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7 ottobre 2014 - David Lifodi

Grande è la confusione sotto il cielo della politica brasiliana dopo il primo turno delle presidenziali: a sorpresa, non sarà Marina Silva a giocarsi al ballottaggio il Planalto con Dilma Rousseff, ma Aécio Neves, candidato del Partito Socialista Democratico Brasiliano.

Marina Silva è andata poco oltre il 20%, come nelle presidenziali del 2010, mentre Dilma Rousseff è arrivata con difficoltà al 41%: il vero boom è stato di Neves, che ha raccolto il 34% dei consensi e adesso torna ad essere il cavallo di battaglia della destra neoliberista, che in campagna elettorale lo aveva scaricato per affidarsi a Marina Silva. Difficile dire cosa succederà adesso. Facendo la semplice sommatoria dei voti, se Marina e Aécio si uniscono, la presidenta in carica Dilma Rousseff rischia grosso, poiché dalla sua parte potrebbe avere soltanto il milione e mezzo di voti raccolti da Luciana Genro, candidata al Planalto per il Psol (Partido Socialismo e Liberdade, la formazione politica sorta da una scissione a sinistra del Pt), anche se la direzione del partito deve ancora pronunciarsi su un’eventuale alleanza. Al contrario, un gruppo di intellettuali vicini a Marina Silva, ad urne appena chiuse, aveva già lanciato un appello per invitare al voto in favore di Neves, liberista di centro-destra ed ex governatore del Minas Gerais. L’ipotesi più probabile è che buona parte dell’elettorato di Marina Silva voterà per Neves, ma proprio la trasversalità del voto alla ex militante seringueira potrebbe essere foriero di nuove sorprese. Difficile, ad esempio, che il voto di punizione al Pt, espresso anche da elettori  di centro-sinistra quali sono i musicisti Gilberto Gil e Caetano Veloso, schieratisi sorprendentemente con la Silva al primo turno, vada a Neves. Di certo c’è che alla favoletta della Marina Silva paladina degli indigenti perché nata in una famiglia poverissima e analfabeta fino a 16 anni, i brasiliani hanno mostrato di non credere. Non che la difficile infanzia della Silva sia inventata, tutt’altro, ma la candidata del Partito Socialista Brasiliano non è più quella che lottava con Chico Mendes per i diritti degli indios, dei senza terra e della classe lavoratrice, ma è un’altra persona che ha maturato idee assai diverse da allora, nonché contraddittorie. Un’altra certezza: ancora una volta, a disputarsi il Planalto, saranno una petista, Dilma Rousseff e un tucano, Aécio Neves, che si augura di poter ripercorrere la parabola del presidente liberista Fernando Henrique Cardoso. In un articolo molto critico verso il Pt pubblicato su Rebelión alcuni giorni prima del voto, Luciano Wexell Severo elenca una serie di motivi per cui il Partido dos Trabalhadores avrebbe meritato di essere punito dagli elettori. Dalla vittoria del 2002, infatti, il Pt ha cercato di addormentare, o cooptare, la protesta sociale, per inserirsi nell’alveo della cosiddetta “modernizzazione conservatrice”. Certo, sotto Lula e Dilma milioni di brasiliani sono usciti dalla povertà, si pensi ai programmi sociali “Bolsa-Família”, “Mais Médicos”, “Minha Casa, Minha Vida”, ma il Pt non ha fatto niente per vivacizzare il dibattito politico, anzi, ha finito per impoverirlo, sostituendo quelle che erano le sue parole d’ordine negli anni ’80-’90, “diritti”, “classe lavoratrice” ed altre, con un generico “progresso per tutti” e governabilità”. Quello che una volta aveva ragione a definirsi come Partito dei Lavoratori, in pratica, ha cercato di dare un colpo al cerchio e uno alla botte: da un lato i programmi sociali (anche se in chiave assistenzialista) e un forte impegno nel campo dell’integrazionismo latinoamericano, dall’altro cieca obbedienza all’agronegozio, all’idro-negozio, all’estrazione mineraria e nemmeno un tentativo per varare la riforma agraria o cercare di contrastare il cosiddetto latifondo mediatico. È in questo contesto che, prima Marina Silva, adesso Aécio Neves  e, più in generale l’opposizione al lulismo e al dilmismo, hanno cercato di mettere il dito nella piaga, anche perché, storicamente, la destra sa mettere in atto le politiche neoliberiste assai meglio della sinistra. E così, Aécio Neves viene presentato adesso dalla stampa conservatrice come eventuale “salvatore della patria”, mentre si punta su Marina Silva anche a livello internazionale (leggi Stati Uniti) affinché si esponga in prima persona per dare una mano a sconfiggere Dilma Rousseff. Come detto, molte sono le critiche giustificate rivolte all’attuale presidenta (non ultima quella rivolta ad un Pt litigioso dove i lulisti pensano già alle elezioni del 2018 per candidare di nuovo l’ex presidente-operaio), soprattutto quelle provenienti dai movimenti sociali, ma votare Neves al ballottaggio, per gli elettori di sinistra che al primo turno si sono schierati con la Silva, sarebbe come stringere una sorta di patto con il diavolo. Come scritto da molti quotidiani brasiliani, la battaglia per il Planalto è appena all’inizio, ed è probabile che tutto l’apparato conservatore che finora ha appoggiato Marina Silva, dalla pseudo-ecologista Muriel Saragoussi (della Fondazione Ford) al miliardario Guilherme Leal, passando per gli economisti André Lara Resende e Eduardo Giannetti da Fonseca, sostengano senza alcun problema il neoliberista Neves. Bisogna vedere, però, se i brasiliani saranno della stessa idea e quale sarà il gradimento di Neves a livello internazionale. I democratici Obama e Hillary Clinton, così come i “socialisti” quali Blair e Hollande, avrebbero gradito il successo di Marina Silva, ritenuta “di sinistra”: ora chissà da quale parte si schiereranno e se Neves sarà il loro candidato al posto di quella che fino a pochi giorni fa era descritta come l’anti-Dilma per eccellenza. La sfida tra i tre candidati era stata definita da diversi organi d’informazione della sinistra radicale, non a torto, come um deserto de novas ideas.Ad esempio, nessuno dei tre principali candidati in corsa per il Planalto aveva rilasciato almeno una dichiarazione sul preoccupante record che detiene il paese in fatto di omicidi per la questione agraria e ambientale, già 25 nei primi otto mesi del 2014. Purtroppo sarà difficile che questi temi riescano ad entrare nella campagna elettorale che attende il paese da qui al 26 ottobre, ma, come già avvenuto in occasione del primo turno, non si può far altro che augurarsi una conferma al Planalto di Dilma Rousseff.

Un eventuale successo di Neves andrebbe scongiurato per gli stessi motivi per i quali sarebbe stata molto pericolosa una vittoria di Marina Silva, sia a livello brasiliano sia a livello continentale.

 

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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