Le prime operatrici colombiane sulle linee elettriche imparano a mantenere accese le luci
Marianela Hernández Valencia sa che cosa vuol dire vivere senza elettricità. “Da bambina sono cresciuta in una casa senza elettricità e per questo dovevamo fare i compiti a lume di candela” racconta. “È stato difficile.”
Oggi Marianela ha 28 anni e insieme ad altre 15 apprendiste spera di essere una delle prime donne colombiane di sempre a diplomarsi come operatrice sulle linee ad alta tensione a La Ceja, una piccola città a circa 40km a sud est di Medellín, la seconda città della Colombia.
Gli operatori sulle linee ad alta tensione si arrampicano su torri e linee di trasmissione alte decine di metri per installare e riparare i cavi di alimentazione. Spesso sono i primi a intervenire dopo una bufera o un disastro naturale e di solito passano lunghi periodi lontano da casa.
Si sono diplomate alla fine di un progetto pilota durato un anno e guidato dall’ISA, la più grande azienda per il trasporto dell’energia elettrica in America Latina, insieme alla società di formazione Tener Futuro. Adesso hanno la garanzia di un lavoro con due imprese: o Instelec o Salomón Durán. Le studentesse imparano sul campo come lavorare in sicurezza, come usare l’equipaggiamento e come legare i nodi.
Dal momento che molte aziende cercano di diversificare l’ambiente di lavoro, per le donne sembrerebbe il momento migliore per inserirsi in questo settore. Eppure sono poche a prendere in cosiderazione la possibilità di fare domanda. Gli organizzatori del programma hanno l’obiettivo di cambiare lo stato delle cose indirizzando l’apprendistato solo alle donne e offrendo loro uno spazio sicuro dove imparare. A una settimana dal bando, 723 donne avevano espresso il loro interesse.
Licenza: CC Attribuzione - Non commerciale 4.0
“Lavorare con l’elettricità mi ha sempre affascinato”, spiega Hernández Valencia, che una volta lavorava come aiuto elettricista. “È indescrivibile la sensazione che si prova quando si riesce a riaccendere la luce e i volti dei bambini si illuminano.”
Hernández Valencia gestiva un ristorante a Medellín quando il suo compagno (un operatore su linee ad alta tensione) la informò che era in corso una campagna di reclutamento. La sua domanda venne accettata, ma dopo due settimane di addestramento il suo compagno le sferrò un colpo a sorpresa.
“Quando siamo arrivate, per alcune settimane abbiamo lavorato a fianco di un altro gruppo di apprendisti. Erano uomini, e il mio compagno non era contento. Aveva insistito lui che mi iscrivessi e adesso all’improvviso mi stava dicendo che dovevo scegliere tra lui e il corso”, racconta. “Io ho scelto di continuare il corso.”
Il rifiuto di rinunciare al corso e, di conseguenza, la rottura della relazione hanno reso Hernández Valencia ancora più determinata. Il suo istruttore dice che è una studentessa eccellente e che si sta affermando come leader del gruppo.
Mentre la gente è generalmente favorevole nei confronti delle apprendiste, alcuni commenti online sono negativi, altri maschilisti.
“In Colombia abbiamo identità culturali molto complesse”, spiega Claudia Laguna, che lavora per l’ISA come ingegnere ed esperta in progetti aziendali e che ha ideato questo progetto. “Le donne sono molto in gamba, ma sono sempre state messe da parte.”
Da più di 10 anni la rete elettrica copre il 95% del territorio della Colombia, ma l’accesso è difficile nelle aree più remote. Le stime dicono che, nel 2020, 1 milione 900 mila colombiani non avevano ancora accesso all’elettricità.
Gli operatori attivi sulle linee ad alta tensione sono circa 2500 e viene stimato che altri 500 sono necessari per tenere il passo con la domanda di elettrificazione; il programma è di costruire tra i 1200 e i 2500 km di nuove linee elettriche entro il 2025.
Licenza: CC Attribuzione - Non commerciale 4.0
Le apprendiste di età tra i 17 e i 31 anni ricevono stipendio e alloggio. Per coloro che completano il programma, si presenta anche l’opportunità di viaggiare.
Ma tutto questo richiede dei sacrifici. La maggior parte delle donne sono madri che probabilmente hanno dovuto prendere decisioni difficili riguardo alla custodia dei figli. Diana Lizeth Lizarazo Moreno ha cominciato il programma quando la figlia più piccola aveva 18 mesi. Quando sua nonna è morta, ha ricevuto una dispensa speciale per ritornare a casa per il funerale.
“Mia figlia non mi riconosceva. In pochissimo tempo si era affezionata a mia sorella”, racconta. “È difficile, ma almeno so che è in buone mani.”
L’addestramento è difficile. Ogni giorno le operatrici portano di solito tra 9 e 13,5 kg appesi solamente alla cintura. Ma le donne hanno qualità che vanno al di là della forza fisica, dice Laguna, “come l’attenzione ai dettagli e la capacità di garantire risultati sicuri”.
La forza mentale è un fattore chiave. “Devi essere capace di mantere il sangue freddo, specialmente quando succede qualcosa di inaspettato e tu ti trovi in alto su una torre”, spiega Lizarazo Moreno.
Tutte le donne iscritte al programma dicono che sono diventate più sicure di sé.
“Devi avere fiducia in te stessa, ma anche nella tua squadra”, dice Jessica Osorio, 23 anni, a cui rimaneva solo un anno per completare la laurea in ingegneria biotecnologica quando ha deciso di interrompere gli studi. “Volevo mettermi alla prova e ho scoperto di amare questo lavoro.”
A un mese dalla fine della prima fase dell’addestramento restano solo 15 delle 30 donne che avevano cominciato.
“Un certo numero di candidate non aveva passato l’esame medico. Una volta che abbiamo selezionato le 30 finaliste, è entrata in gioco una combinazione di fattori: dal rendersi conto improvvisamente che dovevano lasciare la casa e la famiglia (e in molti casi i figli), alle difficoltà logistiche e quelle legate alla custodia dei figli; dall’insicurezza, alla necessità di fare i conti con quello che pensava la gente”, spiega Laguna.
Ma il settore si è impegnato ad aprirsi alle donne e per il 2023 sono in programma tre gruppi di 20 donne, aggiunge.
“In fin dei conti, si tratta di creare una catena virtuosa e di credere che, sostenendo queste donne adesso, si pongono le fondamenta per generare valore sostenibile in futuro.”
Articoli correlati
Nel 2023 sono stati compiuti 93 massacri e circa 200 i lottatori sociali assassinati.Colombia: gli omicidi mirati non si fermano
La pace totale resta un obiettivo difficile da raggiungere di fronte alla forza dell’oligarchia, delle transnazionali e delle milizie paramilitari di estrema destra.30 gennaio 2024 - David Lifodi
Narcos, oligarchia e milizie paramilitari contro il processo di pace promosso da Gustavo PetroColombia: gli ostacoli dei paras sulla via della pace
Senza un radicale cambiamento di rotta, che metta fine alla violenza sistematica dello Stato, la strada verso la pace totale auspicata da Petro resterà impervia.9 ottobre 2023 - David Lifodi
Il presidente guatemalteco Alejandro Giammattei contro il suo omologo colombiano Gustavo PetroIl Guatemala provoca crisi diplomatica con la Colombia
Giammattei utilizza il caso Odebrecht in chiave politica per riabilitare politici a lui vicini e attacca Petro e l’attuale ministro della Difesa colombiano Iván Velásquez, dal 2013 al 2017 alla guida della Comisión Internacional Contra la Impunidad en Guatemala (Cicig), auspicandone la cattura8 febbraio 2023 - David Lifodi
Estromessi i militari responsabili delle violazioni dei diritti umaniColombia: il cambiamento di Gustavo Petro e Francia Márquez
Il presidente lavorerà per la pace totale22 agosto 2022 - David Lifodi









sociale.network