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    Viaggio nei campeggi militanti. Salento, il No border camp di Frassanito

    Giochi (seri) senza frontiere

    Esperienza globale - Il primo No border camp in Italia coniuga la forza del movimento italiano con le ricche ma «piccole» esperienze di mobilitazione antirazzista europee e persino australiane. E le coordina.
    Cinzia Gubbini
    Fonte: http://www.ilmanifesto.it/ - 26 luglio 2003

    Regina Pacis 26.07.2003 Galleria Fotografica www.triburibelli.org

    Non era scontato che un No border camp attraccasse in un porto italiano, visto che il movimento di casa nostra ha iniziato da poco a relazionarsi con questa esperienza nata nel '99 oltralpe. Tuttavia, quando si parla di frontiere e di migranti, l'Italia è un laboratorio ineludibile e d'altro canto la metodologia di azione dei «no border» è ormai un passaggio irrinunciabile nelle pratiche nazionali contro le politiche sull'immigrazione. Se si aggiunge che il collegamento europeo tra movimenti antiliberisti non è più solo un auspicio ma una realtà, si spiega perché il campeggio in corso dal 21 luglio nei pressi di Lecce è stato realizzato e perché ha riscosso grande successo. Ieri gli iscritti hanno raggiunto quota 400; oggi se ne aspettano altri 100. Il campeggio di Frassanito, tra Lecce e Otranto, per essere un nodo della catena dei No border camp è un po' anomalo: è organizzato in un campeggio «vero», con annessa musica discotecara la sera. L'«area antirazzista», come indica un cartello scritto a mano, si trova a convivere con intere famiglie in vacanza nel Salento. Situazione che all'inizio ha colto alla sprovvista gli stranieri, abituati a campeggi no border messi in piedi sulle linee di frontiera e completamente autogestiti.

    Il fatto è che l'organizzazione del campo italiano ha visto impegnato inizialmente solo un gruppo molto motivato del Tavolo migranti nazionale, che aveva lanciato l'idea durante gli incontri di Genova 2002. Intuizione vincente, perché da quando il No border camp ha cominciato a prendere forma su di esso si è concentrata l'attenzione crescente da parte del movimento italiano, con temi centrali come il lavoro, il controllo sulle persone, il rapporto tra potenze occidentali e paesi del sud e dell'est, schiacciati nel ruolo di gendarmi delle frontiere europee e nordamericane. Il No border camp salentino, quindi, si sta rivelando un utile spazio di discussione sugli obiettivi del movimento globale.

    Ma non solo. Per gli italiani, infatti, il confronto con le reti europee - qui ci sono persone che vengono da Francia, Germania, Spagna, Grecia, ma anche Polonia e persino Australia - è indispensabile per provare ad uscire dalle strettoie delle vertenze squisitamente sindacali oppure dalle «torri d'avorio» delle analisi solo teoriche. Ne è convinto Alfonso Di Vito, della rete no global campana, organizzatore del campeggio: «Era indispensabile portare anche in Italia le esperienze dei No border camp, che si nutrono di un forte immaginario legato ad azioni realizzate durante i campeggi.

    Oltretutto i principali animatori della rete noborder, come i tedeschi di Kein Mensch ist illegal (nessun uomo è illegale) hanno sviluppato la capacità di realizzare campagne specifiche, come ad esempio il blocco degli aerei che deportano i migranti; o come i gruppi australiani, che nel 2002 hanno partecipato a un'evasione dal campo di detenzione di Womeera, uno dei peggiori al mondo».

    Il campeggio, quindi, si caratterizza come «scambio di esperienze». Circolano quelle del No border network - una rete di associazioni eterogenee che tenta di concentrare sforzi comuni su alcune campagne, come i campeggi alla frontiere: fondamentali, e assenti in Italia, le campagne che contestano l'Organizzazione mondiale delle migrazioni (Iom) e quella che lega libertà di circolazione e di informazione. Ma anche scambi sulle reti informatiche open source, o sperimentazione di laboratori mediatici come il Medialab partito ieri, che assicura collegamenti dal campo e vede impegnati Indymedia, Radio Paz, Radio global, Primavera radio, il collettivo a-radio di Napoli (www.cicala.insiberia.net:8200/padova)

    Ma se gli italiani hanno molto da imparare dalle esperienze europee e non solo, lo stesso vale per i network internazionali, come spiega Hagen Kopp di Kein Mensch ist illegal: «L'Italia è il paese con il movimento più forte, qui è possibile mobilitare migliaia di persone. Inoltre è sempre stato importante legare la lotta dei migranti al movimento globale, penso al corteo sui diritti dei migranti che aprì le contestazioni al Wto a Genova nel 2001». Hagen è uno dei principali referenti nell'organizzazione europea dei No border camp, e da qualche tempo è iniziata una relazione molto stretta con i paesi dell'est Europa: non a caso gli ultimi campeggi si sono svolti al confine tra Polonia e Ucraina, e tra Romania e Ungheria.

    Al campeggio salentino partecipa anche una ragazza polacca della rete no border, Laura Akai, che nelle discussioni di gruppo porta la preoccupazione del suo paese per «l'innalzarsi del controllo esasperato alle frontiere, a cui la Polonia deve adeguarsi per assicurarsi l'entrata nell'Unione europea.

    Durante il campeggio alla frontiera con l'Ucraina, abbiamo potuto vedere tecnologie avanzate in mano alla polizia, che portavano in bella vista la targa `finanziato dalla Ue'». Con lei e con Andrew, che viene da Melbourne, si discute parecchio della proposta inglese di spostare i campi di detenzione fuori dall'Unione europea. Cosa che investirebbe anche la Polonia, e che già accade in Australia, dove i migranti vengono ormai traferiti in campi costruiti su sperdute isole del Pacifico.

    Si parla, si discute, si fanno azioni sul territorio, soprattutto di comunicazione con la popolazione, per esempio megafonando lungo la spiaggia. Ma si parla anche di come rafforzare il tema delle migrazioni nell'agenda europea: «Intanto abbiamo deciso di fare una grande assemblea sulle migrazioni al Forum sociale europeo di Parigi - spiega Sandro Mezzadra del Tavolo migranti - e questo incontro rappresenta un salto di qualità concreto per provare ad allargare il campo della discussione, non solo sui centri di detenzione, ma anche sul tema delle frontiere e della libertà di circolazione

    Note:

    Il sito italiano dell'iniziativa: http://www.migranti.net/

    La rete sul web (en):
    http://www.noborder.org/
    http://www.expertbase.net/tour/calendar.php

    STORIE IN GABBIA: i centri di detenzione per migranti.
    Inserto de "Il Manifesto" a cura del gruppo contro i CPT del tavolo migranti dei Social Forum. Da scaricare (442 Kb) su:
    http://www.migranti.net/pages/inserto_CPT.pdf

    Allegati

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