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Dal sito di Unimondo la denuncia della Caritas Italiana e Fondazione Migrantes e delle Acli.

Migranti: la burocrazia spinge alla clandestinità

11 novembre 2004
Fonte: www.unimondo.org - 10 novembre 2004


Gli ostacoli burocratici e amministrativi che rendono impervie le procedure di regolarizzazione degli immigrati in Italia, finiscono per agevolare l'irregolarità e la clandestinità piuttosto che combatterla. È quanto denunciano le Acli, unitamente alla Caritas Italiana e alla Fondazione Migrantes, presentando al ministro degli Interni Giuseppe Pisanu un documento contenente proposte e suggerimenti per gestire meglio gli aspetti pratici e quotidiani dell'immigrazione, uscendo dalla logica dell'emergenza e della precarietà.

Ingresso, soggiorno, lavoro, famiglia, alloggio e cittadinanza sono tra le questioni affrontate nel testo elaborato dai tre soggetti, che non mancano di ribadire le loro perplessità rispetto alla legge sull'immigrazione nel suo complesso, auspicandone una profonda revisione, ma riconoscendo altresì al ministro Pisanu l'impegno e la disponibilità all'ascolto.

Acli, Caritas e Migrantes chiedono con urgenza delle Linee Guida ministeriali per uniformare la consuetudine amministrativo-burocratica delle Questure, nel tentativo di arginare la «costante e ripetuta» discrezionalità di azione che rende difficoltoso se non vano, a volte, il conseguimento di quei diritti che la legge stessa prevede per gli immigrati. Contemporaneamente, viene auspicato un coinvolgimento più diffuso degli enti di patronato da parte delle stesse questure, come già accade a livello locale per alcune esperienze dagli esiti positivi.

Quanto alle problematiche legate all'ingresso e alla permanenza in Italia, il documento suggerisce di estendere a 2 anni la validità del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, al primo rilascio, e di raddoppiarne la durata nei rinnovi successivi, così da dare maggiore respiro agli immigrati e snellire al tempo stesso gli adempimenti delle Questure. Si chiede anche di riportare ad un anno, contro i sei mesi attuali, il tempo a disposizione dell'immigrato che perda il lavoro allo scadere del permesso di soggiorno per trovare un'altra occupazione. E di consentire – come è avvenuto la scorsa estate – l'uscita dal territorio italiano anche solo con la ricevuta di rinnovo del permesso quando le lungaggini della burocrazia ritardano il rilascio dei documenti originali. Così pure è presa in considerazione la possibilità di convertire – a determinate condizioni – in permesso di soggiorno per lavoro subordinato il permesso ottenuto ad altro titolo. Infine, riguardo il rilascio della Carta di Soggiorno, Acli, Caritas e Migrantes chiedono l'adeguamento alla Direttiva europea che prevede il rilascio del permesso di lungo soggiorno dopo 5 anni di permanenza regolare ininterrotta, contro i 6 richiesti dalla normativa italiana.

Rispetto alle questioni del lavoro, viene contestata innanzitutto la formula del “contratto di soggiorno” perché, oltre a proiettare un'immagine strumentale dello straniero, pone di fatto il lavoratore immigrato in una condizione di ricattabilità da parte del datore di lavoro. Anche il meccanismo della “chiamata nominativa” viene messo in discussione, sia per le incertezze sui modi e i tempi della presentazione della domanda, sia per gli obblighi che impone al datore di lavoro, che finiscono per valere da deterrenti a stipulare contratti di lavoro regolari. E ancora: la questione delle Colf/badanti e quella degli immigrati che svolgono lavoro autonomo. Per la prima, si chiedono più sgravi fiscali per le famiglie che assumono, per permettere una maggiore regolarità dei rapporti lavorativi e consentire ai tanti che necessitano di queste figure professionali di potervi ricorrere. Per la seconda questione, si auspica una sanatoria per quei lavoratori immigrati autonomi che sono stati esclusi dalla regolarizzazione del 2002.

Il capitolo “Famiglia e Alloggio” concentra l'attenzione sul problema dei ricongiungimenti familiari, colpiti attualmente – si legge nel documento – da «ingiustificate restrizioni e prassi burocratiche». Si pensi alle limitazioni imposte all'ingresso in Italia dei figli maggiorenni o dei genitori anziani. Si pensi ancora ai documenti da presentare per il ricongiungimento, che la legge vuole preventivamente autenticati dall'autorità consolare italiana. Basterebbe ritornare alla normativa precedente, che non prevedeva l'autenticazione preventiva, per accelerare e snellire l'intera procedura. Sul versante casa, il documento chiede politiche abitative capaci di coinvolgere e coordinare le associazioni e gli enti locali, i datori di lavoro e le loro organizzazioni, in progetti rivolti al recupero/riqualificazione del patrimonio esistente, alla riqualificazione dei quartieri, alla realizzazione di alloggi per immigrati. Per questo obiettivo si chiede di destinare il 20% delle quote del Fondo Sociale di competenza del Ministero del Welfare alle politiche di integrazione degli immigrati.

Altro tema è quello dei percorsi di cittadinanza previsti o da prevedere per gli immigrati extra Ue, per affrontare con «lungimiranza» un evento di portata storica come è quello dell'immigrazione, e liberarlo dalle categorie di “ordine pubblico” in cui per troppo tempo è rimasto imprigionato. Si ritiene allora indispensabile investire per superare le barriere di non conoscenza delle normative, di non familiarità coi percorsi burocratici, le incomprensioni culturali e di linguaggio. Con un'attenzione speciale ai minori stranieri che frequentano le scuole italiane. Ma, soprattutto, Acli, Caritas e Migrantes insistono nel chiedere la concessione del diritto di voto ai cittadini immigrati residenti nel nostro Paese e, insieme, la revisione della Legge sulla Cittadinanza, sia per comprendere i bambini (già oltre 300mila) nati in Italia da genitori stranieri, sia per ridurre a 5 gli anni di residenza previsti per l'ottenimento della cittadinanza.

Il documento presentato al ministro tocca anche altri temi. Viene denunciato lo spostamento della prostituzione dalle strade ai luoghi chiusi, che rischia di rendere più difficili gli interventi di prevenzione, tutela della salute e protezione sociale in favore delle donne vittime della tratta. Quanto ai discussi Centri di Permanenza Temporanea, prescindendo da una valutazione sulla loro legittimità o la convenienza, viene sollecitata una presenza delle associazioni non occasionale ma permanente all'interno dei Cpt, per garantire la tutela dei diritti ma anche per offrire accoglienza, informazione ed orientamento agli immigrati.

Infine il diritto d'Asilo: Acli, Caritas e Migrantes ribadiscono l'urgenza di una legge organica in materia, che sia approvata in tempi rapidi e in cui però non prevalgano «logiche restrittive».

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