Messico: Electricistas in lotta
La dignità dei lavoratori opposta ad un piano di licenziamenti di massa, forse uno dei più grandi nella storia del paese: è riassunto in questa storia (dall'esito ancora incerto) il cammino intrapreso dal Messico neoliberista, che dal 1 Gennaio 1994 aderiva al Nafta desideroso di mostrare le sue carte in regola per entrare nel primo mondo senza però essere in grado di assicurare i diritti sociali e sindacali minimi per tutti i suoi cittadini e lavoratori.
Città del Messico, appena fuori dagli uffici della Comisión Federal de Eletricidad: un gruppo di ex-lavoratori della compagnia Luz y Fuerza del Centro (Lfc) organizza uno sciopero della fame a tempo indefinito e manifestazioni di piazza nello Zocalo. "Non abbiamo nulla da perdere, ci hanno tolto tutto, il nostro lavoro e il nostro futuro", spiegano i portavoce dei lavoratori, tra cui numerose donne, appartenenti al Sindicato Mexicano de Electricistas (Sme). La protesta è in atto contro il decreto presidenziale dell'11 Ottobre scorso, che ha di fatto stabilito la chiusura e il conseguente licenziamento degli oltre quarantamila lavoratori dipendenti della Lfc. La stessa chiusura degli uffici della compagnia è stata imposta con la forza, dovuta all'intervento dell'esercito e della polizia federale, il giorno precedente al decreto di dismissione. La situazione economica in cui versa la compagnia è talmente grave che il presidente Caldéron non poteva fare altrimenti, è stata la giustificazione addotta inizialmente per motivarne la chiusura. Inizia così una durissima vertenza tra i lavoratori, che danno vita ad uno sciopero della fame, ed il Ministero dell'Interno messicano, in particolare la Secretaría de Gobernación, mentre il sindacato afferma che riterrà Caldéron responsabile di un'eventuale repressione contro il picchetto permanente degli electricistas.
Adesso, dopo 17 giorni di sciopero della fame, la Secretaría de Gobernación ha momentaneamente ceduto, concedendo un tavolo di trattativa ed un tentativo di dialogo, ma nel caso in cui l'esito del confronto si riveli poco soddisfacente sindacato e lavoratori hanno già dichiarato che sono pronti a riprendere la protesta e il digiuno ad oltranza. Raggiunto il negoziato manca però il secondo punto da conquistare, forse quello più difficile: il ritiro del decreto presidenziale di dismissione della Luz y Fuerza del Centro.
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