Una testimonianza

Nonviolenza è antifascismo. Antifascismo è nonviolenza

Dopo un'aggressione fascista a Verona Mao Valpiana del Movimento Nonviolento e Sergio Paronetto di Pax Christi hanno lanciato un appello perché la risposta fosse la nonviolenza
27 luglio 2005
Fonte: Centro di Ricerca per la Pace di Viterbo http://lists.peacelink.it/nonviolenza

22 luglio 2005. Appello alla città di Verona [Da Mao Valpiana, direttore di "Azione nonviolenta" ed animatore della "Casa della nonviolenza" di Verona, riceviamo e diffondiamo il seguente appello del Movimento Nonviolento (per contatti: e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org). Mao (Massimo) Valpiana (per contatti: mao at sis.it, e anche presso la redazione di "Azione nonviolenta", via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org) e' una delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive ed opera come assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel sociale"), e' membro del comitato di coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nello scorso mese di giugno ha promosso il digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in Afghanistan e poi liberata. Un suo profilo autobiografico, scritto con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4 dicembre 2002 di questo notiziario] Quando ci sono aggressori ed aggrediti, la nonviolenza sta sempre dalla parte delle vittime. Dunque oggi la nostra solidarieta' totale ed incondizionata va a chi ha subito il pestaggio fascista. Al di la' delle motivazioni e dei fatti (sara' la magistratura a chiarirli) siamo con chi ha subito violenza, per portare conforto e ricercare la verita'. Alla violenza si deve reagire, per contrastarla e neutralizzarla. Ma l'unica resistenza efficace e' quella della nonviolenza. Solo la nonviolenza, chiara, limpida, cristallina, e' la risposta definitiva che puo' vincere sulla violenza. Se non c'e' condanna inequivocabile di ogni tipo di violenza, non si riuscira' mai ad eliminarla. La violenza va battuta a partire da se stessi. Per questo non condividiamo che nella convocazione della manifestazione antifascista di sabato 23 luglio sia dato spazio "ad ogni tipo di linguaggio antifascista": cosa significa? Il solo, vero, unico linguaggio antifascista e' quello della condanna senza appello della violenza, che e' l'humus nel quale il fascismo cresce, la legge del piu' forte. Qualche decennio fa alcuni slogan criminali come "uccidere un fascista non e' reato" portarono poi alla tragedia del rogo di Primavalle, e al macabro elenco di giovani compagni o camerati morti sul campo. Quella strada si e' rivelata un vicolo cieco. Una sconfitta per tutti. Oggi si deve imboccare la via della nonviolenza, che e' amore per la vita, la verita', rispetto di ogni persona. La societa' civile veronese non puo' accettare che questo gravissimo episodio si riduca ad uno scontro tra opposte fazioni. La citta' non puo' delegare la reazione solo ai giovani dei centri sociali; Verona si deve svegliare ed estirpare il cancro fascista che si porta dentro. Sia il sindaco a convocare una iniziativa pubblica, civile, democratica, contro il fascismo e le connivenze che lo alimentano. La nonviolenza richiede che anche oggi si stia dalla parte di Abele. Ma nessuno deve toccare Caino. I responsabili dell'aggressione devono essere assicurati alla giustizia, con tutte le garanzie di legge, ma nessuno deve pensare di vendicarsi o di farsi giustizia da solo. Nessuno deve seminare l'odio. Chi in questi anni non ha preso le distanze dalla violenza, chi non ha rifiutato le provocazioni, chi non ha condannato azioni teppistiche, chi ha coltivato rabbia e diffuso menzogne, chi ha praticato l'illegalita' e organizzato scontri con la polizia (chiamandoli autodifesa militante), oggi non ha le carte in regola per manifestare contro il fascismo. Il fascismo non ha paura della violenza, perche' in essa cresce. Il fascismo teme la civilta', la parola, la cultura, la democrazia, le idee, perche' non le sa contrastare. La storia e' stata riscattata da Gandhi e ha condannato Hitler. La nonviolenza e' antifascismo. L'antifascismo e' nonviolenza.


Editoriale. Una lettera a Verona da Viterbo Scriviamo queste righe qualora la nostra parola potesse trovare ascolto tra quante e quanti questo sabato 23 luglio manifesteranno a Verona contro il fascismo e la violenza. E cio' che vogliamo dire e' che solo la scelta della nonviolenza invera l'antifascismo, il fascismo contrasta, salva le vite, promuove la convivenza, difende e realizza l'umana dignita'. Chi pensa di poter ancora usare la violenza contro il corpo o contro l'anima di una persona agisce da criminale fascista quale che sia il colore del mantello che indossa. * Negli ultimi mesi anche a Viterbo si sono verificati ripetuti episodi di intimidazioni, aggressioni e pestaggi da parte di giovani neofascisti. La Viterbo democratica ha risposto con una manifestazione convocata con il motto "contro la violenza e il neofascismo", che si e' tenuta il 24 giugno scorso, con un corteo snodatosi per le vie cittadine. La manifestazione e' stata promossa dal centro sociale occupato autogestito "Valle Faul", dal collettivo giovanile e studentesco "Cantiere aperto", dal circolo Arci "Orizzonte" che da anni e' luogo di incontro e amicizia di persone provenienti da molti diversi paesi e culture; hanno aderito molte associazioni e rappresentanti delle istituzioni, vi hanno preso parte non solo persone gia' impegnate ed abitualmente disposte a scendere in piazza in difesa dei diritti di tutti, ma anche ragazzi e genitori che per la prima volta partecipavano a un corteo. Nell'appello di convocazione era scritto testualmente: "L'unica risposta che vogliamo praticare e' la nonviolenza". * Questo e' cio' che va detto, ora e sempre: contro la violenza e il neofascismo, l'unica risposta che vogliamo praticare e' la nonviolenza. Questa e' l'eredita', la consegna, ineludibile il legato che ci lasciano le vittime di tutte le guerre e di tutte le dittature: contro la violenza e il neofascismo, l'unica risposta che vogliamo praticare e' la nonviolenza. Questa e' l'alternativa dell'epoca presente, di questo momento apocalittico dell'umanita': o la nonviolenza o il fascismo. Questa e' la resistenza che occorre: la resistenza nonviolenta. Questo teniamo per vero. E alle persone tutte che a Verona manifesteranno questo sabato contro il fascismo, questa preghiera rivolgere vogliamo: sia la condotta vostra antifascista, sia quindi la vostra condotta nonviolenta.
25 luglio 2005 Che tristezza stasera a Verona [Ringraziamo Sergio Paronetto (per contatti: paxchristi_paronetto at yahoo.com) per questa testimonianza scritta la sera di sabato 23 luglio. Sergio Paronetto insegna presso l'Istituto Tecnico "Luigi Einaudi" di Verona dove coordina alcune attivita' di educazione alla pace e ai diritti umani. Tra il 1971 e il 1973 e' in Ecuador a svolgere il servizio civile alternativo del militare con un gruppo di volontari di Cooperazione internazionale (Coopi). L'obiezione di coscienza al servizio militare gli viene suggerita dalla testimonianza di Primo Mazzolari, di Lorenzo Milani e di Martin Luther King. In Ecuador opera prima nella selva amazzonica presso gli indigeni shuar e poi sulla Cordigliera assieme al vescovo degli idios (quechua) Leonidas Proano con cui collabora in programmi di alfabetizzazione secondo il metodo del pedagogista Paulo Freire. Negli anni '80 e' consigliere comunale a Verona, agisce nel Comitato veronese per la pace e il disarmo e in gruppi promotori delle assemblee in Arena suscitate dall'Appello dei Beati i costruttori di pace. In esse incontra o reincontra Alessandro Zanotelli, Tonino Bello, Ernesto Balducci, David Maria Turoldo, Desmond Tutu, Rigoberta Menchu', Perez Esquivel, Beyers Naude' e tanti testimoni di pace. Negli anni '90 aderisce a Pax Christi (che aveva gia' conosciuto negli anni Sessanta) del cui Consiglio nazionale fa parte. E' membro del Gruppo per il pluralismo e il dialogo e, ultimamente, del Sinodo diocesano di Verona. Opere di Sergio Paronetto, La nonviolenza dei volti. Forza di liberazione, Editrice Monti, Saronno (Va) 2004] Che tristezza, stasera, dopo la manifestazione veronese contro la violenza da cui mi sono allontanato. L'iniziativa era partita bene. Il gruppo promotore aveva invitato anche tifosi ultras dell'Hellas Verona perche' dichiarassero la netta divaricazione tra tifo e violenza. Aveva aperto il microfono alle varie opinioni. Poi, pero', si e' dichiarato disponibile all'inquinamento dicendo che ognuno puo' partecipare alla manifestazione con le sue caratteristiche. Se le caratteristiche fossero, come e' stato, la disponibilita' a spaccare vetrine, a sfilare a viso coperto con bastoni in mano, a scrivere sui muri inni alla P38, a seminare paura? Cosa c'entravano le 20 persone col passamontagna in mezzo al corteo con il gruppo promotore e con l'iniziativa? Cosa c'entravano le bandiere nere o rosso-nere con la bandiera arcobaleno? Perche' non capire che la violenza nei e attorno ai cortei puo' essere frutto di provocazione organizzata? E che porta al degrado? Che la violenza non solo e' feroce e stupida ma fa sempre il gioco dell'avversario? * Per me, la possibilita' di immaginare e di preparare "un mondo altro" passa attraverso una totale e radicale opposizione-proposta nonviolenta. Alcuni dicono che si tratta di una discriminante che divide. In realta' a dividere, a screditare, anzi a distruggere i movimenti sociali e' la disponibilita' a tollerare qualunque forma di violenza. E' la violenza (macro o micro) che divide, separa, allontana dalla soluzione dei problemi, blocca le relazioni con gli altri, distrugge i rapporti umani, abbrutisce tutti. Perche' non si vuol capire che le violenze sono sempre "reazionarie" e incivili, "fasciste"? E che solo la scelta della nonviolenza e' liberante, relazionale, inclusiva, festosa e creativa? E' la nnviolenza la novita' antagonista alla militarizzazione del mondo e della vita quotidiana. E' la nonviolenza l'alternativa (a tutte le ideologie), la forza di liberazione, l'energia vitale che tesse rapporti, crea reti, coinvolge. Il pacifismo generico puo' contenere le stesse logiche militari che si vogliono denunciare. Un capitolo del mio libro "La nonviolenza dei volti" ne parla diffusamente. * Per me (e per Pax Christi) senza scelta nonviolenta non c'e' azione per la pace. Avevamo concluso il nostro comunicato di solidarieta' con i giovani feriti auspicando che la doverosa e ferma indignazione per le violenze possa accompagnarsi ad "azioni sempre nonviolente, le piu' limpide e democratiche, le piu' adatte e credibili per affermare un altro modo di lottare per le proprie idee e per costruire relazioni libere, giuste e fraterne". Intendiamo riprendere e sviluppare l'idea. Per la politica, per i movimenti sociali e per il popolo della pace dovrebbe essere chiaro il motto di Martin Luther King: "o nonviolenza o non esistenza". Sta forse morendo il pacifismo. Occorre operare perche' si organizzi la nonviolenza.
26 luglio 2005 Tutto prevedibile. E previsto. Purtroppo [Da Mao Valpiana, direttore di "Azione nonviolenta" ed animatore della "Casa della nonviolenza" di Verona, riceviamo e diffondiamo il seguente comunicato redatto a nome del Movimento Nonviolento (per contatti: e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org). Mao (Massimo) Valpiana (per contatti: mao at sis.it, e anche presso la redazione di "Azione nonviolenta", via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org) e' una delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive ed opera come assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel sociale"), e' membro del comitato di coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nello scorso mese di giugno ha promosso il digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in Afghanistan e poi liberata. Un suo profilo autobiografico, scritto con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4 dicembre 2002 di questo notiziario] Il triste epilogo della manifestazione di sabato 23 luglio a Verona era gia' scritto nell'ambiguita' della convocazione che legittimava "ogni tipo di linguaggio antifascista". Nei giorni precedenti la manifestazione abbiamo lavorato per dare un'impostazione completamente diversa, che rappresentasse davvero una novita': - la convocazione doveva venire dal Sindaco, che rappresenta tutta la citta': quando un veronese viene aggredito e picchiato, sono tutti i veronesi che subiscono una violenza; - nell'appello di convocazione doveva emergere chiaramente la condanna di tutte le violenze, e la scelta della nonviolenza come unica via praticabile per estirpare il cancro fascista. Purtroppo le nostre richieste sono rimaste inascoltate, e per questo non abbiamo partecipato ad una iniziativa che non offriva garanzie di serieta'. Infatti si e' voluto impostare la manifestazione pubblica con uno spirito di parte, di gruppo, di fazione, per di piu' lasciando aperta la porta anche a chi non ha mai condannato la violenza, ma anzi se ne e' fatto protagonista (alcuni centri sociali di Padova, Vicenza, Mestre). Sono errori imperdonabili: era evidente che cosi' facendo dal corteo sarebbero nate rabbia anziche' indignazione, intolleranza anziche' dialogo, violenza anziche' nonviolenza. Dal punto di vista della nonviolenza la manifestazione (che avrebbe dovuto essere un dialogo corale con la citta') non avrebbe nemmeno dovuto avere inizio fino a che anche un solo manifestante teneva il volto coperto e nascosto; alla prima vetrina colpita e distrutta la manifestazione doveva essere sciolta, e bisognava organizzare immediatamente una colletta per ripagare i danni; alle prime scritte criminali comparse sui muri delle Regaste ("fascista impara, la P38 spara", "Ramelli e' solo il primo della lista"), gli organizzatori avrebbero dovuto chiedere alle forze dell'ordine di fermare ed arrestare gli autori; allo scoppio della bomba carta bisognava fermarsi, fare autocritica e chiedere scusa a tutti i cittadini. Tutto cio' non e' accaduto, perche' non e' stata fatta con coraggio e chiarezza la scelta nonviolenta, che e' forza della verita', che e' nonmenzogna, che e' dialogo, che e' soluzione positiva dei conflitti. * Qualche decennio fa alcuni slogan criminali come "uccidere un fascista non e' reato" portarono poi alla tragedia del rogo di Primavalle, e al macabro elenco di giovani, "compagni" o "camerati", morti sul campo. Quella strada si e' rivelata una sconfitta per tutti. Oggi si deve imboccare la via della nonviolenza, che e' amore per la vita, la verita', rispetto di ogni persona. Il solo, vero, unico linguaggio antifascista e' quello della condanna senza appello della violenza, che e' l'humus nel quale il fascismo cresce, la legge del piu' forte. Il fascismo non ha paura della violenza, perche' in essa cresce. Il fascismo teme la civilta', la parola, la cultura, la democrazia, le idee, perche' non le sa contrastare. La nonviolenza e' antifascismo. L'antifascismo e' nonviolenza. Se non ci sara' la scelta nonviolenta chiara, limpida, esplicita, inequivocabile, cristallina, senza ambiguita', senza cedimenti, come scelta unica e assoluta, non ci sara' possibilita' di uscire dalla spirale della violenza, che tutto coinvolge, distrugge e abbrutisce. O nonviolenza o non esistenza. * Ma la nonviolenza non si improvvisa. Essa va studiata, approfondita, meditata, vissuta. Alla nonviolenza ci si esercita, nella pratica quotidiana, a partire da se stessi. Dobbiamo estirpare la violenza dentro di noi e intorno a noi, iniziando dai gesti e dalle parole. E' una strada lunga, che i movimenti e i partiti che si dicono per la pace devono imboccare se non vogliono tradire la loro stessa esistenza e condannarsi al fallimento.

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