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    Una catena al collo: 20 euro. Per il resto c’è la Caritas

    9 gennaio 2010 - Antonella Serafini

    condizioni di vita dei migranti a Rosarno Al costo di 20 euro, gli schiavi hanno ottenuto di non avere la catena al collo. Ma c’è stata un’involuzione dai tempi di Kunta Kinte. Prima c’era il negriero che si comprava il servo, si facevano le spedizioni in africa e si andava “a caccia di negri”. Adesso vengono da soli, con l’illusione di poter cambiare la loro vita e si ritrovano ammassati come bestiame in dormitori umidi, prelevati all’alba e riportati a “casa” solo dopo il tramonto. Ma sono clandestini e non hanno diritti. Se uno protesta, avanti un altro, che problema c’è? Nella tragedia che sta accadendo adesso sulle guerriglie civili da calabresi e immigrati, qualcuno si è dimenticato un pezzo.

    E cioè: per chi lavoravano questi uomini? Chi erano i negrieri? E soprattutto: perchè i cittadini hanno tollerato fino ad ora che a lavorare assumessero gli immigrati? Non è che forse per 20 euro al giorno e senza vita non si sarebbe sporcato nessuno le mani? E come mai queste rivolte cittadine non ci sono mai state nemmeno quando sono stati fatti attacchi nella locride ai campi coltivati nei beni confiscati? Contro la ‘ndrangheta no, contro gli immigrati si.

    Il calabrese medio accetta che il grande latifondista faccia lavorare a nero africani di tutte le razze, ma non accetta chel’africano si ribelli agli spari. Strana legge. Strana legalità quella di Maroni, che parla di tolleranza zero (ma non verso gli sfruttatori, ma verso gli sfruttati). Un governo che predica la politica della lotta all’evasione dovrebbe avere il mirino puntato verso i proprietari di quegli agrumeti che sfruttano i NEGRI a nero riducendoli a bestie con la catena invisibile della clandestinità.

    Certo che se il datore di lavoro pagasse i contributi, non ci sarebbe problema di clandestini, non ci sarebbero problemi di altro genere. Facile però attaccare il debole, quindi perchè prendersela con il forte? Ipocriti anche gli appelli dei signori Napolitano e Turco, i primi a trattare una legge sugli immigrati puntando a fare dei CPT un business. Ipocrita tutta la destra che con la legge Bossi Fini non ha che peggiorato la situazione già fallata dalla sinistra.

    Qui l’emergenza vera è della società civile, che dovrebbe schierarsi contro ogni sfruttamento e prevaricazione invece di favorire gli sfruttatori. Ora solo una cosa è certa, e che le prossime elezioni in calabria le vincerà la Lega, e questa insubordinazione degli schiavi contro gli schiavisti peggiorerà solo lo stato di degrado economico e sociale di tutto il paese di Rosarno, anzi, di tutta la Calabria.

    Ipocrita anche la sorpresa delle istituzioni nazionali regionali e locali, perchè lì non si poteva non sapere cosa ci facevano quegli immigrati all’alba degli agrumeti o in quelle fabbriche dismesse per dormire. L’assenza dello Stato provoca tutto questo. Dove non c’è lo stato c’è criminalità. E invece di parlare di “negri che ci portano via il lavoro”, si pensi a denunciare gli schiavisti che preferiscono arricchirsi a zero spese senza dare lavoro ai cittadini del posto.

    C’è un solo problema, e cioè che i clandestini con le attuali leggi sono destinati a rimanere tali, perchè nessun “italiano per bene” scuce un lavoro con contratto. Invece di pensare ai pesci piccoli, sarebbe bene eliminare la causa di questo degrado. Un degrado che conviene alla Chiesa, che nella sua ipocrisia (e si, non risparmiamo nemmeno la Chiesa), preferisce arricchire le casse della Caritas offrendo il pesce invece di insegnare a pescare.

    Note:

    fonte: http://www.giornalepopolare.it

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