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La data simbolica del 25 aprile.

A ciascuno la sua Resistenza

Le epoche storiche si susseguono, il bisogno di resistenza resta.
3 maggio 2007
Alessia Mendozzi

“Ammiro chi resiste, chi ha fatto del verbo resistere carne, sudore, sangue, e ha dimostrato che è possibile vivere, e vivere in piedi, anche nei momenti peggiori.”

(da “Le rose di Atacama” – Luis Sepulveda)

il cartello del sacrario della Brigata Maiella E’ una giornata tardo primaverile. Mi trovo a girovagare per alcuni paesi di montagna dell’Abruzzo. Panorami bellissimi si estendono intorno a me donandomi una piacevole sensazione di serenità. D’improvviso, mentre perdo la visuale tra i luoghi che si susseguono, mi imbatto in un cartello. Sopra c’è scritto “SACRARIO DI GUERRA DELLA BRIGATA MAIELLA”. Decido di fermarmi a dare un’occhiata. La luce filtra tra i rami e i miei passi sono silenziosi, in sintonia con il tacito rispetto verso il luogo che sto visitando. Dopo una breve passeggiata, arrivo nei pressi di una lapide. Il periodo ricordato va dal 1943 al 1945. Mentre mi avvicino per leggere l’incisione commemorativa, una bandiera dell’Italia sventola fiera in alto. lapide commemorativa e bandiera dell'Italia Inevitabilmente, i miei pensieri vanno alla festività da poco passata, quella in cui si ricorda la Resistenza. Il 25 aprile 1945 è una data storica per il nostro Paese. Una data così importante da essere entrata di diritto nel calendario delle festività. Un simbolo di liberazione, della lotta contro l’oppressore, del desiderio di libertà a lungo atteso. Sono passati ben 62 anni da quel giorno e, in tutta Italia, sono state numerose le iniziative per ricordare quella giornata e, in generale, per spiegare cosa sia stata la Resistenza e quale sia stato il sacrificio di tanti partigiani.
Ma che cosa simboleggia, per tanta gente, questo giorno? Cosa ci ha insegnato la Resistenza? E soprattutto, cosa significa “resistere”?
il sacrario della Brigata Maiella Ogni epoca ha la sua resistenza. Ogni periodo è caratterizzato da oppressori ed ingiustizie, da vittime e carnefici. Passano gli anni, le epoche storiche si susseguono, ma il bisogno di resistenza resta. Esso si evolve, cambia volto, in funzione dei mutamenti sociali. Riflettendo su questo, è giusto allora ricordare che ancora oggi c’è bisogno di fare resistenza. Anche ai giorni nostri ci sono lotte sociali da portare avanti, perché se il modo di fare resistenza cambia in funzione delle problematiche sociali da affrontare, il suo spirito resta uguale, intatto, nel corso della storia. Resistere allora significa, principalmente, non abbassare la guardia. Significa vigilare, prendere coscienza della società, dei suoi problemi e delle responsabilità di ognuno di noi. Significa essere società civile attiva, partecipe e solidale. Significa affrontare la propria situazione di vita con onestà ed impegno.
Camminando per questo posto mi rendo conto che, anche se espressi in maniera diversa, i desideri di libertà, di giustizia sociale, di solidarietà, sono sempre gli stessi. Sono bisogni che servono a dare la forza necessaria per andare avanti nei momenti più critici e continuare a seguire un percorso di vita fatto di giustizia, legalità e dignità. Oggi chi resiste può essere rappresentato dal lavoratore precario e sottopagato che fatica ad arrivare a fine mese, dalle vittime del razzismo, delle discriminazioni, delle estorsioni e della violenza, dagli ammalati di tumore per cause dovute a negligenze altrui e da tutti gli sfruttati ed oppressi della moderna civiltà. E allora, a ciascuno la sua resistenza, a ciascuno la sua dignità fatta quotidianità. A chi resiste scegliendo la strada pacifista e nonviolenta, a chi è ai margini, a chi continua a credere negli ideali di giustizia e libertà e chi non ha mai perso di vista la propria dignità, buona Resistenza!

Note: le foto sono di Alessia Mendozzi

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