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Il racconto dei Beati Costruttori di Pace

Alcuni volontari dell'associazione sono stati con gli osservatori internazionali durante le recenti elezioni.
8 agosto 2006

Il 30 luglio scorso la Repubblica Democratica del Congo si è recata, per la prima volta in 46, alle urne per eleggere il proprio presidente. Dopo che l'anno scorso è stata approvata la Costituzione, questa può essere l'occasione per una svolta decisa e definitiva per il Paese centrafricano. Dopo l'indipendenza dal Portogallo nel 1960 il Congo non ha mai potuto godere di un periodo realmente di pace. Nel 1965 un colpo di stato da parte di Joseph Mobutu, generale dell'esercito, instaura una dittatura che durerà ininterrotta per 22 anni. Nel 1997 Laurent Kabila depone Mobutu e prende il suo posto. L'anno dopo scoppierà quella che è stata definita la "prima guerra mondiale africana". Una guerra condita da atrocità di ogni genere, sfruttamento da parte di tutte le parti in causa di "bambini-soldato", interessi economici(il Paese è ricchissimo di materie prime e minerali come il coltan, adoperato per i cellulari) e politici internazionali. Il conflitto ha portato il Congo al collasso, causando oltre 4 milioni di morti(nonostante nel Paese stanzi il contingente Onu più ampio e costoso al mondo).
Nel 2002, dopo un accordo tra le varie parti in guerra, è iniziata la fase di transizione del Congo verso la pace. L'anno scorso i cittadini congolesi sono già stati chiamati alle urne per approvare la Costituzione. Entro la fine del 2006 vi torneranno ancora per le elezioni locali. Il 30 luglio è stato il turno delle elezioni presidenziali. In quest'occasione alcuni volontari dell'associazione Beati i Costruttori di Pace, insieme con l'ong Chiama l'Africa, si sono recati nel Paese nell'ambito della missione degli osservatori internazionali istituzionali. Per l'associazione è stata l'occasione per proseguire l'impegno per la Pace che prosegue dal 2001. Nell'inverno di 5 anni fa 200 mila persone con i BCP realizzò una marcia a Butembo, nel Nord Kivu. Da allora è andato avanti l'impegno nel sostenere la società civile congolese e il percorso democratico.
I volontari hanno tenuto costantemente tenuta informata l'Italia con una serie di comunicati stampa che l'associazione ha diffuso. Nei giorni è divenuto un vero e proprio diario, dove raccontare cosa stava accadendo. Dalla partenza dall'Italia fino al rientro(posticipato per problemi logistici), scandendo la cronaca delle varie giornate.

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