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Brasile: Il governo Lula perde due partiti alleati ma mantiene una elevata popolarità nei sondaggi

Pmdb e Pps abbandonano l'esecutivo.
Sullo sfondo di queste defezioni si intravede la lotta per le presidenziali del 2006.
La popolarità del presidente raggiunge comunque il 62%
15 dicembre 2004 - David Lifodi
Fonte: Europa: "Lula perde pezzi"
Manifesto: "Brasile, il governo Lula perde pezzi"

Durante l'ultimo fine settimana in Brasile sono avvenuti dei notevoli cambiamenti a livello governativo, infatti nel giro di due giorni il Pmdb (Partido do Movimento Democratico Brasileiro) e il Pps (Partido popular Socialista) hanno deciso di abbandonare l'esecutivo Lula, accusato di condurre una linea politica "troppo sottomessa alle riforme neoliberali" (dichiarazione dei rappresentanti del Pps) e di non aver mantenuto le promesse nel campo delle politiche sociali.
Per il governo si è trattato di un duro colpo, soprattutto perché la defezione di questi due partiti ha comportato la perdita della maggioranza in Parlamento, ma, paradossalmente, gli ultimi sondaggi confermano Lula ancora saldamente in testa alle preferenze dei brasiliani. Se in Parlamento Lula è stato costretto a incassare la defezione di ben due partiti finora alleati, a livello popolare la fiducia espressa nel presidente petista ha raggiunto addirittura il 62% secondo l'Istituto Brasiliano di Inchiesta, che ha addirittura rilevato un aumento percentuale di sette punti rispetto al mese di settembre. La crescita economica del gigante sudamericano negli ultimi mesi e il ruolo da protagonista svolto da Lula in occasione del Vertice di Cuzco di pochi giorni fa in occasione della nascita della Comunidad Sudamericana de Naciones allo scopo di adottare una moneta e un passaporto comuni hanno sicuramente contribuito ad aumentare la sua popolarità.
Dietro alle ricorrenti accuse al Pt, tra cui quella del presidente del Pps Freire, secondo il quale "l'esecutivo Lula non è di sinistra", si cela in realtà la corsa alle presidenziali del 2006 ed un tentativo di recuperare il terreno perduto alle ultime amministrative agli occhi dei brasiliani.
Il Pmdb (guidato dall'ex presidente della repubblica Sarney) cerca di rilegittimarsi di fronte ai propri elettori dopo che nell'ultima tornata elettorale non ha conquistato alcuna capitale degli stati che compongono la federazione brasiliana, e in questo senso può essere letta anche la decisone dei suoi dirigenti di presentare una propria candidatura alle presidenziali del 2006, così come del resto sembra intenzionato a fare il Pps.
Se da un lato queste defezioni costringeranno il governo Lula a continue negoziazioni a livello parlamentare, nella sostanza non ci saranno grandi cambiamenti. Il Pmdb, che conta ben 22 senatori e rappresenta la seconda forza alla Camera dei Deputati, ha già fatto sapere che non è comunque intenzionato a far cadere il governo, mentre l'abbandono del Pps, che conta due soli senatori e venti deputati, non può impensierire più di tanto l'esecutivo, e inoltre sembra che i ministri di questi due schieramenti non vogliano seguire le direttive di partito nonostante vadano incontro ad una probabile espulsione. Sia Oliveira che Lando, rispettivamente ministri del Pmdb alle comunicazioni e alla previdenza, sembrano intenzionati a cercarsi un altro partito e lo stesso ha dichiarato il ministro del Pps Gomes.
Delle difficoltà di Lula ha approfittato l'ex presidente Cardoso, che non ha esitato a definirlo un incompetente, ma in base agli ultimi sondaggi nemmeno il neoletto sindaco di San Paolo Serra (appartenente al Psdb-Partido da Social Democrazia Brasileira e delfino dello stesso Cardoso) sarebbe in grado di insidiare la sua vittoria se si andasse al voto oggi.
Certamente Lula sta incontrando delle difficoltà, sia nell'attuazione di quelle riforme tanto desiderate dai brasiliani (ad esempio la riforma agraria chiesta a più riprese dalla Commissione Pastorale della Terra e dai Sem Terra e l'attuazione del programma Fame Zero), sia a livello più propriamente politico, ma non bisogna dimenticare che si trova in una situazione molto delicata, stretto tra le imposizioni del Fondo Monetario e della Banca Mondiale (con cui Cardoso aveva firmato appositamente degli accordi improrogabili proprio pochi giorni prima di lasciare Planalto al suo rivale) e le grandi attese dei movimenti sociali brasiliani (Sem Terra e Via Campesina): la nascita della Comunidad Sudamericana a Cuzco, che si propone di opporsi all'Alca e di creare una politica latinoamericana indipendente dalla finanza internazionale, potrebbero aiutarlo a raccogliere maggior consenso anche tra i partiti e partitini che si sono formati a sinistra del Pt.

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