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Un gruppo per i diritti umani chiede il rilascio di Sudanesi detenuti in Israele

4 maggio 2006 - Jack Khoury

Lunedi’ scorso, l’organizzazione internazionale per i diritti umani “Fisici per i Diritti Umani” si e’ appellata al Primo Ministro ad interim, Ehud Olmert, e al Presidente Moshe Katsav a favore di dozzine di rifugiati sudanesi, fuggiti dalla regione del Darfur devastata dalla guerra, per cercare asilo in Israele, dove si trovano attualmente detenuti. L’organizzazione chiede che il governo rilasci i sudanesi detenuti e fornisca loro cure mediche.

“Lo Stato d’Israele ha l’obbligo morale di garantire a questi rifugiati lo status di “profughi umanitari”, di fornire loro sicurezza, asilo, assistenza medica e psicologica, anche in base al fatto che alcuni di loro hanno sopportato gravi traumi” hanno scritto nelle loro lettera i dottori appartenenti all’organizzazione.

La lettera citava una decisione presa dall’ex Primo Ministro Menachem Begin, per garantire asilo ai rifugiati vietnamiti nel 1977.

Nel 2003, l’organizzazione “Fisici per i Diritti Umani” ha collaborato con i borsisti di giurisprudenza dell’Universita’ di Tel Aviv nella redazione di una relazione sul problematico trattamento dei rifugiati in Israele. Il rapporto forniva consigli pratici per la protezione dei rifugiati, compresi quelli classificati come “profughi umanitari”.

Spedizione in Africa di ufficiali statunitensi.
Il Vice-segretario di Stato, Robert Zoellick, e’ stato inviato in Africa lunedi’, per insistere su un accordo di pace che metta fine al conflitto politico ed etnico nella regione Darfur del Sudan.

Il viaggio di Zoellick e’ stato annunciato dopo il primo giorno del termine massimo stabilito e prolungato a due giorni per un compromesso concluso senza un accordo. Il governo del Sudan ha dichiarato che accettera’ l’accordo, ma i gruppi ribelli stanno facendo pressione per rivendicazioni extra.

“Fin quando le parti stanno trattando, c’e’ sempre una possibilita’ per un accordo” ha dichiarato Condoleezza Rice. Anche se, cautamente, si e’ rifiutata di preannunciare il risultato.

Ad una conferenza stampa, la Rice ha affermato che il Presidente Bush sentiva “molto fortemente ed appassionatamente”, sia l’esigenza di un accordo, che di far entrare nel paese cospicue forze di sicurezza, soprattutto africane, per proteggere la popolazione innocente del Darfur.

“Ci vorra’ del tempo” ha detto “dobbiamo smuovere un po’ la situazione, far tremare un po’ la burocrazia e dire alle persone: ‘non e’ accettabile aspettare ulteriormente, soltanto per pianificare una consistente forza di sicurezza’”.

Disarmare le milizie ed integrarle nelle forze armate sono tra una manciata di questioni che devono essere risolte prima del completamento di un accordo storico. Il termine ultimo di domenica era stato prorogato su richiesta degli Stati Uniti.

Note:

traduzione di Antonella Serio per www.peacelink.it

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