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"I Kirchner rappresentano la rottura o la continuità?": a chiederselo è la giornalista Cécile Rambeau, che in un articolo uscito oggi per Le Monde Diplomatique/Il Manifesto analizza la società argentina, e in particolare le intenzioni di voto degli elettori di sinistra, a soli cinque giorni dalle presidenziali di domenica 23 Ottobre.

Alla domanda di Cécile Rambeau gli argentini sembrano aver già risposto dallo scorso 14 Agosto, quando, in occasione del Paso (le primarie aperte, simultanee e obbligatorie), avevano mostrato un gradimento senza eguali per Cristina Fernández de Kirchner, attuale presidenta e moglie di Nestor, il precedente mandatario scomparso in un giorno di fine Ottobre del 2010. Gli ultimi sondaggi, a cui ha lavorato il Centro de Estudios de Opinión Pública, sono impietosi per gli sfidanti di Cristina: tra lei ed il probabile secondo classificato, il socialista Binner, ci sarebbero quasi 40 punti percentuali di differenza. La presidenta viaggerebbe intorno al 52%, Binner si attesterebbe intorno al 13%, mentre sembra crollare sotto il 10% Ricardo Alfonsín, avvocato e figlio di Raúl, presidente del paese tra il 1983 ed il 1989 nel primo governo democratico dopo gli anni della giunta militare. Briciole per Eduardo Duhalde e Alberto Rodriguez Saa, presidenti dell'Argentina durante i grandi moti popolari a cavallo tra la fine del 2001 e l'inizio del 2002 in seguito alla bancarotta che mise sul lastrico un intero paese: se il primo resistette alcuni mese alla Casa Rosada, il secondo durò una sola settimana, l'ultima di dicembre 2001. L'enorme successo che riscuote Cristina si basa non solo sulla scarsa capacità di mostrare una reale alternativa politica da parte dell'opposizione, ma anche sulla sicurezza della presidenta, le cui doti di governabilità sono apprezzate da un'ampia fascia della popolazione, fattore non trascurabile in un paese che solo dieci anni fa era stato dichiarato fallito dai grandi organismi internazionali. La fuerza de Cristina, uno degli slogan più fortunati della campagna elettorale promossa dalla vedova di Nestor Kirchner, sta nella sua abilità di attrarre la classe media, intercettare le simpatie della generazione tq (trenta-quarantenni), gestire con intelligenza una situazione economico-politica favorevole che ha permesso all'Argentina di uscire dal suo tradizionale isolamento. Un ruolo di primo piano nel G-20 insieme al Brasile, il peso esercitato all'interno del Mercosur, e ancora una crescita economica che, insieme al Brasile, l'ha in parte preservata dalla crisi che attanaglia la vecchia Europa e gli Stati Uniti, hanno rappresentato un punto a favore non indifferente nello spingere Cfk, come ormai viene definita la presidenta, verso la sua probabile riconferma alla Casa Rosada. L'assenza di un'opposizione unita e credibile ha fatto il resto, addirittura alcuni candidati sono usciti con dichiarazioni da classica "zappa sui piedi". Un esempio: Duhalde, alcuni mesi fa, insisteva nel dire che il suo sarebbe stato un governo nell'interesse di tutto il paese e che avrebbe ascoltato sia le ragioni di chi ancora si riconosce in Videla (uno dei personaggi più loschi e spietati della giunta militare) sia le opinioni di coloro che non lo vogliono nemmeno sentir nominare. Eppure la rielezione di Cristina, solo un anno fa, non era così scontata. Mauricio Macri, sindaco di Buenos Aires, intendeva candidarsi alle presidenziali per rappresentare la destra imprenditoriale. Forte di un discorso razzista e populista, supportato proprio da Duhalde, aveva cercato di innescare una pericolosa guerra tra poveri allo scopo di sfruttare a fini puramente elettorali gli scontri al Parque Indoamericano della capitale. Al Parco, popolato da immigrati (soprattutto boliviani e paraguayani) che vivevano in abitazioni di fortuna e in una situazione insostenibile, Macri e Duhalde avevano spedito delle squadracce anti-immigrati provenienti dai quartieri vicini e dalle poverissime villas miserias, all'unico scopo di creare problemi alla presidenta. E ancora prima, in occasione della durissima serrata degli industriali nel 2008 (a cui aveva partecipato anche la multinazionale italiana Techint, specializzata nella costruzione di tubi d'acciaio e già legata alla dittatura militare fin dagli anni '70), Cristina non sembrava in grado di gestire la situazione. Se il peronismo di Cfk sembra ormai prossimo a restare ben saldo alla Casa Rosada, resta invece un vuoto a sinistra. Il cineasta Pino Solanas, che intendeva candidarsi alle presidenziali con il suo Proyecto Sur, in occasione delle primarie di Agosto non ha raggiunto la percentuale minima per potersi presentare. Un vero peccato per l'autore di "Memoria del Saqueo", "La Dignidad de los nadies", "Tierra Sublevada" e "Oro Negro" (gli ultimi due sulla condizione dei minatori e sulla rapina delle multinazionali minerarie), fortemente critico nei confronti del fattore K, Nestor e Cristina. Altrettanto scettici verso Cristina restano i movimenti di lotta, a partire dai piqueteros. Alcuni gruppi, spiegano le persone intervistate da Cécile Rambeau per il suo reportage su Le Monde Diplomatique, sono stati cooptati dal potere, soprattutto tramite la legge sui fallimenti aziendali, più favorevole all'autogestione e alle cooperative e che ha spinto una parte di operai e lavoratori nelle fabbriche recuperate a simpatizzare con la presidenta. Altri, soprattutto l'area legata al sito di informazione on-line Prensa de Frente, più volte hanno accusato i Kirchner di sviluppare una politica apertamente controinsurrezionale, vedi l'inazione della Casa Rosada in merito alla sparizione di Julio Lopez (primo desaparecido dal ritorno in democrazia) o la forte repressione nei confronti delle lotte sociali. Il fenomeno dei coniugi K è comunque assai complesso: da un lato il rifiuto di pagare il debito a Fondo Monetario e Banca Mondiale solo pochi anni dopo il default finanziario del 2001, l'amicizia con i presidenti dell'asse bolivariano dell'Alba, il riconoscimento del matrimonio per le coppie omosessuali (avvenuto nel 2010), la guerra al latifondo per cui uno straniero non potrà possedere più di mille ettari di terra, l'aperto riconoscimento del ruolo sociale delle Madres de la Plaza de Mayo ed i primi processi nei confronti di alcuni militari torturatori legati alla dittatura. Dall'altro una politica assistenzialista sul modello del Programma Fame Zero di Lula e, forse seguendo la linea dell'ex inquilino del Planalto, campo libero alla soia transgenica e alla multinazionale mineraria canadese Barrick Gold, con l'aggiunta del veto ad una legge di protezione dei ghiacciai votata dal Parlamento e il business delle dighe.

In ogni caso, domenica prossima per Cristina le porte della Casa Rosada si apriranno nuovamente, a meno di clamorose quanto inaspettate sorprese: starà ai movimenti sociali provare a porsi come spina nel fianco, critica e puntigliosa, ad una presidenta che mira a sbaragliare non solo l'opposizione dei candidati concorrenti, ma anche quella interna. 

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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