Messico: Emergenza alimentare a Polhó

A rischio la vita di 5.000 profughi di guerra, appello delle associazioni italiane di solidarieta'.A dieci anni dall'insurrezione armata dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, rischia di precipitare la situazione già precaria dei 5.500 desplazados (profughi) accampati a San Pedro Polhó, capoluogo dell'omonimo Municipio Autonomo, Altos de Chiapas.
19 febbraio 2004
Roberto Sensi
Fonte: Associazione Paviainseriea Mani Tese Lucca

Fame, violenza e militarizzazione: si rafforza la strategia di contro-insurrezione A dieci anni dall'insurrezione armata dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, rischia di precipitare la situazione già precaria dei 5.500 desplazados (profughi) accampati a San Pedro Polhó, capoluogo dell'omonimo Municipio Autonomo, Altos de Chiapas. La Croce Rossa Internazionale ha deciso di lasciare questa zona sostenendo che "la priorità in questo momento è l'Iraq" e dopo che lo status internazionale degli indigeni che dal 1997 (dopo il massacro di Acteal) vivono ancora in accampamenti precari, è passato da vittime di guerra a profughi interni, cui non viene garantito alcun diritto. La presenza della CRI in questa zona, seppur con alcune riserve, rappresentava un segnale minimo di attenzione sanitaria alle oltre 5.000 persone che vivono in condizioni igieniche e sanitarie allarmanti, perché impossibilitate a far ritorno alle comunità di origine a causa della minaccia rappresentata da gruppi paramilitari che - come denunciato anche da Don Samuel Ruiz - si sono riattivati negli ultimi mesi. Il Municipio Autonomo di San Pedro Polhó e la Giunta del Buon Governo di Oventik denunciano che "ad aggravare questa situazione è la pesante militarizzazione e la presenza di paramilitari che non permettono agli zapatisti di andare a lavorare nelle milpas" (campi di mais) e fa appello alla società civile nazionale ed internazionale per un'azione urgente. Con una lettera inviata alla solidarietà italiana chiedono un appoggio economico d'emergenza. "Adesso - scrivono - non abbiamo nessun appoggio per coprire queste necessità vitali, perciò vi presentiamo questa situazione, perché sappiamo che non siamo soli e che voi siete parte di questa lotta". "Nonostante tutta la sofferenza noi continueremo a resistere e a costruire l'autonomia. Ringraziamo per gli sforzi che realizzerete per appoggiare questa necessità alimentare". E' possibile contribuire all'emergenza dei profughi nel Municipio di Polhó con versamenti sul conto corrente bancario di Mani Tese (piazzale Gambara 7/9 - 20146 Milano) n° 40 c/o Banca Popolare Etica, sede di Padova, Piazzetta Forzaté 2, ABI 05018, CAB 12100 specificando la causale "Micro 2025 - Emergenza Chiapas". La presenza a Polhó della Croce Rossa Internazionale era appoggiata dall'Unione Europea che solo il 27 gennaio scorso ha invece concesso un finanziamento di 15.000.000 di euro al governo del Chiapas con la seguente motivazione: "Appoggiare gli sforzi del governo del Chiapas per combattere la povertà e contribuire a rafforzare le azioni di conservazione delle risorse naturali della Selva Lacandona", definendo questo progetto "sviluppo sociale integrato e sostenibile in Chiapas". Si tratta, in realtà, di appoggiare la strategia di saccheggio delle risorse naturali della Selva disegnata nei progetti del Corridoio Biologico Mesoamericano e del Plan Puebla Panama che comporta una crescente militarizzazione e l'intensificazione dell'offensiva contro le comunità indigene nei Municipi Autonomi in Chiapas. Il 22 gennaio scorso, nella regione dei Montes Azules, con l'intervento di corpi di polizia federale e statale, sono state bruciate 23 case e sgomberati violentemente gli abitanti della comunità di Nuevo San Rafael, ed è stato impedito l'accesso alla zona dei rappresentanti di organizzazioni per i diritti umani, come il Centro per i Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas, lasciando questa zona completamente isolata. La politica degli "sgomberi" rientra pienamente nella strategia dei grandi piani di sviluppo che riguardano questa zona del mondo. Nella regione del Caracol de La Garrucha, con popolazione di etnia Tzeltal cui fanno riferimento le basi d'appoggio dei Montes Azules, prosegue la devastazione dei boschi con i permessi del governo: già migliaia di metri cubi di legname sono stati saccheggiati e svenduti, per altro, ad un prezzo miserabile. Da segnalare, inoltre, le continue aggressioni da parte di funzionari municipali del PRD contro le basi di appoggio dell'EZLN nella comunità di Zinacantán, con l'interruzione della fornitura di acqua potabile ed impedendo il transito agli zapatisti che ha portato le basi d'appoggio della zona a manifestare numerose il 13 febbraio scorso. In aggiunta, s'inasprisce il livello di controllo sugli osservatori di pace internazionali, con la richiesta di un parlamentare chiapaneco di "fare ricorso all'espulsione" per queste persone in quanto "violerebbero le regole del permesso di soggiorno turistico". Di fronte alla situazione allarmante, facciamo appello agli organi di stampa affinché, oltre che occuparsi di analisi e approfondimento delle "teorie" zapatiste, pongano attenzione sulla realtà della difficile sopravvivenza quotidiana delle comunità indigene zapatiste attraverso cui prende corpo il progetto di autonomia indigena. Sottoscrivono quest'appello: Associazione Paviainseriea - Pavia Associazione Mani Tese Cantieri Sociali per l'America Latina di Roma Centro Sociale Intifada di Empoli Centro Sociale 28 Maggio (BS) Comitato Chiapas Brescia Comitato Chiapas "Maribel" Bergamo Comitato Chiapas Torino Coordinamento Toscano di sostegno alla lotta zapatista Consolato Ribelle del Messico - Brescia Fondazione Neno Zanchetta Gruppo Tematico Chiapas Roma Nord Est Social Forum Leo Forte - Massa Carrara Officina Shake - Castellanza Roberto Bugliani - La Spezia Roberto Salvatore - L'Aquila Scuola per la Pace della Provincia di Lucca S.A.L. Onlus (Solidarietà con l'America Latina) è possibile aderire scrivendo all'indirizzo rsens@tin.it

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