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Fine di una montatura. Assieme a tante associazioni, anche PeaceLink aveva solidarizzato con padre Kizito

Padre Kizito è innocente

Nel mese di giugno del 2009, tre giovani e un ragazzo accusarono di pedofilia il missionario italiano padre Renato Kizito Sesana. Un anno e mezzo dopo, Mrs. Alice Ondieki, Sostituto Procuratore della Repubblica in Kenya, scrive al Direttore delle Investigazioni Criminali a Nairobi: “Non ci sono prove sufficienti per procedere contro l’indiziato”.
21 dicembre 2010 - Eric Sande (Communications Officer, Koinonia Community)

Con una lettera datata 1 dicembre 2010, Mrs. Alice Ondieki, Sostituto Procuratore Generale in Kenya, scrive, sotto istruzioni dello stesso Procuratore Generale, al Direttore delle Investigazioni Criminali di Nairobi in merito all’inchiesta sulle accuse di abusi sessuali al Kivuli Centre di Nairobi che P. Renato Sesana, alias Padre Kizito, avrebbe commesso ai danni di adolescenti.

Padre Kizito Mrs Ondieki afferma, “Sono lieta di dichiarare che l’On. Procuratore Generale, dopo un’attenta analisi del fascicolo penale, ha disposto quanto segue: non vi sono prove sufficienti per procedere contro l’indiziato”.

Nei paragrafi successivi del medesimo documento, si afferma che i testimoni chiave e le vittime hanno ritrattato le loro accuse, dichiarando inoltre di aver ricevuto denaro per implicare l’indiziato. Si afferma ancora che analisi mediche hanno confermato che la persona nelle immagini che erano circolate non è l’accusato, e che non è chiaro chi abbia ottenuto il compact disk (CD) e da dove, poiché gli accusatori e i testimoni su menzionati sono in contraddizione tra loro sulla fonte. Infine, uno dei testimoni ha scritto una lettera di scuse all’indiziato.

Si conclude che, “ulteriori indagini non hanno condotto a nessuna prova sostanziale a sostegno dell’accusa. Di conseguenza, si consiglia l’archiviazione del fascicolo,” recita la lettera.

Questa conclusione è molto diversa da ciò che gli accusatori di Padre Kizito sostenevano nei mesi di giugno e luglio 2009. In deposizioni scritte e giurate, comunicati stampa e interviste ai media, accusavano Padre Kizito di essere un pedofilo che nel corso degli anni aveva commesso abusi su centinaia di bambini. A queste accuse era stato dato ampio risalto dai media sia attraverso la stampa locale che internazionale, culminando in un vero e proprio linciaggio mediatico. Padre Kizito è stato anche accusato di avere illegalmente architettato l’allontanamento dei suoi accusatori dall’amministrazione fiduciaria della Comunità Koinonia, come ritorsione nei confronti di coloro che lo avevano denunciato.
Di conseguenza, la conduzione e le attività di sostegno ai 6 centri di aiuto e recupero di minori gestiti dalla Comunità Koinonia, della quale Padre Kizito è il fondatore, sono state pesantemente danneggiate, con il rischio che il futuro di più di 250 bambini e ragazzi direttamente aiutati da Koinonia – e di più di 1000 beneficiari indiretti, possa essere messo a repentaglio.

Fortunatamente, c’è stata un’incessante campagna di supporto internazionale, in particolare da parte dell’Organizzazione Non Governativa Internazionale AMANI e da parte di altri amici. L’opera sociale di Koinonia va avanti con forza, come dimostra anche, tra le altre cose, la Marcia per i Diritti dei Bambini che si è tenuta a Kibera l’11 dicembre 2010 e che ha visto la partecipazione di dozzine di comunità e organizzazioni caritative e religiose e di quasi duemila bambini.

Le indagini appena concluse non hanno mai trovato nemmeno uno straccio di prova a sostegno delle accuse.

L’equità procedurale e la responsabilità sociale richiedono ora che i media locali e internazionali che hanno citato sfavorevolmente Padre Kizito in diversi articoli, associando il suo nome al contesto della pedofilia, debbano adesso dare il giusto risalto alla sentenza conclusiva. Alla persona di Padre Kizito devono essere restituiti il rispetto e la dignità che merita.

Koinonia ringrazia tutti coloro che nel tempo della prova sono rimasti accanto a Padre Kizito e alle attività della comunità, attraverso il loro sostegno economico e la preghiera.

Preghiamo inoltre che in futuro nessun’altra campagna mediatica venga lanciata senza prima condurre indagini soddisfacenti a sostegno di tali accuse contro persone innocenti, che lavorano al servizio degli svantaggiati, per screditare loro e la loro Chiesa, da parte di persone guidate dalla meschina, egoista e miope prospettiva del vantaggio economico.

Tradotto da Antonella Recchia per PeaceLink . Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l'autore della traduzione.
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