Latina

Dal golpe del 7 dicembre governa ad interim Dina Boluarte

Perù: che se ne vadano tutti

A seguito della destituzione di Pedro Castillo, la repressione del governo de facto ha provocato decine di morti e centinaia di feriti e arresti
23 dicembre 2022
David Lifodi

Perù: che se ne vadano tutti

Resta molto critica la situazione in Perù dove il 7 dicembre scorso l’azzardo di Pedro Castillo, presidente del paese arrestato e destituito dopo aver cercato di sciogliere il Congresso, ha favorito l’arrivo al governo di Dina Boluarte, prima donna alla guida del paese che però sta facendo esclusivamente gli interessi della destra e dell’estrema destra. La manovra di Castillo è stata definita da molti analisti come un “suicidio politico”.

Lo scioglimento del Congresso, nel giorno in cui i deputati avrebbero dovuto votare lo stato di impeachment per il presidente stesso, con l’accusa di corruzione, ha accelerato i tempi per un golpe parlamentare.

L’estrema destra ha utilizzato infatti la Costituzione peruviana che, per esautorare un presidente dalle sue funzioni, richiede 87 voti favorevoli. L’opposizione non aveva questi numeri, ma la scelta di Castillo di sciogliere il Congresso è stata considerata un "colpo di Stato" dai deputati di vari schieramenti, ha cambiato radicalmente lo scenario ed accelerato la raccolta dei 101 voti necessari per decretare l’impeachment nei confronti di Castillo e farlo arrestare.

Di fronte al rifiuto di chiudere il Congresso, sancita da tutti i ministri di Castillo, che hanno presentato in massa le dimissioni, ad uscirne vincitrice è solo l’oligarchia peruviana, la quale farà di tutto affinché vengano ignorate le istanze popolari, a partire dalla richiesta di nuove elezioni e di un'Assemblea nazionale costituente in un contesto in cui la sinistra si presenterà frammentata e indebolita.

Arrivato al potere nel giugno 2021, alla guida di Perú Libre (partito che si definisce marxista-leninsta), fin dai primi giorni del suo insediamento Pedro Castillo, ex maestro rurale, ha dovuto far fronte ai continui tentativi di destabilizzazione della destra, passando da un rimpasto di governo all'altro e dovendosi guardare, inoltre, dagli attacchi interni alla sua stessa formazione politica, a cui era iscritta, prima di essere espulsa, anche Dina Boluarte, la quale è stata immediatamente riconosciuta dall'Organizzazione degli stati americani e dai governi di destra del continente non appena ha preso il potere.

La repressione di Dina Boluarte, che sembra ricalcare quella della golpista Jeanine Añez in Bolivia all’epoca del colpo di stato contro Evo Morales, ha già provocato morti e feriti nelle manifestazioni di protesta che si stanno susseguendo da oltre due settimane.

Eletto grazie alla momentanea divisione delle destre, Castillo era stato scelto soprattutto dalle fasce sociali più povere, ma di fatto non le ha mai coinvolte nel suo governo, come invece è accaduto in altri processi popolari, pur con alcune contraddizioni, dal Venezuela alla Bolivia.

Eppure, nonostante l’accusa di “incapacità morale”, assunta dalle destre e utilizzata per eliminarlo dalla contesa politica, e gli errori dello stesso Castillo, quello realizzato contro di lui, nella complessa congiuntura politica peruviana, non può essere classificato in altro modo se non come colpo di stato.

Sono comunque molte le interpretazioni politiche della crisi peruviana e, anche tra intellettuali e analisti di sinistra non sono pochi coloro che hanno criticato le scelte e le modalità di azione politica di Castillo. Il suo partito Perù Libre, è stato percepito dai settori popolari come una forza alternativa “dal basso”, ma di fatto la sua gestione è stata caratterizzata da politiche settarie e, talvolta, dalla mancanza di quadri in grado di sostenere l’azione del governo.

Adesso, buona parte delle mobilitazioni di questi giorno sono all’insegna dello slogan que se vayan todos, ma a preoccupare è la repressione di Dina Boluarte, a capo di un governo fantoccio sostenuto da quell’oligarchia già entrata in contrasto con i paesi a guida progressista del continente che chiedono spiegazioni per quanto sta accadendo in Perù, in particolare con il Messico, la cui ambasciata, a Lima, aveva offerto asilo politico a Castillo.

Le uniche certezze in uno scenario politico che può cambiare da un momento all’altro sono “repressione e morte”, di cui Boluarte è la principale responsabile. Sono già decine i manifestanti rimasti uccisi nelle manifestazioni di piazza, oltre a centinaia di feriti e arrestati in occasione dei blocchi stradali organizzati in gran parte del paese.

Il colpo di stato è servito, infatti, per ricordare il potere dello Stato criollo su indigeni, contadini e organizzazioni popolari. In gioco è il futuro degli oppressi, di fronte a quella che Aram Aharonian ha definito la torpeza di Castillo e alla reazione dell’ultradestra benedetta dagli Stati Uniti, che hanno colto la palla al balzo per creare le premesse del colpo di stato.

Quello di Dina Boluarte, già definita come usurpadora e alla guida di un governo de facto, è una presidenza a cui si oppongono, in maniera principlamente spontanea e auto organizzata, quei peruviani che fanno parte dei los nadies, gli esclusi di sempre.

Ad accelerare il cosiddetto "suicidio politico"di Castillo hanno contribuito, durante tutto la durata del suo governo, decisioni poco comprensibili, a partire dalla nomina di ministri e consiglieri poi coinvolti in casi di corruzione, finendo per allontanarsi sempre di più dall'elettorato che lo aveva sostenuto, in particolare dai movimenti sociali e offrendo così all'estrema destra il pretesto giusto per farlo cadere, ha scritto su Desinformémonos Raúl Zibechi, ponendo inoltre l'accento sul suo isolamento politico e sottolineando che «non è possibile condurre un processo di cambiamento senza forgiare l’unità del movimento popolare, senza organizzare le masse o politicizzarle».

Difficile prevedere quale sarà il futuro del paese con Dina Boluarte. La presidenta insiste nel chiedere una tregua politica per dar vita ad un governo di unità nazionale allo scopo di salvare il paese dalla corruzione e dal malgoverno, ma viste le sue modalità di agire, le provocazioni e la repressione del suo esecutivo difficilmente la crisi del Perù si risolverà a breve.

Note: Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
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