Legami di ferro

Dalla foresta amazzonica al quartiere Tamburi di Taranto

La polvere rossa che unisce Piquiá de Baixo a Taranto
19 febbraio 2015

Il denominatore comune che unisce le città di Taranto e Açailândia e i rispettivi quartieri Tamburi e Piquiá de Baixo si chiama minerale di ferro. La polvere di ferro che nel quartiere Tamburi si trova ovunque, parchi giochi, balconi, piedi dei bambini, è la stessa estratta nelle miniere della Vale.
Il quartiere Tamburi e Piquiá di Baixo sono uniti, purtroppo, oltre che dal fumo velenoso che si alza ogni giorno dagli altiforni, anche dai molti casi di malattie respiratorie e patologie tumorali che, in queste due zone della terra, così lontane tra di loro, sono una costante. Fumi delle industrie siderurgiche sopra il quartiere brasiliano di Piquiá de Baixo
Ma sono anche unite da una forte solidarietà, dalla determinazione di chi lotta, quotidianamente, contro l'inquinamento e dalla voglia di respirare aria pulita e di costruire un futuro sano per i propri figli.

Taranto ha creato, da tempo, un gemellaggio con i fratelli brasiliani di Piquià de Baixo, impegnati nella lotta contro la Vale, grazie anche all’appoggio e alla collaborazione dei missionari comboniani, per cercare soluzioni e chiedere alle grandi industrie di rispettare comuni standard etici, ambientali e umani in tutto il mondo.
I Missionari Comboniani, tra i quali l'italiano padre Dario Bossi, alla fine di 2007 lanciarono la campagna “Justiça nos Trilhos” (Sui binari della Giustizia), partita dallo Stato del Maranhão ma che si è diffusa in tutto il mondo (Canada, Indonesia, Cile, Mozambico), in molti dei paesi dove la Vale opera. L'intento era quello di creare una rete internazionale di pressione sulla multinazionale Vale, per cercare di pretendere dalla compagnia una sorta di compensazione per i danni causati all’ambiente e alla popolazione che vive nella regione attraversata dalla sua ferrovia.

La rete Justiça nos Trilhos ha realizzato, negli ultimi anni, attività di denuncia e solidarietà in paesi che lottano contro situazioni analoghe a quella brasiliana. Da questi presupposti è nato l'incontro del 26 settembre 2012 a Taranto, con Federico Veronesi (missionario laico comboniano) e l'avvocato di Justiça nos Trilhos Danilo Chammas, nella scuola De Carolis, nel quartiere Tamburi. Nel corso dell'incontro è stata presentata la mostra fotografica “Il prezzo del ferro” di Marcelo Cruz, giovane fotoreporter di Açailândia, ed è stato piantato il primo seme di quella che speriamo possa diventare una forte alleanza.

Ecco cosa ci dice Padre Dario Bossi “in occasione della mia visita a Taranto, ho percepito una grande affinità tra la storia di Taranto-Tamburi e quella di Piquiá de Baixo. Mi colpisce il fatto che il minerale di ferro di Carajás, che sta distruggendo la vita di molte famiglie qui a Piquiá, é lo stesso che minaccia le famiglie di Taranto, per via delle operazioni della multinazionale brasiliana Vale. Esprimo tutta la mia solidarietà alle vittime dell'inquinamento di Taranto, so cosa significhi vivere colpiti da un tumore o nella paura degli effetti nascosti che a distanza di tempo l'inquinamento fa crescere dentro i nostri corpi”.

Padre Dario sta lavorando duramente per creare una solida rete di solidarietà internazionale, che unisca le vittime della minerazione e siderurgia nel mondo, una rete di resistenza a quelle che vogliamo definire vere e proprie “ingiustizie ambientali”. Una rete di resistenza come quella di cui si parla nel documentario “Polmoni d'acciaio, resistenze locali ad ingiustizie globali” (nella versione portoghese “Pulmões de aço”), di Paolo Annechini e Andrea Sperotti, con la supervisione dello stesso Dario Bossi e di Marco Ratti, che ha voluto comparare tre impianti siderurgici, lontani migliaia di chilometri tra loro, e gli impatti sulle comunità e sul territorio: Piquiá de Baixo, Maranhão (Vale), Santa Cruz, Rio de Janeiro (TKCSA, joint-venture Thyssen Krupp e Vale) e in Italia quello di Taranto (ILVA). Il documentario è stato diffuso in contemporanea in Brasile e in Italia il 28 aprile 2014.

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