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Cravasco, fra ieri e domani...

21 marzo 2005 - Elisabetta Caravati

Il 23 marzo 1945, su ordine del criminale nazista Siegfried Engel, in
risposta ad un'azione di guerra dove rimasero uccisi otto militari
tedeschi, vennero prelevati dal carcere di Marassi di Genova, venti
antifascisti italiani, trasportati su un camion e portati nei pressi del
cimitero di Cravasco per essere fucilati.

Cantavano quei ragazzi italiani su quel camion che li avrebbe portati alla
morte; cantavano e il loro canto voleva essere una risposta d'amore a tanto
odio; sapevano che non sarebbero morti invano, sapevano che il destino
crudele, al quale andavano incontro, sarebbe servito per regalare agli
italiani un futuro migliore. Due di loro riuscirono a scappare, da quel
camion della morte; poi, la', accanto al cimitero, un terzo uomo si salvo'!
Inspiegabilmente non colpito dalla prima scarica, Franco Diodati, cadde a
terra colpito alla gola dalla seconda scarica, coperto dal sangue di chi gli
era vicino, venne creduto morto dai criminali nazisti, e lasciato li'!
Franco Diodati, si arrampico' poi, su un cipresso del cimitero, ridiscese,
torno' in montagna e riprese il suo posto fra le file partigiane...
Franco Diodati, con tutta la sua famiglia, era presente, ieri alla cerimonia
in ricordo dei suoi compagni caduti sessant'anni fa; era presente in
silenzio in un cammino commemorativo; un cammino nella memoria fatto di
emozioni e ricordi e speranze; un cammino nella storia attraverso i nomi di
chi non c'e' piu' e i luoghi che sono sempre li'; luoghi in cui e'
necessario soffermarsi un momento di piu' per cercare di capire, per
riuscire a dare finalmente un'interpretazione attuale a tanto sangue a tante
morti a troppo dolore; dolore di chi e' rimasto, di chi ha sacrificato un
figlio o un marito affinche' oggi potessimo vivere in un'Italia piu' libera,
piu' giusta...

L'importante, credo, sia riuscire a dare il giusto significato al ricordo;
non limitare la nostra attenzione al sacrificio di tanti ragazzi, ma
riuscire a dare a quel sacrificio un senso nella nostra vita quotdiana. La
lotta partigiana non e' stata solo un combattimento in montagna fra
partigiani e nazi-fascisti, ma un itinerario complesso, difficile, fatto da
tante realta' diverse; venti mesi di lotta con tanti morti, ma venti mesi
che hanno saputo sconfiggere un regime totalitario e regalare al nostro
paese una democrazia e una Costituzione.

Il sacrificio di coloro che hanno impugnato le armi per amore e non per
odio, deve giungere fino a noi, deve essere spogliato dalla retorica che a
volte tende a ricoprirlo, per poter essere rivestito con abiti nuovi.
Il sacrificio di coloro che oggi non ci sono piu' e di coloro che oggi sono
ormai vecchi, deve servire ai giovani come base, come fondamento, per la
costruzione, non solo di un'Italia, ma di un mondo migliore. Dobbiamo
imparare ad amare la Costituzione della nostra Repubblica; ricordarci che
li' sono racchiusi i principi di liberta' di giustizia e di antifascismo per
i quali altri, prima di noi, hanno combattuto.

Dobbiamo "combattere" anche noi, e portare la nostra battaglia non violenta
in tutte le realta' piccole e grandi, vicine e lontane.



Tanta gente a Cravasco ieri, in un viaggio commemorativo nel ricordo e in
onore di chi li' ha perso la vita; tanti giovani, tante mamme con i loro
bambini, tutti ad ascoltare le parole di altri ed il silenzio di Franco
Diodati...

Tante bandiere della pace, accanto ai tricolori, unica speranza e certezza
per dare un senso a questi giorni difficili fra ieri e domani...

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