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Due giugno: festa della Repubblica

2 giugno 2006
Paola Maccioni

La festa che vorrei non vede sfilate militari: ogni Arma ha già la sua festa. Il due giugno è la festa dei cittadini, di donne e uomini che lavorano con divise o abiti civili e che nessuno conosce.

Vorrei che a festeggiare fossero i bambini, i ragazzi e i giovani su cui si baserà, nel tempo, la solidità della nostra Costituzione e il futuro dell’Italia. Dimostrazione che noi, adulti, insegniamo ai nostri giovani l’impegno civile.

Ho conosciuto e apprezzato e ringraziato per avermi aiutato, alcune volte, a svolgere il mio lavoro i militari italiani: confermo loro la mia stima ed il mio grazie. E testimonio per alcuni di loro le parole di grande partecipazione umana con cui mi hanno raccontato la loro scelta e la loro presenza in altri Paesi.

Ma mi piacerebbe, al contrario del signor D’Alema, che a sfilare il tre o il primo giugno, fossero i Corpi armati e non i pacifisti.
Meglio ancora, vorrei che il due giugno potessero sfilare tutte le persone che ogni giorno si affannano nelle scuole, negli ospedali, nelle strade, nelle case e che sono davvero i segni fondanti della bandiera e di ogni parola della Costituzione. Tutte quelle persone che sono ignorate da medaglie e pubblici riconoscimenti, ma che sono vera testimonianza dei valori di uguaglianza, libertà e fraternità.

A queste persone e a tutti gli italiani l'invito ad andare avanti, senza rassegnazione politica e sociale, per la strada della democrazia: la festa della repubblica è nostra.

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