Latina

Comunità indigene protagoniste

Bolivia: si apre la Conferencia Mundial sobre el Cambio Climático

Saranno quasi dodicimila i partecipanti alla cumbre
18 aprile 2010
David Lifodi

La Conferenza Mondiale dei Popoli sui mutamenti climatici e i Diritti della Madre Terra un risultato l'ha già raggiunto: saranno quasi dodicimila i partecipanti all'incontro che si aprirà domani a Cochabamba e proseguirà fino al 22 Aprile.
Al centro della Conferencia, voluta fortemente dal presidente boliviano Morales, ci saranno i popoli indigeni, che già hanno animato il paese le scorse settimane con un pre-vertice in cui hanno anticipato quali sono gli obiettivi che la tre-giorni di Cochabamba metterà in agenda per i prossimi mesi. Una dichiarazione dei popoli indigeni di Abya Yala al termine del forum sarà presentata al vertice ufficiale sul clima programmato per il mese di novembre in Messico, ma già a poche ore dall'apertura è ben chiaro l'indirizzo che prenderà la Cumbre di Cochabamba. Come già annunciato nei seminari che hanno preceduto la Conferenza Mondiale dei Popoli, i movimenti boliviani, la Via Campesina, la Marcia Mondiale delle Donne e la Central Sindacal de las Américas (alcuni dei promotori tra la miriade di ong, organizzazioni contadine e comunità indigene che affolleranno i luoghi della Cumbre) daranno vita ad un programma alternativo rispetto a quello del dicembre 2009 a Copenaghen, rivelatosi un clamoroso insuccesso.
Tra i dibattiti maggiormente attesi quelli sulla creazione di un Tribunale di Giustizia Ambientale (per fare pressione sui paesi che non rispettano il Protocollo di Kyoto) ed un referendum mondiale in difesa della Madre Terra da celebrarsi ad Ottobre 2010. Un altro tema a cui sarà dedicato un ruolo prioritario è quello delle migrazioni determinate dai cambiamenti climatici: secondo l'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni il numero dei rifugiati e dei migranti per i mutamenti ambientali è destinato a salire in modo esponenziale. Il ruolo determinante delle comunità indigene nella Cumbre di Cochabamba è determinato dal fatto che sono proprio i popoli indigeni ad essere quelli maggiormente investiti dai disastri ambientali, per questo è stata costituita un'assemblea che discuterà di cambiamento climatico e buen vivir all'Universidad del Valle in uno dei seminari che si annuncia tra i più partecipati. La crescita economica a tutti i costi e senza fine sarà invece al centro delle critiche di relatori e auditori, che contestano inoltre la mancata riduzione dei gas serra, su cui i paesi industrializzati non si sono mai impegnati a fondo. L'appello di convocazione al vertice di Cochabamba del resto è chiaro, mette sotto accusa la preponderanza dei paesi occidentali (Unione Europea più Stati Uniti), ritenuti responsabili del fracaso di Copenaghen.
La Conferenza Mondiale dei Popoli non si caratterizzerà però soltanto per una serie di proposte concrete all'insegna di una diversa politica ambientale realmente sostenibile, ma si distinguerà per un rafforzamento delle pratiche indigene nell'ambito di un rapporto sempre più stretto con la Madre Terra e la sapienza ancestrale delle comunità in un contesto di reciprocità ed interscambio.

 

Note: Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore

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