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A rischio espulsione - Mani tese scrive al ministro Per scongiurare il provvedimento che vede coinvolte due volontarie del gruppo di Lucca

Cittadine marocchine, rischiano l’espulsione dall’Italia insieme con il padre Salah e la madre Latifa. Ymane e Hind Chfouka sono due volontarie di Mani Tese.
2 ottobre 2006
Mani Tese

Milano, 2 ottobre 2006


Il 7 novembre prossimo, quando Hind diverrà maggiorenne, scadrà il permesso di soggiorno per motivi familiari concesso a Salah due anni fa dal Tribunale dei minori di Firenze. Intanto, nei giorni scorsi, l’Università di Pisa ha comunicato ad Ymane la sospensione dell’iscrizione al terzo anno della Facoltà di Economia e Commercio e della Borsa di studio che aveva da due anni, dopo aver superato con ottimi voti ben 12 esami.

La vicenda di Ymane e Hind ruota intorno a quella del padre. Salah Chfouka, professore di lingue, traduttore e mediatore culturale, in Italia da sedici anni, è fondatore dell’Associazione Italia Marocco per l’Amicizia e la Cooperazione (AIMAC), attiva da anni nella promozione di un messaggio di pace e di incontro tra culture, come nello sforzo quotidiano di favorire un rapporto più trasparente e di rispetto nei confronti degli immigrati da parte delle istituzioni.

Nell’estate del 2004, quando per la prima volta Salah affrontò lo spettro dell’espulsione, a sostegno della famiglia Chfouka si mosse tutta la comunità lucchese. Il Tribunale dei minori concesse un permesso temporaneo, in scadenza –appunto– il 7 novembre prossimo.

Di fronte a questa ingiustizia, l’associazione Mani Tese ha deciso di mobilitarsi. In una lettera indirizzata al Ministro dell’Interno Giuliano Amato, il presidente Gianluca Viaggi ha scritto: «Noi crediamo che mandar via dal nostro paese il professor Salah Chfouka dopo 16 anni di permanenza in Italia, frantumare un nucleo familiare, così ben inserito nella nostra comunità, (anche la moglie Latifa lavora, la figlia Hind frequenta con successo l’Istituto professionale per il turismo), sia un percorso inaccettabile da ogni punto di vista: umano, morale e civile».

«Non vogliamo entrare nel merito delle vicende giudiziarie legate alla questione della regolarizzazione della famiglia Cfhouka, che potrebbe ottenere il permesso di soggiorno per motivi umanitari, tenendo conto del lungo tempo di permanenza in Italia del professor Salah Cfhouka e del grado di inserimento della famiglia. La situazione, a nostro avviso, può essere risolta: è necessaria solamente la volontà politica per rompere l'assurdo circolo vizioso della burocrazia della legge Bossi-Fini che è arrivata a livello di negare i diritti umani fondamentali degli individui». Mani Tese non riesce a spiegarsi il motivo di tanta ostinazione nel negare questa opportunità alla famiglia Cfhouka.

Alcuni parlamentari della maggioranza di Governo hanno promosso un’interrogazione. Il Ministro dell’Università e della Ricerca, onorevole Fabio Mussi, ha annunciato che chiederà spiegazioni al Ministro dell’Interno. Salah Cfhouka e Mario Ciancarella hanno iniziato quest’oggi uno sciopero della fame.

«Noi di Mani Tese –spiega Alessio Ciacci, consigliere del direttivo di Mani Tese e volontario nel gruppo di Lucca, con Ymane e Hind– abbiamo inviato una lettera ai gruppi locali dell’associazione, una quarantina in tutta Italia, invitandoli a sostenere con i mezzi e i modi che riterranno più opportuni questa lotta per la giustizia. Quello che chiediamo al Ministro Amato –conclude Ciacci– non è una concessione ma un atto di giustizia».

Ufficio stampa Mani Tese ufficiostampa@manitese.it

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