Honduras: p.Andres Tamayo chiede il rispetto dell’ambiente e dei diritti delle popolazioni
Per anni ho vissuto sulle montagne. Mi sto rendendo conto di come distruggono l'ambiente attraverso il taglio massiccio degli alberi. Alcune comunità come il Jimerito, Tizate, San Antonio, Palo Alto o comunità indigene come I Xicaques, Pech e Misquitos sono state fatte sloggiare dai loro territori, nei quali hanno vissuto per anni. Era la loro unica e sicura casa. Ma col potere e con la forza, li hanno sradicati dalle loro terre, con promesse che non si sono mai realizzate. Sono stati sempre ingannati. Sono un conoscitore delle regioni selvagge di questa provincia che sono state dichiarate desertiche. La mancanza d’acqua sfianca duramente le popolazioni. L'Uragano Mitch ha inondato molti centri abitati. Ma in special modo mi colpisce la povertà e la miseria che deprime le popolazioni locali, per la distruzione dei boschi e l'accaparramento di terre. Sono tante le esperienze da raccontare: sia sull’accompagnamento delle comunità sloggiate, sia sulla richiesta di giustizia per esse. Per difendere la terra e tutelare l’ambiente si sono organizzati blocchi stradali e manifestazioni, sopportiamo la fame, il freddo e il sole... Dobbiamo abbracciarci agli alberi perché non li taglino o coricarci sotto i macchinari perché non continuino il loro lavoro di distruzione de boschi. E ancora, ci confrontiamo con la polizia quando vogliamo impedire il taglio dei boschi, organizziamo cortei di fronte agli uffici del governo, digiuniamo, dialoghiamo con le autorità, affianchiamo la popolazione, sensibilizziamo alla difesa dell'ambiente. Sono molti i pericoli che abbiamo affrontato, ma continuiamo dalla parte della vita, anche se ad alcuni nostri fratelli hanno tolto la vita, proprio mentre difendevano la stessa causa. Nel mese di giugno del 2003 abbiamo svolto una marcia che abbiamo chiamato “Marcia per la Vita”: lo slogan ha colpito il Paese. I risultati ottenuti sono stati molteplici: § Ha avuto buona accoglienza nella popolazione locale e a livello nazionale e tutti ne hanno parlato. § La gente ha più coscienza del valore dell'ambiente e delle risorse naturali. E le comunità si sono organizzate per la difesa della stessa causa. Anche se puntiamo ad una più efficace organizzazione. § Gli organismi internazionali hanno aperto le porte con sostegni economici e tecnici. § Grazie alle insistenti denunce è diminuito il taglio non autorizzato dei boschi, anche se è necessario insistere ancora molto. Dopo questa marcia, il nostro lavoro continua: oggi stiamo lottando perché alle comunità siano restituite le fonti del loro sostentamento. Tuttavia, le “imprese del legno” e lo stesso Governo continuano ad opprimere, umiliando e negando i diritti di queste comunità. Attualmente stiamo dialogando con Organismi internazionali e con lo stesso Governo, col proposito di arrivare ad un criterio convergente e salvare il bene comune. Ma quello che ostacola e si contrappone è il Governo. La Corporazione Onduregna di Sviluppo Forestale (COHDEFOR) continua imperterrita nella sua politica forestale. È più che organismo statale è un “negoziatore del legno” e non vigila sul compimento delle leggi. I suoi ex impiegati sono quelli che oggi sfruttano “l’affare legname”, non si fanno conoscere ma piazzano i loro candidati per impadronirsi di queste ricchezze. Per il momento non c'è nessun ente che assicuri il compimento e l’attuazione delle leggi, considerando illegale il traffico del legno. Queste le “carenze” e le necessità che ultimamente abbiamo individuato: § E’ necessario dotarsi di una struttura dipartimentale (di Provincia) che non abbiamo potuto realizzare per mancanza di denaro. § Abbiamo bisogno di promotori che sensibilizzano ed organizzano le comunità in tutto il dipartimento (24 municipi). § Non disponiamo di mezzi di trasporto per gli spostamenti e per rendere più spedito il lavoro intrapreso. § Non possiamo contare su un'istituzione che ci appoggi tecnicamente per affrontare, risolvere o fare proposte tecniche. § Non siamo dotati di personalità giuridica, il che ci permetterebbe di ottenere finanziamenti legali e di denunciare chi viola la legge. § Sempre per mancanza di finanziamenti, non siamo in grado di proporre alternative alle comunità. Qualche esempio: la cura e il recupero di stagni, i vivai e il rimboschimento, la possibilità della forestazione comunitaria (l’agroforestazione), i processi di trasformazione delle materie prime, ecc. In assenza di proposte alternative, gli impresari conquistano la nostra gente ingannandola, opprimendola e sfruttandola. Grazie al dinamismo della Caritas, unitamente al tema della pace, anche la problematica ambientale è fuoriuscita dalle frontiere del paese. Ma da soli non siamo in grado di affrontarla, abbiamo bisogno del sostegno degli altri. Ma non per la via dell'assistenzialismo o della rendicontazione degli aiuti. Abbiamo bisogno di persone coraggiose per difendere la causa con la propria vita. Non si può essere tecnici nelle proposte e codardi nella lotta. “Un altro mondo è possibile”, ma se si scommette su tutto. Non neghiamo l'aiuto economico, ma innanzitutto abbiamo prima bisogno di esprimerci. I Movimenti nazionali hanno riconosciuto in noi coraggio e capacità d’unione. Molti collaborano con noi e pensiamo che un giorno la battaglia possa essere vinta. Ma occorre perseveranza, sacrificio…. e scommettere di più. Pensiamo ad un altro mondo, con la creazione armoniosa che Dio ci ha dato; diamoci da fare per far emergere la verità, scoprire le ingiustizie, la corruzione, la distruzione della vita, l'oltraggio ai diritti della nostra gente. Uniamoci tutti, per difendere il Paese e il corridoio biologico mesoamericano dai tanti aggressori di Paesi stranieri, o nazionali.
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