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A tre giorni delle presidenziali, il Comité de Familiares de Detenidos y Desaparecidos lancia un appello per la tutela del dirigente contadino e della giornalista di Telesur

Honduras: il Cofadeh denuncia un piano per uccidere Rafael Alegría e Gilda Silvestrucci

Da anni Alegría e Vía Campesina sono oggetto di minacce e intimidazioni
23 novembre 2017 - David Lifodi

internet

A tre giorni dalle elezioni presidenziali in Honduras, previste per il 26 novembre, il Comité de Familiares de Detenidos y Desaparecidos en Honduras (Cofadeh) ha denunciato di fronte alla stampa la presenza di un piano per assassinare Rafael Alegría, storico esponente dei movimenti sociali honduregni, e Gilda Silvestrucci, giornalista dell'emittente televisiva Telesur.

Entrambi sono stati informati in via ufficiale che la loro vita è messa a rischio proprio per via della loro attività. La "colpa" di Alegria, non nuovo ad intimidazioni e minacce di morte, è quella di militare in Vía Campesina Honduras, mentre Silvestrucci è corrispondente della bolivariana Telesur da Tegucigalpa. Rafael Alegría ha dedicato tutta la sua vita a lottare per i diritti dei campesinos in un paese, l'Honduras, dove poche famiglie indirizzano l'economia a loro piacimento. I conflitti per la terra e per la difesa delle risorse naturali vedono schierati da decenni, su fronti contrapposti, le organizzazioni popolari e indigene da un lato e i terratenientes, le multinazionali e il governo dall'altro. È in questo contesto che, il 3 marzo 2016, è maturato l'omicidio di Berta Cáceres. Inoltre, c'è un motivo in più a rendere invisi al sistema Rafael Alegría e Gilda Silvestrucci. Entrambi sono candidati a divenire deputati per il Partido Libertad y Refundación (Libre) il partito che ha sempre denunciato la dittatura honduregna e il presidente Juan Orlando Hernández, che nel 2013 ha vinto le elezioni a seguito di una probabile frode elettorale.

Rafael Alegría e Vía Campesina Honduras sono da tempo nel mirino di attacchi terroristici che ricordano gli anni più bui delle dittature latinoamericane negli anni Settanta-Ottanta. In vista di elezioni che non si annunciano né libere né democratiche, il Comité de Familiares de Detenidos y Desaparecidos en Honduras ha ricordato i vari episodi in cui Alegría ha dovuto fare i conti con il terrorismo di Stato. Il 25 luglio 2009 fu arrestato dalla polizia durante un'occupazione pacifica della terra organizzata dai campesinos e rimase in stato di fermo per sei ore in maniera del tutto illegale. L'8 febbraio 2011, lo stesso Alegría fu informato che a Miami si stava progettando il suo rapimento e quello di Juan Barahona, dirigente del Frente de Resistencia Popular (Fnrp). Alegría ha già dichiarato che attribuirà all'attuale governo la responsabilità di un eventuale attentato o aggressione fisica che si verifichino contro la sua persona. Dal luglio 2009 la Commissione interamericana per i diritti umani ha più volte sollecitato l'Honduras a prendere misure per salvaguardare la vita dell'esponente di Vía Campesina e di altri militanti dei movimenti sociali honduregni, ma molti di loro, tra cui anche Rafael Alegría, sono stati costretti a passare quasi alla semiclandestinità a causa della mancanza di tutele da parte dello Stato.

Peraltro, la stessa Vía Campesina Honduras non è nuova alle intimidazioni. La più recente risale al 26 gennaio 2016, quando almeno 11 proiettili furono sparati, all'alba, contro la sede dell'organizzazione. Come ha ricordato Giorgio Trucchi proprio su Peacelink, nel 2015, la Sala costituzionale della Suprema corte di giustizia, controllata dal Partido Nacional, a cui appartiene il presidente Juan Orlando Hernández, ha emesso due sentenze che dichiaravano l’impossibilità di applicare l’articolo costituzionale che che proibisce la rielezione presidenziale. Per qualcosa di simile, non solo nel 2009 l’ex presidente Manuel Zelaya fu vittima di un colpo di stato che lo costrinse ad abbandonare il paese per due anni (anche se la sua intenzione era quella di non ricandidarsi) , ma da tempo si è scatenata una vera e propria aggressione mediatica contro il Venezuela bolivariano. Il Cofadeh ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché cessi la campagna di violenza contro gli attivisti impegnati nella difesa dei diritti umani, sociali, civili e politici e dei giornalisti che non si piegano all'oligopolio mediatico.

In Honduras governa una vera e propria dittatura che, se vincerà le elezioni come è assai probabile, avrà mano ancora più libera per criminalizzare e perseguitare i movimenti sociali.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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