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Fortress Europe: 76 vittime dell'immigrazione clandestina ad ottobre

7 novembre 2006
Lara Alisio (Gabriele Del Grande)

Ma le testimonianze di familiari e associazioni dei Paesi di transito e d'origine parlano di cifre triple. Ripresi gli assalti al grillage di Melilla e gli sbarchi lungo la costa spagnola. Dal 1988 almeno 5.620 morti alle frontiere, 1.827 sono dispersi
La Fortezza Europa. BAMAKO - "L'ho saputo solo ieri sera alle undici, mi ha chiamato mio cugino, Madou è morto, a Zuwarah”. Nel naufragio sono annegati altri 26 giovani, Isa è a Bamako, Mali, per un incontro sull'immigrazione clandestina e ricorda al pubblico il racconto dei sopravvissuti. La notizia non compare su nessun quotidiano, ma è attendibile quanto il dolore delle famiglie che dai villaggi dell’Africa sub-sahariana piangono i loro cari. Il mese di ottobre ha visto la morte di almeno 76 persone nelle acque frontaliere tra Algeria e Spagna, Sahara e Canarie, Libia e Malta, Turchia e Grecia, stando alle notizie riportate dai principali quotidiani. Come ogni mese viene da chiedersi quanto il dato rispecchi la realtà. Statistiche non ce ne sono, ma le testimonianze raccolte nelle scorse settimane da Fortress Europe in Marocco, Mali e Sahara occidentale fanno preoccupare seriamente. Isa non é il solo ad aver perso un familiare in un naufragio fantasma. Secondo l’associazione Alter Forum, di Laayoun (Sahara), ad ottobre sono morte una trentina di persone in due distinti naufragi al largo di Tarfaya, il porto africano più vicino alle Canarie. Dal Marocco invece arriva la segnalazione dell’Associazione degli amici e delle famiglie delle vittime dell’immigrazione clandestina (Afvic), che parla di 168 morti in un naufragio in acque libiche. E le testimonianze dei migranti sub-sahariani rimpatriati dall’Algeria in Mali, a Tisawati, parlano di molti, troppi, corpi essiccati al sole lungo le piste di sabbia che attraversano il Sahara da Tamanrasset verso Oran e Algeri, alla volta della frontiera marocchina verso Ceuta e Melilla, la Spagna meridionale, o le Canarie, via Rabat e Laayoun. Applicando lo stesso metro alle stime di Fortress Europe, dietro le 5.620 vittime certe dell’mmigrazione clandestina negli ultimi vent’anni, potrebbe nascondersi una strage almeno due o tre volte superiore.

Eppure l’Europa delle libertà civili e i governanti bien-elevés dei Paesi di origine e di transito, altra soluzione non vedono se non la repressione da un lato e la latitanza dall’altro. La libertà di viaggiare è un lusso che vale solo per gli abitanti del ricco Vecchio continente, che ha deciso di aprire la porta a Sud soltando alle élites e ad un numero di braccia pari ai posti di lavoro rifiutati dalla nuova generazione europea. Gli altri non sono i benvenuti. Intanto i governi africani, supini, continuano a vendere all’asta i propri Paesi e non hanno niente da offrire ai propri giovani. In realtà la politica europea è una politica del bastone e della carota. La prima missione nel Mediterraneo di Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere, è stata “un successo”, dichiara il direttore esecutivo Ilkka Laitinen: 1,2 milioni di euro bruciati in due settimane, dal 3 al 17 ottobre. Novecentomila euro al giorno per far girare il motori delle navi e degli aerei inviati a pattugliare il Canale di Sicilia dai 5 volenterosi: Italia, Malta, Francia, Germania e Grecia. La missione è finita, l’anno prossimo potrebbe riprendere prima dell’estate, quando gli sbarchi aumentano, magari con la partecipazione della Libia, finora restia. Intanto il dichiarato successo ha spinto il Parlamento europeo ad aumentare il budjet del controllo delle frontiere, un bottino che oggi vale 170 milioni di euro, 1.700 euro a testa per ognuno dei circa 100mila migranti che ogni anno entrano illegalmente via mare da Spagna, Malta, Italia e Grecia.

La Guardia civil spagnola continua la formazione della Guardia costiera mauritana a Nouadhibou e Nouakchott, Mauritania, sebbene i suoi uomini lamentino l’elevata corruzione del Paese, che di fatto fa dei controlli in mare dei meri pedaggi. A Dakar invece è impegnata la Guardia di Finanza italiana, mentre alla Croce rossa spagnola invece è affidata la preparazione e la distribuzione dei pasti al centro di detenzione dei migranti Ecole 6, a Nouadhibou. Qui decine di giovani arrestati in mare o in partenza sono stipati su brandine a castello appiccicate una alle altre in uno stanzone dietro finestre di sbarre. Non hanno commesso reati penali, ma la porta di ferro si apre 3 volte al giorno, per i pasti. In teoria entro 48 ore il governo mauritano noleggia pulmini da 20 posti per accompagnare i migranti alla frontiera violata, con il Senegal o con il Mali. Offre l’Europa. Non sempre è cosi’. Fortress Europe ha visitato il centro a cavallo della festa 'Id al fitr di fine Ramadan: i 29 detenuti erano agli arresti da 10 giorni e sui muri della stanza vuota dove gli uomini della shurta (polizia) bevono il thè, sono incisi “14 days here” di un gruppo particolarmente sfortunato. E questo non è niente rispetto alle drammatiche condizioni dei migranti arrestati in Algeria e in Libia. Human Rights Watch ha accusato Trípoli in un recente rapporto. L’Italia finanzia 3 di quelle carceri dal 2003. Madrid intanto ha firmato con il Senegal un accordo che prevede 15 milioni di euro per la cooperazione allo sviluppo del Paese africano. Progetti simili esistono anche in Guinea Equatoriale e sono in via di negoziazione in Niger e Mali.

Il mese di ottobre ha visto la ripresa degli assalti al grillage di Ceuta e Melilla, le due enclave spagnole in terra marocchina. La pressione sull’alambrada si era alleggerita dopo i 14 morti dell’agosto 2005. Oltre cento persone sono state respinte dall’esercito marocchino nel mese in cui Sos racismo ha presentato un rapporto che fa luce su 10 anni di violenze ai danni dei migranti nella valle tra Ceuta e Melilla: 379 casi documentati di rimpatri illegali e 179 episodi di aggressione fisica. Ottobre conferma anche la ripresa dei viaggi verso la costa sud della penisola iberica: oltre 300 uomini sbarcati di cui 106 minori. In Sicilia il flusso dei migranti rimane permanente, ma sotto ogni allarmismo. Dati del Viminale parlano infatti di 19.552 persone arrivate dall’inizio dell’anno rispetto ai 22.824 dell’intero 2005. Fortress Europe è una rassegna stampa che dal 1988 ad oggi fa memoria delle vittime della frontiera: 5.620 morti documentate, tra cui si contano 1.827 dispersi. Sono soprattutto naufragi (4.439 morti in mare), ma non mancano incidenti stradali, morti di stenti nel deserto come tra le nevi dei valichi montuosi, piuttosto che uccisi dagli spari dell'esercito turco o dalle violenze della polizia in Libia, Marocco e Algeria, o saltati su una delle 25mila mine antiuomo al confine tra Grecia e Turchia. Per chi viaggia da sud, in modo o nell’altro, di frontiera non è difficile morire.

Note: Piu' informazioni sul sito http://fortresseurope.blogspot.com

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