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Christian Peacemaker Teams. Chi sono gli attivisti rapiti in Iraq

Ostaggi, appello degli Imam. Il capo della moschea sunnita di Baghdad: «Devono essere liberati». Gli ostaggi, avevano precisato i rapitori, avrebbero salva la vita solo nel caso che le autorità statunitensi e irachene rilascino tutti i prigionieri politici dalle carceri del Paese.
11 dicembre 2005 - Lisa Clark (lisa.clark@libero.it)
Fonte: "Il manifesto" del 6 dicembre 2005

Tom, Norman, Jim, Harmeet sono attivisti dei Christian Peacemaker Teams, organizzazione nata negli anni '80 ed inizialmente attiva nel "cortile di casa" degli Usa. Costruttori di pace di ispirazione cristiana, il movimento fu lanciato dalla Societa' degli Amici (i Quaccheri) e dalla Chiesa dei Mennoniti, ma agi' fin dall'inizio insieme ad altri movimenti di ispirazione religiosa. Insieme a Witness for Peace rappresentarono in Salvador, Nicaragua, Guatemala, Haiti la volonta' di cittadini statunitensi di esprimere la distanza che li separava dalle politiche governative.

E' grazie anche al loro impegno che oggi sappiamo quale ruolo svolsero Negroponte e i servizi Usa nel favorire gli squadroni della morte.

Da sempre la loro missione e' la riduzione della violenza con l'obiettivo di costruire un mondo diverso rivelando ai loro concittadini le ingiustizie e le violenze compiute "a loro nome".

Tom Fox, quacchero, ha scritto molto dall'Iraq sul suo blog. Il giorno prima del rapimento scrisse: "Qui, in Iraq, la violenza si esercita tramite la disumanizzazione dell'altro. I soldati Usa rubano l'umanita' delle persone: gli iracheni non sono piu' esseri umani. Solo cosi' i soldati possono uccidere, imprigionare, torturare e sentirsi a posto con la propria coscienza. A noi tocca il compito di sradicare tutto cio' che di disumanizzante c'e' in noi, per primi, e riscoprire con chi ci sta vicino la comune umanita'".

Harmeet Sooden, cittadino canadese, doveva rimanere poco in Iraq. Poi avrebbe dovuto proseguire per la Palestina per una permanenza di tre mesi, tra le fila dell'International Solidarity Movement. Ci era gia' stato, Harmeet, in Palestina. Era stato a Nablus e a Jenin, dove si era unito agli altri attivisti che stavano ripiantando gli ulivi sradicati dalle forze armate israeliane.

Anche Tom era stato in Palestina: gira una bella foto di Tom nell'occasione di una manifestazione contro il Muro dell'apartheid a Jayyous. Del resto lo slogan dei Christian Peacemaker Teams oggi e' "Getting in the way", letteralmente "mettersi in mezzo" nel senso dell'interposizione, ma anche del mettere il bastone fra le ruote delle forze dell'oppressione, dell'occupazione, sia in Palestina che in Iraq.

Furono i Christian Peacemaker Teams di Baghdad i primi a raccogliere le testimonianze sulle torture inflitte ai prigionieri ad Abu Ghraib. Furono vicini, offrendo sostegno di ogni tipo, alle famiglie dei torturati, diffondendo rapporti e notizie negli Stati Uniti e nel mondo. Viviamo nel mondo dell'immagine e nessuno credette ai rapporti che scrivevano, insieme alle associazioni irachene per i diritti umani e all'Osservatorio di Occupation Watch, finche' non arrivarono le foto.

Norman Kember, britannico, e' un battista. Questo nonno settantaquattrenne, da decenni socio attivo della Campagna per il disarmo nucleare (Cnd), negli ultimi tre anni era stato in prima fila tra gli oppositori della guerra in Iraq. Un religioso musulmano britannico, Anas Altikriti, a nome della Coalizione Stop the War e dell'Associazione dei musulmani in Gran Bretagna, e' gia' partito per l'Iraq per chiedere di persona che venga liberato l'attivista nonviolento.

James Loney - Jim - era attivo in Canada anche a favore della liberazione di prigionieri rinchiusi nelle carceri canadesi, senza processo ne' condanna. Tre di questi, in galera da oltre quattro anni, hanno anche loro diffuso un accorato appello per la liberazione di Jim e degli altri tre. "Che una persona come Jim sia prigioniero ci causa piu' dolore della nostra stessa prigionia".

Note:

Ostaggi, appello degli Imam
http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=46289

Lettera della figlia di Tom Fox
http://unimondo.oneworld.net/article/view/123596/1/

Le farneticanti dichiarazioni dei rapitori: "Sono spie delle forze di occupazione"
http://lanazione.it/art/2005/11/29/5393026

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