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Fonte: www.reporterassociati.org "L'Argentina non ubbidisce più"
www.zmag.org/Italy "L'inganno di Kirchner e i suoi apostoli"

Ad un anno e un paio di mesi dalla sua elezione, il governo Kirchner sembra essere riuscito nell'intento di far riacquistare agli argentini quella fiducia verso le politiche della Casa Rosada, persa durante i drammatici giorni del cacerolazo, nel dicembre 2001, al grido "Que se vayan todos".
Facendo un primo bilancio dell'operato di Kirchner, tra i punti a suo favore si annovera l'attuazione di una politica economica in aperto contrasto con il Fondo Monetario Internazionale, in linea con uno degli slogan più diffusi tra la classe medio-bassa, ossia "no venderemos a nuestro paìs".
La disobbedienza alle ricette imposte dal Fmi, che il sito www.reporterassociati.org individua principalmente nel rifiuto degli aggiustamenti strutturali per il recupero del potere d'acquisto dei salari e la riduzione della disoccupazione, ha contribuito al rilancio dell'economia argentina e messo al tempo stesso in difficoltà quella finanza internazionale che per anni aveva messo in crisi l'Argentina. Se i primi atti politici di Kirchner sono stati apprezzati, da buona parte dell'opinione pubblica, tanto che uno dei massimi conoscitori dell'America Latina quale è Italo Moretti ha sottolineato, nei suoi articoli per il quotidiano Europa,i "primi anche se ancora insufficienti segnali di ripresa" dell'economia argentina, in realtà ci sono anche alcune voci divergenti.
Ad esempio il giornalista argentino Gustavo Robles su Rebelion accusa Kirchner di sostenere un "discorso antimperialista a parole… ma non nei fatti", sottolineando l'altissimo numero di disoccupati, l'accettazione da parte del governo di un' "Alca-light" (accordo per il libero commercio delle Americhe), di "un modello di sanità pubblica tendente alla privatizzazione", della "volontà di cooptare e addormentare i movimenti popolari"; e inoltre buona parte dei piqueteros lo ritiene responsabile di attuare una politica neoliberale.
Probabilmente questo attacco alla Casa Rosada riflette l'opinione dei settori più radicali della società argentina, a partire da quei movimenti di disoccupati che hanno mantenuto sempre una posizione critica verso il nuovo governo, convinti, come annota Robles, che "i movimenti che non mirassero a cambi sociali radicali fallirebbero alla fine, perché le probabilità sono pesantemente contrarie al successo".
In ogni caso bisogna tener conto di una serie di innegabili conquiste raggiunte grazie al governo Kirchner e fino a pochi anni fa impensabili che potrebbero tornare utili al presidente argentino in vista delle cosiddette "legislativas" (le elezioni amministrative) del 2005.
Innanzitutto la proibizione delle peggiori forme di repressione attuate dalla polizia, costanti dagli anni della dittatura fino ad ora: in occasione delle manifestazioni, soprattutto quelle imponenti e talvolta non proprio pacifiche dei piqueteros, gli agenti sono stati obbligati a mantenere l'ordine pubblico disarmati e con il divieto esplicito di utilizzare gas e manganelli. Inoltre, in una società argentina dove da sempre i militari sono stati considerati una casta pressoché intoccabile, Kirchner ha svolto un'operazione di pulizia senza precedenti nei confronti della polizia, tanto da sostituire il capo della Federale e il ministro della giustizia Béliz che avevano espresso notevoli riserve in merito al disarmo degli agenti.
Un altro provvedimento sorprendente, in un paese dove tutti i personaggi legati alla dittatura militare hanno sempre goduto di ampia impunità, è stato un decreto del presidente che ha trasformato la Escuela de Mecànica de la Armada (Esma) in Museo della Memoria, guadagnando così l'appoggio convinto delle Madres di Plaza de Mayo, ed ha annullato in parlamento le leggi "di obbedienza dovuta" e "punto finale" che negli anni hanno legalizzato l'impunità.
Di certo questa prima fase del governo Kirchner non ha risolto tutti i problemi dell'economia argentina, né la precaria situazione in cui si trovano i piqueteros, il sottoproletariato e i lavoratori della numerose fabbriche autogestite, i quali temono che ad una apprezzabile politica dei diritti umani non corrisponda altrettanto interesse per comprendere e risolvere i problemi più urgenti dei movimenti popolari in un paese dove oltre la metà della popolazione è costituito da poveri e indigenti.
Aspetti positivi e negativi, quindi, si intrecciano fin qui nel governo Kirchner: sarà il tempo a dire se il presidente argentino è sulla strada giusta, oppure se le dure critiche nei suoi confronti hanno un fondamento.

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