Perù: un voto a Pedro Castillo per cancellare il fujimorismo
Dopo due sconfitte al ballottaggio, nel 2011 e nel 2016, la figlia di Alberto “el Chino” Fujimori punta sul sostegno di tutta la destra per conquistare la presidenza del paese. Se non ce la farà, approfittando di un Congresso molto frammentato, ha già promesso un'opposizione durissima a Castillo. Quest'ultimo, al netto del suo orientamento estremamente conservatore sui diritti civili e delle sue posizioni altrettanto avanzate in ambito economico, si trova già sotto il fuoco di fila della destra.
Votato soprattutto nella Sierra Central e nel sud del paese, il candidato cajamarquino rappresenta la risposta del Perù profondo al centralismo limeño, abile ad approfittare delle divisioni in seno alla destra, ma anche a superare a sinistra Veronika Mendoza.
Bisognerà capire se l'elettorato di Mendoza voterà per Castillo sorvolando sulle sue posizioni in materia di questione di genere, non esattamente progressiste.
In occasione della campagna elettorale in vista del ballottaggio, Castillo insisterà sui suoi cavalli di battaglia, a partire dalla sostituzione della costituzione fujimorista tramite un'Assemblea Costituente, dalla nazionalizzazione dei settori strategici dell’economia e dall'accesso gratuito alle università. “Voy a defender a la nación de los que no tienen pan, educación, salud”, ha dichiarato più volte Castillo, ribadendo che “los de primera clase son los que nacen en un espacio donde no les falta nada. En nuestra tierra miles de compatriotas les falta un techo, alimentación, vestido”.
Tutto ciò è bastato per scatenare contro di lui le solite accuse di essere filo-cubano e filo-venezuelano, soprattutto perché Castillo ha avuto il coraggio di sostenere che il paese deve si puntare alla crescita economica, ma tramite quella redisribuzione del reddito che nessuno dei precedenti presidenti aveva mai messo in discussione per non disturbare lo status quo dell'oligarchia, la quale, da parte sua, ha sempre considerato le comunità indigene e, più in generale tutti i ninguneados, come persone di terza o quarta classe.
È in questo contesto che, contro Castillo, si è già scatenato il cosiddetto terruqueo, consistente nell'attività di definire come terrorista a prescindere un avversario politico allo scopo di fargli perdere appeal e consensi tra l'elettorato.
Gli strateghi elettorali di Keiko Fujimori vogliono far passare Castillo come terrorista a causa del suo legame con il Movimiento por la amnistia y derechos fundamentales (Movadef), impegnato a chiedere il rispetto dei prigionieri politici coinvolti nella lotta armata, ma di certo non un gruppo guerrigliero.
Inoltre, Keiko Fujimori e Fuerza Popular hanno già attaccato Castillo definendolo “un teorico della lotta di classe” e, capovolgendo abilmente il dibattito pubblico, hanno accusato il loro avversario politico di incitare all'odio invitando l'elettorato a votare per lei al fine di superare le divisioni presenti nel paese.
Probabilmente la campagna elettorale sarà all'insegna dello scontro fujimorismo-antifujimorismo, ma Castillo dovrà necessariamente dimostrare di condurre una battaglia non solo per i ninguneados, ma per far crescere i diritti sociali, individuali e collettivi in tutto il paese costruendo un fronte comune con i movimenti sociali, femministi, ecologisti, il mondo lgbt, la stampa indipendente ed evitare che Perù Libre resti ripiegato su se stesso, come ha sottolineato Roberto Espinoza, membro della Red Descolonialidad y Autogobierno, nell’articolo Perú. Lo que debe corregir Pedro Castillo para derrotar al fujimorismo.
Su Pedro Castillo si concentrano le speranze della sinistra per impedire il ritorno del fujimorismo, promuovere un’assemblea costituente e far fronte all’estrattivismo minerario, un tema su cui, in molti paesi, sono forti le divisioni tra movimenti sociali e almeno una parte di quei governi che si definiscono progressisti.
È partendo da questi presupposti che Keiko Fujimori, sostenuta dall’empresariado minero e dall’oligarchia terrateniente grida al pericolo comunista che vuol espropriare le fasce sociali più ricche del paese ed è sostenuta da Vargas Llosa, il quale non perde occasione per invitare i peruviani a votare Fuerza Popular.
Attualmente, secondo il recente sondaggio dell’Instituto de Estudios Peruanos (IEP), Pedro Castillo sarebbe accreditato del 41,5% dei consensi rispetto dl 21,5% di Keiko Fujimori.
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