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Oggi il vetro di quel palazzo è più trasparente

L'Onu ha detto sì alla moratoria universale sulla pena di morte

I voti a favore sono stati 104, quelli contrari 54, le astensioni 29
Giacomo Alessandroni19 dicembre 2007 - Giacomo Alessandroni

«Chi è senza peccato, scagli la prima pietra.»
(Vangelo secondo Giovanni, cap. 8, 7)

Il logo delle Nazioni Unite con la bandiera della pace disegna da Mauro Biani

Il 18 dicembre 2007 è una data che segneremo sul calendario. È un avvenimento storico. La parola è logora ed abusata, ne sono consapevole, ma questa volta è giusto adoperarla. Alle 11,45 [ora di New York] l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha detto sì alla moratoria universale sulla pena di morte. Sono stati 104 i voti a favore, 54 i contrari e 29 gli astenuti.

Questo non significa che oggi è illegale la pena capitale, l'eliminazione fisica di un individuo ordinata da un tribunale in seguito ad una condanna. L'Onu non è una istituzione con potere di legiferare al di sopra delle nazioni, tuttavia il risultato è molto importante: d'ora in poi ogni anni l'Onu dovrà relazionare sulle esecuzioni capitali nel mondo.
Non è un semplice proforma: gli stati che vogliono essere considerati campioni di democrazia come gli Stati Uniti d'America o la stessa Cina [in vista delle olimpiadi del 2008] avranno un motivo in più per soppesare le loro decisioni.

La campagna per la moratoria universale della pena di morte è partita dall'Italia su impulso dell'associazione radicale Nessuno tocchi Caino. Nel 1994, per la prima volta, una risoluzione fu presentata all'Assemblea Generale dell'Onu dal Governo italiano. Perse per soli otto voti. Dal 1997 su iniziativa italiana e dal 1999 su iniziativa europea, la Commissione dell'Onu per i Diritti Umani ha approvato ogni anno una risoluzione che chiede "una moratoria delle esecuzioni capitali, in vista della completa abolizione della pena di morte".

Ma cosa è scritto in questa moratoria? Ritengo sia molto importante leggerla per intero, per capire così le vere implicazioni ed i fronti sui quali è possibile esercitare pressioni sui nostri governi.


ONU - 18 dicembre 2007, Moratoria sull'uso della pena di morte
Risoluzione delle Nazioni Unite sulla pena di morte, approvata il 18 dicembre 2007

L'Assemblea Generale,

Guidata dagli scopi e dai principi espressi nella Carta delle Nazioni Unite,

Richiamando la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, la Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici e la Convenzione sui Diritti del Bambino,

Richiamando anche le risoluzioni sulla questione della pena di morte adottata nell'ultimo decennio dalla Commissione sui Diritti Umani in tutte le sessioni consecutive, l'ultima essendo la 2005/59, con cui la Commissione ha esortato gli Stati che ancora mantengono la pena di morte affinché la aboliscano completamente e, allo stesso tempo, stabiliscono una moratoria delle esecuzioni,

Richiamando inoltre gli importanti risultati conseguiti dalla ex Commissione sui Diritti Umani sulla questione della pena di morte, e contemplando che il Consiglio sui Diritti Umani possa continuare a lavorare su questo problema,

Considerando che l'uso della pena di morte attacca la dignità umana e convinti che una moratoria sull'uso della pena di morte contribuisce alla promozione e allo sviluppo progressivo dei diritti umani, che non c'è alcuna prova conclusiva del fatto che la pena di morte abbia un valore deterrente e che ogni errore o fallimento della giustizia, con l'implementazione della pena di morte, è irreversibile e irreparabile,

Accogliendo le decisioni prese da un crescente numero di Stati nell'applicare una moratoria sulle esecuzioni, seguita in molti casi dall'abolizione della pena di morte,

1. Esprime la sua profonda preoccupazione riguardo la continua applicazione della pena di morte;
2. Invita tutti gli Stati che ancora hanno in vigore la pena di morte a:

(a) Rispettare gli standard internazionali per fornire clausole che salvaguardino la protezione dei diritti di coloro che affrontano la pena di morte, in particolare gli standard minimi, come previsto nell'allegata risoluzione 1984/50 del 25 maggio 1984 del Consiglio Sociale ed Economico;
(b) Fornire al Segretario Generale le informazioni relative all'uso della pena capitale e l'osservanza delle clausole di salvaguardia della protezione dei diritti di coloro che devono affrontare la pena di morte;
(c) Restringere in modo progressivo l'uso della pena di morte e ridurre il numero dei reati per i quali essa è prevista;
(d) Stabilire una moratoria sulle esecuzioni con lo scopo di abolire la pena di morte;

3. Invita gli Stati che hanno abolito la pena di morte a non reintrodurla;
4. Chiede al Segretario Generale di riferire all'Assemblea Generale nel corso della sua sessantatreesima sessione riguardo l'implementazione della presente risoluzione;
5. Decide di continuare la discussione su questa materia durante la sessantatreesima sessione, sotto lo stesso punto dell'agenda.

Come da copione gli Stati Uniti hanno votato no a questa risoluzione Onu, tuttavia si sono trovati decisamente in cattiva compagnia, come ci spiega bene Maso Notarianni direttore di PeaceReporter in un suo articolo: «Il risultato più importante ottenuto dal voto di ieri, e di certo involontariamente da parte dei nostri governanti, è quello di avere messo ben in risalto quali siano davvero gli Stati canaglia. Quelli che davvero si meritano questo epiteto. Vediamoli, questi Stati. Tutti insieme appassionatamente hanno scelto di dire un "no" fortissimo e chiarissimo alla civiltà. C'è la Cina, tra questi stati. Un sesto della popolazione mondiale governato da uno Stato oppressivo, violento e autoritario che sempre più sta espandendo i tentacoli della sua economia un po' pirata e un po' capitalista in ogni parte del mondo. C'è il Sudan, in cui il valore dei diritti umani e della vita umana è reso palese dalla vicenda del Darfur. C'è l'Iran, in cui si viene ammazzati dallo Stato solo perché si è omosessuali, o se si va contro la rigidissima "legge morale" imposta dal Presidente. C'è la Siria, che ha più dissidenti in carcere che attivisti politici per le strade. E ci sono gli Stati Uniti, che vanno in giro esportando democrazia e massacrando migliaia di civili sotto le loro intelligentissime bombe. Ma votano contro una semplice richiesta di moratoria per la pena di morte. Si ergono a paladini del bene, e sono i più potenti di tutti. Per questo sono anche i più canaglia tra gli Stati canaglia.»

Concludo con una citazione meno dotta di quella iniziale, ma non per questo meno significativa.

«Uccidere un uomo è una cosa grossa:
gli togli tutto quello che ha e tutto quello che sperava di avere.»
(Gli Spietati, Clint Eastwood)

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