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Verso le presidenziali 2018

Messico: Marichuy, la voce dei senza voce

Primo viaggio nei caracoles zapatisti per María de Jesús Patricio Martínez, portavoce del Congresso nazionale indigeno
6 novembre 2017 - David Lifodi

internet

"La candidata che fa tremare il potere", così è stata definita María de Jesús Patricio Martínez (popolarmente conosciuta come Marichuy), è convinta che la ribellione al capitalismo imperante in Messico parta dai popoli indigeni: sono loro, dice, che possono opporsi al furto della terra e delle risorse naturali perpetrato quotidianamente dalle multinazionali, dall'oligarchia e dallo Stato messicano.

Marichuy parteciperà alle presidenziali in programma in Messico nel 2018 in qualità di portavoce del Congresso nazionale indigeno ed ha già realizzato, lo scorso ottobre, un primo tour per i caracoles zapatisti del Chiapas. María de Jesús Patricio Martínez ha visitato luoghi storici della lotta zapatista, da Guadalupe Tepeyac al caracol Morelia, passando per La Garrucha, Oventik e il caracol Roberto Barrios. Attualmente il Messico, secondo i dati in possesso della Commissione nazionale per lo sviluppo dei popoli indigeni, è abitato da 68 etnie indigene in rappresentanza di circa 11 milioni di abitanti. Ben 58 dei 68 popoli indigeni hanno risposto in gran parte positivamente all'appello del Congresso nazionale indigeno affinché votino per lei alle presidenziali del 2018. "Presto o tardi", argomenta, Marichuy, "la donna indigena andrà a governare". Sfidando la pioggia e le distanze proibitive, un gran numero di campesinos si è recato nei caracoles zapatisti per ascoltarla e anche nelle zone urbane del Chiapas, come San Cristóbal, altro luogo simbolo dell'insurrezione zapatista del 1 gennaio 1994, c'è la convinzione che María de Jesús Patricio Martínez abbia la possibilità di mettere fine al priismo e al panismo, che da tempo immemore si spartiscono il paese.

La politica orizzontale di cui si fa promotrice Marichuy, e con lei l'Ezln, desde abajo y a la izquierda, rappresenta il tentativo di aprire una breccia nel cuore del potere. Lo scopo di questa candidatura zapatista non è vincere, anche perché di fronte alla potenza di fuoco degli altri candidati quella di Marichuy è infinitamente minore, ma, nel segno del mandar obedeciendo, essere la voce dei milioni di senza voce che da sempre si sono dovuti arrendere di fronte ai soprusi delle transnazionali e di un sistema politico escludente. Al tempo stesso, María de Jesús Patricio Martínez è convinta che in Messico debba cambiare il modo di far politica, come del resto gli zapatisti hanno già ampiamente dimostrato nell'autogoverno dei caracoles. Non a caso, questi sono i principi a cui ispira il Congresso nazionale indigeno: proporre e non imporre, convincere e non sottomettere, rappresentare e non soppiantare, costruire e non distruggere, obbedire e non comandare.

Marichuy lavora a Tuxpan, municipio dello stato di Jalisco, dove, dal 1992, è occupata nel campo della medicina tradizionale: è per questo che, in occasione di ogni suo incontro, le prime parole sono per la tutela della terra e per le forme di resistenza basate sull'organizzazione ancestrale. Nel 2001, in occasione della Marcia del color della terra promossa dagli zapatisti dal Chiapas a Città del Messico, fu una delle donne indigene che, assieme alla comandante Esther, parlò di fronte ai deputati messicani. "La violenza del sistema capitalista e di quello patriarcale hanno imposto il silenzio alle comunità e la negazione a decidere sulle proprie vite e sui propri corpi", ha ripetuto più volte Marichuy, ponendosi idealmente alla guida delle fasce sociali più povere del Messico. Il priismo e il panismo hanno represso, minacciato e perseguitato, come dimostra il caso del massacro dei normalistas di Ayotzinapa, purtroppo solo uno dei tanti episodi del genere che hanno caratterizzato tutta la storia del paese. Non a caso, l'intento di María de Jesús Patricio Martínez non è soltanto quello di rivolgersi alle comunità indigene, ma anche ai lavoratori sfruttati dei centri urbani, affinché capiscano quanto sia importante la posta in gioco in un paese messo in ginocchio dalla violenza del capitale.

La proposta politica di Marichuy, del Congresso nazionale indigeno e dell'Ezln è quella di dare fastidio ai gruppi di potere oligarchici e proporre una nuova forma di governare, dove gli elettori abbiano la possibilità di partecipare in prima persona ad un percorso antisistema e non istituzionale. Se i messicani percepiranno la candidatura di Marichuy come una sfida più ampia del mero contesto elettorale, ci sono buone possibilità che una parte non trascurabile della società civile si identifichi con María de Jesús Patricio Martínez. "La nostra candidata", così già è chiamata Marichuy nei caracoles, non si batte per il potere, ma per cambiare il paese. La nuova sfida del Messico dal basso è già cominciata.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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