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    Libia, embargo agli sgoccioli

    Mercoledì Bruxelles discute della cancellazione delle sanzioni. Sì anche di Bush. E ieri il primo sbarco «transeuropeo»: 200 migranti si dividono, alcuni restano a Malta altri proseguono verso l'Italia.

    22 settembre 2004 - CINZIA GUBBINI
    Fonte: www.ilmanifesto.it - 19 settembre 2004

    La fine dell'embargo alla Libia da parte dell'Unione europea è sempre più vicina: già mercoledì i venticinque stati membri discuteranno della proposta italiana a Bruxelles. Mentre ieri si è verificato il primo sbarco «transeuropeo», che non ha mancato di sollevare polemiche: una barca con a bordo 200 migranti ha sostato per diverse ore davanti all'isola di Malta. Solo in 102 sono scesi, gli altri hanno continuato il viaggio verso l'Italia e ieri mattina sono arrivati a Ragusa. Tra loro, quattro donne in avanzato stato di gravidanza.

    Verso la fine dell'embrago

    La strategia dell'Italia per togliere le sanzioni alla Libia, così da poter fornire tutte le attrezzature necessarie per pattugliare le coste, sembra trovare un clima più che favorevole in Europa. Mercoledì ne discuterà il Coreper il comitato dei rappresentanti permanenti degli stati membri. La riunione potrebbe svolgersi sotto auspici ancora migliori viste le ultime notizie statunitensi, secondo cui anche il presidente Bush avrebbe accantonato ogni riserva e si starebbe apprestando a cancellare le sanzioni verso l'ex stato canaglia. Secondo fonti nordamericane la decisione degli Stati uniti potrebbe essere resa nota già domani, alla vigilia cioè del pagamento della seconda tranche del risarcimento libico alle famiglie delle vittime dell'attentato al volo Pan America 130, fissata per il 22 settembre. Era il 1988 e morirono 270 persone a Lockerbie, in Scozia. Le famiglie hanno già ricevuto 4 milioni di dollari, i successivi 4 dovevano essere versati al momento della revoca delle sanzioni e la data indicata è appunto il 22 settembre.

    La riunione di mercoledì a Bruxelles potrebbe svolgersi, quindi, in un quadro internazionale mutato, che vede la Libia sostanzialmente scagionata dalle accuse di fiancheggiare il terrorismo. Anche il presidente uscente della Commissione, Romano Prodi, ha salutato favorevolemente l'iniziativa: «Era ora che se ne parlasse», ha dichiarato. Sul fronte italiano, d'accordo anche il vicepresidente Gianfranco Fini, leader di An che alla cancellazione dell'embrago lega però un «gesto di reciprocità». Per evitare espressioni di «becero nazionalismo che poi sono quelli che determinano gli scontri etnici», Gheddafi dovrebbe «togliere dal calendario la celebrazione giorno della vendetta contro gli italiani». A favore anche il ministro per le riforme Calderoli, che ha definito la cancellazione dell'embargo «un'iniziativa utile» per combattere l'immigrazione clandestina, anche se preferirebbe il «metodo maltese», cioè «circondare le navi e non far scendere le persone».

    Il barcone «maltese»

    Il ministro si riferisce alla storia dell'imbarcazione di 15 metri che ieri ha portato 94 persone sulle coste siciliane. Si tratta di 70 uomini e 24 donne, parte di un gruppo di circa 200 persone che da tre giorni si trovavano in mare. Il loro viaggio ha creato uno screzio diplomatico tra l'Italia e Malta: un elicottero italiano, infatti, aveva segnalato la barca venerdì sera alle autorità maltesi. Il mare era grosso, e due pattugliatori maltesi hanno circondato la barca. Secondo quanto riferito dalle autorità di Malta, soltanto 60 persone hanno deciso subito di scendere dalla nave, spaventate dalle condizioni metereologiche. Gli altri hanno opposto resistenza, dicendo di voler continuare il viaggio verso l'Italia. Con il passare delle ore, altre 42 persone sono scese a Malta. Vista la situazione critica, i maltesi non se la sono sentita di ingaggiare una battaglia, e hanno lasciato proseguire la nave che ieri mattina alle 9 è stata recuperata dai mezzi della Guardia costiera e della Guardia di finanza italiane a 8 miglia a sud di Porto Ulisse. Le 94 persone sono state portate in un capannone, il «centro di accoglienza» di Pozzallo, ma con tutta probabilità verranno presto rimpatriate verso Malta, comprese le persone che chiederanno asilo politico (si dichiarano eritrei, etiopi e sudanesi). L'Italia, infatti, farà valere gli accordi europei che impongono al paese di primo approdo di farsi carico sia dei rimpatri che dell'istruzione delle domande di asilo. La Lega non ha perso tempo: «Se i maltesi sono riusciti a non farli sbarcare, non si capisce come alla luce delle stesse leggi internazionali l'Italia si concede il lusso di andare addirittura a prendere i clandestini e a portarseli a casa», ha dichiarato il senatore del Carroccio Ettore Pirovano. «Quando ci sono in mare persone che hanno bisogno di soccorso, sia il diritto internazionale, sia il diritto della navigazione impongono l'obbligo di dare assistenza», ha risposto il presidente del Comitato Schengen-Europol-Immigrazione, Alberto Di Luca.

    Per Malta lo sbarco dell'altra sera è stato il più grosso dell'estate, e ha creato notevoli difficoltà alla piccola isola, dove 1.200 persone sono già rinchiuse nei centri di detenzione. «E in condizioni disumane - racconta il parlamentare maltese Joseph Bella - ormai non arrivano neanche più i vestiti. Le persone si coprono con le lenzuola».

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