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Campo Rom di Secondigliano

Il Mondo di Vesna
L'esposizione si compone di una selezione d’immagini in bianco e nero, che costituiscono il nucleo pulsante di un ampio reportage, in cui lo sguardo indagatore dell'artista si avvicina alla cultura Rom senza pregiudizi, ma con la curiosità di chi vuole conoscere un mondo che ogni giorno incontriamo ed incrociamo frettolosamente. Gli scatti di Cimino ritraggono Vesna, una bambina Rom che ha vissuto nel campo nomadi di Secondigliano, alla periferia di Napoli, e il suo mondo fatto di persone dall'aspetto intelligentemente furbesco e di luoghi desolanti; un mondo popolato da bambini dal volto angelico e da donne e uomini dall'aria vissuta, che ti scrutano dentro con i loro sguardi ammiccanti e profondi. Le foto di Cimino attraggono lo sguardo dell'osservatore in maniera semplice e diretta ed hanno il merito di introdurci in punta di piedi in un mondo poco conosciuto, "altro", diverso. Gli scatti dell'artista, infatti, senza indugiare su immagini irrispettose della dignità umana, raccolgono frammenti di una vita di strada, in cui si alternano gesti semplici, come la preparazione della crema per il caffè, si sottendono relazioni e tradizioni sociali ataviche cementatesi nei secoli (il discendente, cugini, sociogrammi, incongruenze), si intuisce il ruolo centrale della musica (in treno) e si percepisce la gioia di vivere (vieni a vedere) e la disperazione rabbiosa (rabbia) del mondo nomade. Alla fine del viaggio l'obbiettivo di Cimino, dopo aver ruotato senza posa intorno al mondo dei Rom, si ferma ed immortala la dolcezza di Vesna, che al pari di una piccola Venere reclina il volto.
A qualcuno potrebbe sembrare strano che un sociologo scriva un commento al lavoro di un fotografo. Al contrario, invece, il rapporto tra arte fotografica e scienze sociali diviene nel tempo sempre più stretto: se da sempre la fotografia è un supporto indispensabile per la ricerca antropologica, da trent'anni a questa parte si va consolidando - negli Stati Uniti prima e in Europa poi - un filone di studio e di indagine che prende il nome di "sociologia visuale". In questo approccio la fotografia non è più considerata per la sua valenza estetica, ma diviene vero e proprio strumento di indagine empirica, sguardo che scava nella realtà sociale contribuendo spesso a metterne a nudo le contraddizioni, con una evidenza sicuramente più immediata e coinvolgente di quanto possa fare un testo scritto. Ciò è particolarmente vero quando divengono oggetto di analisi la marginalità e l'esclusione sociale, come appunto è il caso delle foto di Maurizio Cimino di un campo Rom nei dintorni di Napoli. Non uso a caso il termine "analisi" in quanto mi sembra che l'autore, pur partendo da un'esperienza artistica, centri in pieno alcuni degli obiettivi di quella che siamo abituati a chiamare la ricerca qualitativa in questo settore: la narrazione della quotidianità di un gruppo sociale, l'individuazione di caratteristiche che ne definiscono l'identità di gruppo, ma soprattutto la capacità di evidenziare la sconvolgente normalità con cui è vissuto il disagio. Certo, lo sguardo di un fotografo è soggettivo. Oggi però stiamo imparando a capire come anche la scienza interpreti il mondo a partire da un punto di vista, e come l'unica possibile garanzia di oggettività consista nell'esplicitazione di questo punto di vista, sia in senso metodologico che concettuale.
Enrica Amaturo
Preside della Facoltà di Sociologia
Università di Napoli Federico II

Il Campo di Secondigliano - "La selvaggia comunità della politica"
di Maurizio Braucci
Quel campo rom dietro il carcere di Secondigliano è un'offesa al cuore, spacciato per risultato di politiche di integrazione, a ben guardare è oggi un monumento alla scarsa intelligenza delle istituzioni, sta lì, basta andare a guardarlo. Fu fatto da persone che erano informate del fatto che nel resto d'Italia ormai ci si orientasse contro la costituzione di megacampi, persone che avevano il compito di affrontare la questione casa-lavorodiritti per i Rom. Non si può fare a meno di un immaginario, pare, nell'elaborazione di qualsivoglia relazione, eppure esistono immaginari limitati o ampi, un campo recintato appartiene alla prima categoria. Malgrado non richiedessero ciò, quanti avevano stabilito con i baraccati rom della periferia nord rapporti di reciproco arricchimento, si trovarono a subire la stessa umiliazione dei loro amici immigrati: una soluzione insoddisfacente, stupida, brutta……

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