Latina

RSS logo

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • Donazione online con PayPal
  • C.C.P. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009, 74100 Taranto
  • Conto Corrente Bancario c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink - IBAN: IT65 A050 1804 0000 0001 1154 580
Motore di ricerca in

PeaceLink News

...

Articoli correlati

  • Il Venezuela bolivariano non arretra
    Maduro confermato presidente grazie ad una base chavista ancora solida

    Il Venezuela bolivariano non arretra

    Il boicottaggio elettorale di gran parte dell'opposizione non ha pagato
    23 maggio 2018 - David Lifodi
  • Chávez presente!
    Alcune riflessioni sulle elezioni del 20 maggio in Venezuela a partire dal libro del professor Luciano Vasapollo dedicato alla rivoluzione bolivariana

    Chávez presente!

    Edizioni Efesto, 2018
    16 maggio 2018 - David Lifodi
  • Venezuela: quattro sfidanti contro Maduro
    In vista delle presidenziali del 20 maggio si moltiplicano i tentativi per costringere il presidente bolivariano alla salida

    Venezuela: quattro sfidanti contro Maduro

    Si teme di nuovo un intervento militare contro Caracas mascherato da ragioni umanitarie
    7 maggio 2018 - David Lifodi
  • Una buona notizia
    Raccontala ai parlamentari che conoscete e chi sa che non si formi una maggioranza capace di far decidere il futuro governo a “disubbidire” agli ordini dell’imperatore americano

    Una buona notizia

    Un altro paese, il Venezuela, ha depositato alle Nazioni Unite lo strumento di ratifica del Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari che vieta la produzione, il possesso, la presenza al proprio interno e il transito nel territorio di armi nucleari.
    31 marzo 2018 - Giorgio Nebbia

Venezuela: i rapporti di organismi internazionali danno un quadro negativo del paese

31 ottobre 2004
Fonte: El Nacional - editoriale

Venezuela in caduta libera
In appena un mese sono apparsi nella stampa diversi rapporti di autorevoli istituzioni internazionali, tra cui il Fondo Monetario Internazionale, il Foro Economico Mondiale, Trasparenza Internazionale, la Commissione Interamericana dei Diritti Umani, la Corte Interamericana dei Diritti Umani, Reporters Senza Frontiere e la Società Interamericana della Stampa, dai quali il Venezuela non esce molto bene, nonostante i portavoci ufficiali, immersi nella campagna elettorale, cerchino in tutti i modi di dimostrare il contrario.

I documenti elaborati da molte di queste organizzazioni, in genere rapporti annuali, sono soliti servire da guida, punti di riferimento, ai paesi democratici di tutto il mondo, e sono ignorati - o rifiutati - soltanto da governi tradizionalmente bocciati, come quello di Fidel Castro, che né li rende pubblici né li commenta, e quello di Hugo Chavez Frias, che si ostina ad attribuirli alla sottommissione di questi organismi ad interessi corporativisti o alla ingerenza esterna negli affari interni del paese, come hanno affermato il ministro della Comunicazione ed Informazione, Andres Izarra, e l'ambasciatore presso l'OSA (Organizzazione degli Stati Americani) Jorge Valero, su quanto detto dal relatore speciale per la libertà di espressione dell'OSA, Eduardo Bertoni, sulle restrizioni alla libertà di espressione contenute nel disegno di legge sulla responsabilità sociale nella radio e televisione.

Le critiche a questo progetto, meglio conosciuto come legge sui contenuti o legge bavaglio, e le proteste per la non ottemperanza da parte del governo delle reiterate richieste di protezione a giornalisti e sedi dei mezzi di comunicazione, hanno occupato l'attenzione degli editori del continente durante la 60ma assemblea della Società Interamericana della Stampa che ha avuto luogo nella città di Antigua, in Guatemala, e sono state in buona parte raccolte nelle preoccupazioni espresse nel rapporto finale, nel quale si denunciano "la tensione politica che affligge la stampa venezuelana" e le retrocessioni nell'esercizio della libertà di espressione nel paese.

Ma quasi simultaneamete, Trasparenza Internazionale, l'organizzazione non governativa più importante nella lotta alla corruzione, publicava il suo ranking dei paesi in cui "invece di destinarsi (i fondi pubblici) a programmi di salute, educazione e lotta alla povertà, si deviano verso interessi particolari": il Venezuela appare tra i 5 paesi più corrotti dell'America Latina e ai livelli più bassi, il posto 114 (in ordine crescente) nella scala mondiale.

Il Foro Economico Mondiale, che esamina 104 paesi in termini del loro potenziale di crescita a medio e a lungo termine, ha messo il Venezuela nel posto 85, una nuova discesa rispetto agli anni 2003 e 2002, quando aveva occupato le posizioni 82 e 65, rispettivamente.

Il Fondo Monetario Internazionale segnala il pericolo che implica essere la sesta economía del mondo con il maggiore incremento dei prezzi dei beni e dei servizi, situazione questa che - secondo il criterio dell'organismo - diventerà ancora più grave nel 2005, quando si prevede un aumento dell'inflazione, sopra il 30%, superata solo da paesi come Zimbabwe e Myanmar.

E come se non bastasse Reporters senza Frontiere, prestigiosa organizzazione internazionale, colloca il Venezuela al 90mo posto in una lista di 164 paesi analizzati in base alla loro libertà di espressione, anche se osserva "una leggera riduzione dopo il referéndum del 15 agosto". Cuba occupa il pennultimo posto e Corea del Nord l'ultimo.

Mentre esibiamo una ben guadagnata retrocessione nei ranking internazionali sull' economia, i diritti umani e la libertà di espressione, la Banca Centrale del Venezuela, incalzata e minacciata dal governo, sempre avido di valuta, ha reagito con una grave accusa diretta al Presidente: quella di distorcere la realtà economica; e un'altra più grave ancora verso il Sovrintendente delle Banche, Trino Alcides Diaz: di rilasciare un rapporto "che presenta gravi inconsistenze rispetto alla normativa sua propria e che contravviene ai principi contabili generalmente accettati".

Nel mezzo della bizantina discussione sul presunto diritto del governo ad accedere ad alcuni miliardi di dollari della Banca Centrale, il Venezuela appare incluso nell'affermazione fatta dal presidente della Corporazione Andina di Sviluppo, Enrique Garcia: "Il latinoamerica è la peggiore regione del mondo per ciò che riguarda la distribuzione della ricchezza".

Per completare il quadro, il ministro dell'Edilizia e l'Habitat, Julio Montes, riconosce che il governo ha fallito nella sua politica della casa e che "stiamo in condizioni peggiori che nel 1999", cosa che non solo è una sacrosanta verità, ma che può estendersi a tutti gli altri programmi del governo, alle libertà pubbliche e ai diritti umani. Esistono sovrabbondanti prove di tutto ciò.

Note:

traduzione di Rosa Villa

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.5.8 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)