Latina

Colombia: la corsa agli armamenti del governo Uribe mina il già stentato cammino di pace del Paese.

Il governo Uribe ha speso il 3,9% del prodotto interno lordo per gli armamenti. Minato il labile processo di pace interno. E fuori Chavez teme per l'integrità dei confini del Venezuela
11 marzo 2004
Luciano Marasca


Il recente acquisto da parte della Colombia di quaranta carri armati AMX-30 dalla Spagna ha ulteriormente scosso quanti, tra Ong e movimenti per i diritti civili, già guardavano con preoccupazione alle scelte del presidente. Si tratterebbe di un’ulteriore inquietante conferma della spirale guerrafondaia innescata dalla presidenza Uribe contro le formazioni guerrigliere, a scapito dei tentativi di pacificazione nazionale e con una ulteriore minaccia alla sicurezza delle popolazioni che vivono nelle zone del conflitto armato. Ma non solo.

Preoccupato si mostra anche il governo Chavez del confinante Venezuela, che teme per l’integrità dei suoi confini. Le caratteristiche tecniche e le prestazioni di questi mezzi da guerra - 36 tonnellate di peso, autonomia di pochi chilometri, necessità di sedici ore di manutenzione ogni tre ore di movimento e traiettoria di tiro fino a 2,5 km - li rendono infatti più idonei a un combattimento di tipo convenzionale, come in una guerra tra eserciti regolari e su terreni pianeggianti - quali sono la maggior parte di quelli sui 2.219 km di frontiera tra i due Paesi sudamericani - che non all’utilizzo sui terreni impervi delle zone di montagna, dove prevalentemente opera la guerriglia.

Il colonnello Chavez non ha risparmiato, nei giorni scorsi, l’ennesima scarica di accuse contro l’amministrazione Bush. Secondo il presidente venezuelano, con la scusa del preteso appoggio dato da Caracas alla guerriglia colombiana, Washington intenderebbe giungere a una definitiva resa dei conti con il Paese ribelle, invadendolo militarmente e utilizzando per questo la frontiera colombiana come base logistica per sferrare l’attacco. Il momento propizio potrebbe essere quello attuale, nel quale il governo Chavez sta affrontando uno dei suoi peggiori momenti e il punto più basso della sua credibilità internazionale.

Al di là delle ipotesi paventate dal presidente bolivariano, è certo che il riarmo colombiano degli ultimi anni non conosce uguali in tutta la regione. Come ha affermato Carlos Ossa Escobar sul quotidiano El Espectador, in soli dieci anni la spesa militare della Colombia è cresciuta dall’1,7% al 3,9% del Pil, superata nel mondo solo da Israele, con il 7,7%, e dalla Turchia, con il 4,9%. La Colombia ha speso per le sue forze armate 3 miliardi di dollari nel solo 2002, una cifra pari all’80% del debito pubblico.

Sul suo sito, la rivista Rebeliòn rivela, a sua volta, piani più dettagliati: gli AMX-30 andrebbero a rafforzare i battaglioni meccanizzati dislocati a Maicao e Buenavista, nel deserto della Guajira, e a Cucuta e Arauca, negli llanos orientales, tutte zone ai confini con il Venezuela.

Sempre ai confini con il Venezuela saranno dislocati prossimamente 30mila soldati nella zona di Catatumbo e saranno costruite la base militare Usa di Saravena e quella colombiana di Tame, per il costo rispettivamente di 90 milioni e 300mila dollari.

In tutto questo c’entra, in qualche modo, anche l’Italia. La vendita di carri armati alla Colombia rientra nei piani di ammodernamento dell’artiglieria pesante della Spagna: via ai pesanti e, sembra, obsoleti AMX-30 per far posto ai più nuovi e agili “Centauro”. Italiani, per l’appunto.

Luciano Marasca

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