Pace

Lista Pace

Archivio pubblico

Aboliamola

2 giugno: L'esercito è la sconfitta della democrazia

La democrazia deve vergognarsi delle sue armi, non esaltarle
30 maggio 2006

"L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro" non è solo una frasetta di circostanza, ma l'essenza stessa dell'essere repubblicano del nostro Paese. La democrazia è il luogo per eccellenza del dialogo, della mediazione, del ripudio della risoluzione delle controversie con la violenza e la mera forza bruta. In democrazia(demos, popolo; kratos, potere; dovremmo imparare a leggere l'origine delle parole per capirne la portata ...) il popolo si riappropria della propria sovranità e la esercita seguendo strade che se non sono proprio quelle della nonviolenza, le sono vicine parenti. La forza militare è l'esatto opposto, il contrario più totale della democrazia. Essa è depositaria della violenza più bruta, che cancella ogni ratio e dove prevale solo l'arroganza e il ferro. L'esercito è sempre stato in ogni dittatura, fascista, nazista, sovietica, elemento preponderante e decisivo per opprimere e imporre la tirannia. Una democrazia non può quindi mai e poi mai esaltare la violenza delle armi, la potenza del proprio apparato bellico. Essa dovrebbe invece addirittura averne vergogna, in quanto la "necessità" delle armi è una sua sconfitta, una sua resa. La Repubblica Italiana è nata con l'esperienza civile e morale della Resistenza(l'abbiamo ricordato in tanti anche nelle settimane scorse sostenendo la proposta di Lidia Menapace Presidente della Repubblica, lanciata dal Centro di ricerca per la Pace di Viterbo). Dopo oltre vent'anni di dittatura fascista, di buio della ragione tantissimi italiani hanno trovato la forza, morale e di coscienza, di opporsi, di dire no alla tirannia. E sono fiorite le esperienze, le occasioni in cui la resistenza morale e civile del popolo italiano si è potuta esprimere. In quelle settimane la democrazia è stata seminata, si è rafforzata e poi finalmente è fiorita dopo la liberazione. A nulla sarebbero servite le armi "partigiane" senza la ribellione popolare, senza le decine, le migliaia di italiani che sostennero la Resistenza senza imbracciarle. Ma anche coloro che lo fecero, non lo fecero per militarismo o per esaltazione dell'arme. Essi, come cantava il menestrello d'America Bob Dylan, erano "soldati perché un giorno nessuno sia più soldato". Accettarono di essere sconfitti democratici imbracciando un fucile perché la guerra potesse essere "ripudiata" dall'Italia intera.
Questa repubblica è "fondata sul lavoro". Lavoro che non è da considerarsi solo attività profittuale, mera scelta egoistica. Ma la possibilità di ognuno di contribuire al bene comune, all'avvenire e al progresso d'Italia. I padri costituenti non scelsero a caso, ma scelsero una dellle più nobili e democratiche delle attività umane, quella con la quale costruire i mattoni del futuro e della solidarietà sociale. Il lavoro è responsabilità collettiva, è scambio tra la società(che garantisce alla persona la propria realizzazione e sostentamento economico) e la persona(che così è partecipe della collettività e della società).
Ricordiamoci queste lezioni prima della parata militarista del 2 giugno. E aboliamola.

Articoli correlati

  • Le dieci ragioni del nostro NO in difesa della Costituzione
    Sociale
    Referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari del 20 e 21 settembre

    Le dieci ragioni del nostro NO in difesa della Costituzione

    Non crediamo nei finti risparmi che nascondono gli enormi sprechi della spesa militare e del finanziamento delle milizie libiche per deportare migranti
    7 settembre 2020
  • Il taglio dei parlamentari: un vulnus per la democrazia
    Sociale
    Nel linguaggio giuridico un "vulnus" è l'offesa di un diritto

    Il taglio dei parlamentari: un vulnus per la democrazia

    Occorre domandarsi se un risparmio di spesa incerto, e scarsamente incidente sui costi della politica, costituisca un vantaggio tanto significativo da giustificare gli effetti distorsivi che la riforma rischia di determinare sulla democrazia, sulla rappresentanza politica e sul pluralismo.
    5 settembre 2020 - Area democratica per la giustizia
  • Referendum costituzionale in materia di riduzione del numero dei parlamentari
    Sociale
    Una richiesta alle persone amiche

    Referendum costituzionale in materia di riduzione del numero dei parlamentari

    Vorrei chiedervi di fare cinque cose che mi sembrano necessarie ed urgenti per contrastare la disinformazione e la manipolazione che probabilmente determinerebbero l'esito del referendum in assenza di un'azione di documentazione e coscientizzazione.
    3 settembre 2020 - Peppe Sini
  • Referendum costituzionale, è il tempo delle scelte
    Sociale
    Riduzione da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori

    Referendum costituzionale, è il tempo delle scelte

    Dobbiamo chiederci: avere meno rappresentanti ci consentirà di far sentire meglio la nostra voce quando chiederemo giustizia sociale, investimenti, distribuzione equa delle risorse, un lavoro e una vita decente per tutti?
    25 agosto 2020 - Domenico Gallo
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.36 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)