotel Las Américas di Santa Cruz terminò con l'uccisione di tre persone e l'arresto di altre due: il gruppo, secondo le informazioni in possesso del Palacio Quemado, era composto da mercenari reclutati dalla destra cruceña per uccidere Morales. La cellula degli undici ex-militari argentini, che secondo Pagina 12 avrebbe ricevuto appoggi dall'estrema destra brasiliana e uruguayana, condurrebbe direttamente a Branco Marincovic, leader dei separatisti cruceños noto per i suoi proclami razzisti contro governo e movimenti indigeni boliviani, mente di azioni provocatorie e spedizioni punitive contro contadini e attivisti sociali. Di origine croata, Marincovic ha mantenuto contatti con mercenari che hanno combattuto nella ex-Jugoslavia, in particolare con quell'Eduardo Rozsa Flores insignito del titolo di "eroe della guerra dei Balcani", detentore della tripla cittadinanza boliviana-croata-ungherese e arruolatosi nelle forze armate ultranazionaliste croate. Proprio Rozsa Flores è stato ucciso dalla polizia boliviana insieme ad Arpád Magyarosi (rumeno di origine ungherese) e Michael Dwyer (con passaporto irlandese) durante l'irruzione presso l'hotel Las Américas dello scorso 16 Aprile conclusasi con l'arresto del militare in pensione Mario Francisco Tadic Astorga (boliviano con passaporto croato) e di Elöd Tóásó (anch'esso rumeno-ungherese): tutti erano in stretta relazione con gli ex carapintadas argentini che, nonostante una serie di tentate sollevazioni tra il 1987 e 1990 sotto i governi di Alfonsín e Menem non hanno mai scontato nemmeno un giorno di carcere, soprattutto grazie all’indulto concesso loro dallo stesso Menem, tanto da essere tuttora in libertà.
Ancora più interessante e utile a svelare gli stretti legami tra l'ultradestra separatista cruceña e i militari argentini è il passaggio pubblicato da Pagina 12 in cui l'Ambasciata boliviana accusa apertamente i terratenientes di Santa Cruz, che avrebbero richiesto la presenza degli ex-carapintadas sul loro territorio per imparare tecniche di autodifesa in caso di un'eventuale possibilità di arresto da parte della polizia governativa boliviana. Sempre Pagina 12 il 21 Aprile pubblicò un articolo in cui si dava conto della richiesta del vicepresidente boliviano Linera all'ambasciatore argentino a La Paz Horacio Macedo in merito al controllo dei passi di frontiera tra i due paesi per impedire l'ingresso in Bolivia di agitatori volti a destabilizzare il paese. Tra questi Linera aveva citato Jorge Mones Ruiz, in contatto con il mercenario Rozsa Flores e fine conoscitore del territorio boliviano per averci lavorato come membro dell'intelligence argentina durante gli anni della dittatura. Jorge Mones Ruiz lavorava apertamente per sovvertire l'ordine democratico boliviano. Secondo le informazioni in possesso di Nora Veiras, l'ex militare durante il corso di quest'anno aveva cominciato a lavorare con UnAmérica, una sorta di copertura istituzionale sotto l'ombrello di una falsa organizzazione non governativa, costituita su misura per fare da controparte ad Unasur e diretta dal venezuelano antichavista Alejandro Peña Esclusa. Il coinvolgimento di Jorge Mones Ruiz in attività del genere non deve sorprendere: l'ex militare argentino ha dedicato praticamente tutta la sua vita al tentativo di fare dell'America Latina un continente in cui le istanze sociali e democratiche non avessero alcuno spazio, come testimonia anche la pubblicazione di un libro, datato 1987, in cui spiegava come bloccare i processi rivoluzionari in corso in Centro-America durante i primi anni '80. Segretario di UnAmérica, Mones Ruiz sarebbe addirittura sul punto di presentare un'accusa contro il governo Morales presso la Corte Interamericana dei Diritti Umani indicandolo come responsabile del massacro dei contadini a Pando l'11 settembre scorso. In realtà esistono prove che smentiscono facilmente Mones Ruiz. Tutto il mondo, durante i primi dieci giorni di settembre 2008, assisté all'evidente tentativo della destra separatista di rovesciare Morales con attacchi diretti contro le istituzioni democratiche del paese che terminarono con l'uccisione di 17 persone che stavano partecipando ad una marcia di campesinos a Pando, ma lo scopo ultimo di Mones (ben cosciente di spararla grossa) è quello di ottenere la scarcerazione del prefetto dello stesso dipartimento del Pando e dei suoi scagnozzi, condannati alla prigione dalle decisione presa da Unasur. Il cerchio si chiude con la notizia, riportata ancora da Nora Veiras, di un'intervista rilasciata da Rosza Flores ad un canale della tv ungherese l'8 Settembre 2008 in cui il mercenario ammetteva di essersi recato a Santa Cruz su richiesta del separatismo cruceño per costituire un gruppo di autodifesa allo scopo di ottenere l'indipendenza della regione: altro che la coesistenza pacifica con gli indigeni sbandierata ufficialmente da Marincovic quando giocava a fare il politico moderato e aperto al confronto. C’è di più: lo stesso quotidiano cruceño "El Deber" sostenne che Rosza Flores era autorizzato legalmente nel suo compito dal Consiglio del dipartimento di Santa Cruz. Nonostante il presidente dell'assemblea dipartimentale Carlos Parada affermi di non essere a conoscenza di questa storia, Rosza Flores aveva ribadito nel corso dell'intervista televisiva di esser stato contattato da politici cruceños che volevano ingaggiarlo in un piano di difesa dai movimenti indigeni e dal Movimiento al Socialismo di Morales, che proprio in quel periodo avevano lanciato una grande campagna per il recupero delle terre nelle mani dell'oligarchia boliviana.
Quanto all'uccisione dei tre mercenari a Santa Cruz Morales ha dichiarato di non avere nulla in contrario nel caso in cui venga avviata un'inchiesta internazionale, che, nel caso, dovrebbe però puntare la sua attenzione anche verso le trame della rinascente e pericolosa ultradestra cruceña e sudamericana fin qui lasciata libera di agire indisturbata.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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