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    Dal Vietnam alla Sicilia

    In questi giorni è salita alla ribalta mediatica. Ma la storia della Cap Anamur è cominciata molto prima dell'avventura di questi giorni.
    17 luglio 2004 - Alessio Di Florio

    In questi giorni la tragedia dei profughi sudanesi rifiutati dal governo italiano ha portato alla ribalta la nave tedesca Cap Anamur. I soliti imbonitori televisivi si sono gettati sulla vicenda gettando fango ed infamia sul capitano della nave. Paragonandolo ad un volgare scafista-trafficante di uomini. Se lo possono permettere perché in questo Paese la disinformazione è arrivata ad un punto tale che per parlare bisogna non sapere. E nessuno di loro si è preso la briga di fare una piccola ricerca, per sapere cos'è realmente la Cap Anamur. Ricerca che qualcun'altro ha svolto. Come gli amici di Vita-Non Profit Magazine. Che da anni seguono le sue vicende. Tra l'altro abbiamo in Italia un numero impressionante di persone che ancora si riempiono la bocca del pericolo comunista, sempre in agguato. Mentre però loro parlano e pontificano nel nulla, la Cap Anamur negli anni ha sfidato una delle più crudeli dittature del mondo, quella nordcoreana. Come potete leggere qui, http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=1777&H=%26amp%3Bamp%3Bquot%3BCAp+Anamur%26amp%3Bamp%3Bquot%3B, nel 2001 Norbert Vollersen denunciò al mondo la tragica situazione nordcoreana. Ma non lo fece in maniera vaga e fumosa, se non pretestuosa, dai salotti di Porta a Porta o dagli scranni parlamentari. No, lo fece da Pyongyang, la capitale nordcoreana. Fu espulso. Nessuno in Occidente si accorse di nulla. Oggi invece che l'ennesima operazione umanitaria da parte della organizzazione tedesca può creare "un pericoloso precedente" ( sono parole del Ministro degli Interni, letterali ), tutti sono bravi a riportare ciò che non è e a sputare sentenze.
    Come possiamo leggere dal sito ufficiale ( http://www.cap-anamur.org ) la organizzazione non governativa ha cominciato la sua avventura nel 1979. In quell'anno Christel e Rupert Neudeck fondarono, con alcuni amici, il comitato "Una nave per il Vietnam" e noleggiarono la nave Cap Anamur, così chiamata dal nome di un promontorio turco. Carichi di entusiasmo salirono a bordo della nave e partirono per i mari del Sud della Cina. Il loro scopo era quello di portare assistenza ai boat people, ovvero i profughi vietnamiti, in fuga dal regime. I viaggi della disperazione, in carrette che tanto ricordano quelle che spesso vediamo anche noi nelle nostre Tv, spesso si risolvevano in tragedia. Come, con giusto orgoglio riportano nel loro sito, I viaggi della "Cap Anamur" (e delle altre navi che seguirono) si sono tradotti - in barba alle previsioni contrarie di tanti "esperti" - in un enorme successo: 10.375 boat people sono stati salvati dal mare, altri 35.000 hanno ricevuto assistenza sanitaria a bordo. Dopo quell'esaltante avventura la Cap Anamur decise di proseguire nel proprio operato umanitario. Sostenuta da tantissimi cittadini tedeschi li ha spinti a fondare il comitato dei "medici di emergenza tedeschi Cap Anamur". Da subito ci si è diretti nelle zone del mondo tormentate da miseria e guerre. Somalia, Uganda, Etiopia, Sudan, Eritrea, e poi Afghanistan, Vietnam e Corea del Nord sono stati tra i teatri del lavoro della ong tedesca. Fin quando la guerra non è tornata ad esplodere in Europa. E allora la Cap Anamur ha cominciato ad operare anche in Macedonia, Bosnia e Kosovo.
    Dopo 23 anni l'impegno non è cambiato e la Cap Anamur prosegue nel suo operato umanitario in tutto il mondo Perché la sofferenza nel mondo non è diminuita - e la follia della guerra continua. Per questo continuiamo ad essere dalla parte dei più deboli e degli oppressi e ci opponiamo a quanto viene presentato come ineluttabile. Perché la nostra esperienza lo dimostra: è possibile fare qualcosa….

    La prossima volta che i teleimbonitori vorrano attaccare l'impegno di chi lavora seriamente in campo umanitario, ricordategli questa storia. La storia di un gruppo di uomini, di forti ideali, che un giorno partirono per un mondo lontano. E da allora hanno deciso di donare la loro vita agli altri.

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