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Ma l’Alta Finanza sa di essere nei guai?

Stanotte la polizia ha rimosso il presidio di Occupy Wall Street. Ma i manifestanti non sembrano intenzionati ad arrendersi. In questo articolo del mese scorso, la cronaca delle prime settimane a Zuccotti Park.
15 novembre 2011 - Chris Hedges
Fonte: www.truthout.org - 10 ottobre 2011

Occupy Wall Street protest Ketchup, una ragazza di 22 anni venuta da Chicago, minuta,  capelli rossi e ondulati, occhiali con la montatura rosso brillante, è arrivata al Zuccotti Park di New York il 17 settembre con una tenda, un trolley, 40 dollari di provviste e un sacco a pelo. Sembrava un personaggio uscito dalla “Storia del popolo americano” di Howard Zinn.* Non aveva un biglietto di ritorno, nessuna idea di quello in cui si stava imbarcando, e non conosceva nessuno di quelli che quel pomeriggio si unirono a lei per protestare e dare inizio all’occupazione di Wall Street. Aveva deciso di andare a New York dopo aver letto la rivista canadese Adbusters, che incitava all’occupazione, anche se, una volta arrivata al parco, aveva notato che di Adbusters non c’era traccia.

I signori della finanza negli alti grattacieli che circondano il parco, quelli che giocano con il denaro e con le vite umane, che condizionano la classe politica, la stampa e i magistrati con le loro richieste, che distruggono l'ecosistema per il loro profitto e prosciugano le risorse del Tesoro degli Stati Uniti per giocare d’azzardo e speculare, si sono a malapena accorti di Ketchup o degli altri scomposti e improvvisati attivisti che riempivano la strada sotto di loro. Per le élite, chi vive al di fuori dalla loro sfera diventa marginale o invisibile. E che significato poteva avere per i potenti un’artista che si manteneva lavorando come cameriera? Che cosa potevano fargli lei e gli tutti gli altri di Zuccotti Park? Come può il debole minacciare il potente? Gli adoratori del dio denaro credono che basti una sacco di quattrini (come i 4,6 milioni di dollari donati da JPMorgan Chase pochi giorni alla Fondazione della Polizia di  New York) per comprare potere e sicurezza in eterno. E tutti questi signori della finanza, inginocchiati davanti agli idoli del mercato, accecati dalla presunzione, insensibili alla sofferenza umana, offuscati  dall’avidità senza controllo e dai privilegi, stavano per ricevere una lezione proprio per la follia della loro arroganza.

Anche adesso, dopo tre settimane, le élite, e i loro portavoce della stampa, continuano a non capire cosa vogliono le persone come Ketchup. Dov’è l’elenco delle richieste? Perché non si presentano con degli obiettivi? Perché non riescono a formulare un programma?

L’obiettivo delle persone come Ketchup è chiaro, chiarissimo, lo si può tradurre in una sola parola: RIBELLIONE. Questi manifestanti non sono venuti per lavorare all’interno del sistema, non chiedono una riforma elettorale al Congresso. Sanno che la politica elettorale è una farsa e hanno trovato un altro modo per farsi ascoltare ed esercitare il potere. Non hanno alcuna fiducia, e a ragione, nel sistema politico o nei due principali partiti politici. Sanno che la stampa non darà alcuna eco alle loro voci, quindi hanno deciso di crearsi una propria stampa; sanno che l’economia è al servizio delle oligarchie, per cui hanno formato un proprio sistema di comunità. Questo movimento è un tentativo di riprendersi il nostro paese.

Questo è un obiettivo che l’elite al potere non può comprendere, perché non può immaginare un giorno in cui non sarà responsabile delle nostre vite. Le elite credono, e cercano di farci credere, che la globalizzazione e il capitalismo sfrenato siano una legge naturale, una sorta di dinamica permanente, eterna e immutabile. Quello che le elite non riescono a capire è che la ribellione non si fermerà fino a quando lo stato corporativo non sarà scomparso, finché non si porrà fine all’abuso delle grandi aziende sui poveri, sulla classe lavoratrice, sugli anziani, sui malati, sui bambini, su tutti coloro che vengono massacrati nelle nostre guerre imperialiste e torturati nelle celle segrete. E non si fermerà fino a quando non saranno fermati i pignoramenti e le operazioni di riacquisto da parte delle banche. Non si fermerà fino a quando gli studenti non dovranno più indebitarsi per studiare e le famiglie non dovranno finire sul lastrico per pagare le spese mediche. Non si fermerà fino a quando non si arresterà la distruzione dell’ecosistema da parte delle grandi aziende e le nostre relazioni con gli altri uomini e con il pianeta non saranno radicalmente riconfigurate. Ed è per questo che le elite e il sistema marcio e degenerato del potere aziendale da esse sostenuto sono nei guai. È per questo che continuano a chiedere quali siano le richieste: non capiscono cosa sta succedendo, sono sordi, muti e ciechi.

“Il mondo non può continuare su questa strada e sopravvivere”, mi ha detto Ketchup, “Questa è un’idea egoista e cieca. Non è sostenibile. Popoli di tutto il mondo soffrono inutilmente per colpa nostra”.

L’occupazione di Wall Street ha dato vita a una comunità alternativa che sfida le strutture gerarchiche del capitalismo corporativo. Se anche la polizia questa sera dovesse sgomberare l’accampamento di New York, l’elite al potere avrebbe comunque perso, perché questa visione e questa struttura si sono ormai impresse nelle migliaia di persone che hanno attraversato il parco, ribattezzato “Liberty Plaza” dai manifestanti. Il dono più grande ricevuto da questa occupazione è un progetto di reazione, che si sta diffondendo nelle città e nei parchi in tutto il paese.

“Quando siamo arrivati al parco”, dice Ketchup raccontando del primo giorno, “All’inizio c’era un po’ di confusione. C’era un sacco di gente. All’inizio parlavano con i megafoni e nessuno sentiva niente. Poi qualcuno ci disse di metterci a sedere in cerchio e parlare di quello che sarebbe dovuto accadere, di quello che pensavamo di poter ottenere. Ed è quello che abbiamo fatto. In ogni cerchio c’era qualcuno che prendeva appunti, ma non so che fine abbiano fatto questi appunti; forse non se n’è fatto nulla, ma è stato comunque un buon inizio. Parlavamo uno allo volta, dando voce alle nostre idee. C’era uno che diceva di non essere molto ottimista, di non avere molte speranze che saremmo riusciti a ottenere qualcosa. E allora io gli ho risposto che, beh, dobbiamo essere ottimisti, perché se c’è qualcuno che riuscirà a ottenere qualcosa, quelli saremo noi che siamo qui. C’erano molte idee diverse su quali dovessero essere le nostre priorità.  Alcuni sostenevano che era meglio fare una sola richiesta, altri chiedevano che i dirigenti dell’AIG venissero trascinati in tribunale. C’era qualcuno che era venuto appositamente dalla Spagna e diceva di essere qui per aiutarci a evitare gli errori commessi nel suo paese. Lo spettro era molto ampio. Qualcuno era venuto per una propria sofferenza personale o per quello che aveva visto nel mondo”.

“Una volta rotti i cerchi, mi sentii scoraggiata perché c’era una certa confusione”, racconta. “Non c’era nessuno con me, quindi la cosa era un po’ deprimente. Non avevo idea di cosa stesse per accadere”.

“Negli ultimi mesi, molti si erano riuniti in assemblea generale a New York”, dice. “Una di queste persone si chiama Brooke, è professoressa di ecologia sociale e con lei ho fatto il training per facilitatore. C’erano lei e un sacco di altre persone, studenti, insegnanti, persone diverse che erano coinvolti in questa cosa ... così hanno organizzato un’assemblea generale”.

  

“È singolare come i poliziotti non ci abbiano permesso di usare i megafoni, per renderci la vita più difficile, e come invece abbiamo finito per fare molto più rumore [con il “microfono della gente”], che penso fosse molto più fastidioso per la gente intorno a noi”, racconta. “Io mi trovavo dietro e non sentivo nulla. Mi sono spostata in diversi punti del cerchio e ho visto un uomo che parlava pronunciando frasi brevi, che le persone intorno a lui ripetevano. Non so di chi sia stata l’idea, ma è nata la prima sera. La prima assemblea generale è stata un po’ disorganizzata perché la gente non aveva idea ... un’assemblea generale, a cosa serve? In un primo momento abbiamo cercato di mettere in evidenza quali fossero le nostre richieste. La fine della personalizzazione delle aziende è stato uno dei temi ricorrenti e … così è finita che si è detto: OK, adesso dobbiamo dividerci in gruppi di lavoro.

“La gente temeva che ci avrebbero cacciato dal parco alle dieci di sera, era una delle preoccupazioni più forti. C’erano migliaia di poliziotti. Ho sentito dire che la sorveglianza continua su un gruppo di manifestanti pacifici che non fanno male a nessuno costa alla città un sacco di soldi. Con il  microfono della gente, tutto ciò che facciamo è assolutamente trasparente.  Sappiamo che ci sono poliziotti infiltrati tra la folla. Sono convinta che l’altra notte stavo parlando con uno di loro, ma a che serve, che cercano di fare? Non abbiamo segreti”.

“I poliziotti sotto copertura sono gli unici che chiedono chi è il capo”, dice. “Probabilmente il sapere chi sono i capi permetterebbe loro di toglierli di mezzo. Il fatto è che non abbiamo un capo. Non ci sono capi, quindi non possono fare nulla”.

“C’era una donna [nell’unità medica]. Questo tipo faceva finta di essere un giornalista. La prima domanda che ha fatto è: ‘Chi è il capo?’ – ‘Sono io  il capo’, risponde lei. E lui allora: ‘Oh sì, certo, e di cosa ti occupi?’

‘Di tutto’, risponde lei.

 ‘Ah sì? E qual è la tua qualifica? ‘Dio’, dice lei.”

“Così arrivano le 21.30 e la gente teme che cercheranno di buttarci fuori dal campo”, dice, raccontando ancora del primo giorno. “Alle 21.30, si dividono in gruppi di lavoro. Io mi sono unita al gruppo sui piani di contingenza. Il lavoro del gruppo letti era trovare dei cartoni su cui la gente potesse dormire. Il gruppo di contingenza aveva invece il compito di decidere cosa fare se ci avessero buttato fuori. Prendemmo l’importante decisione di annunciare al gruppo che, se fossimo stati dispersi, ci saremmo trovati di nuovo nel parco alle 10 del giorno dopo. Un altro gruppo si occupava di arte e cultura. La cosa veramente bella era la convinzione che saremmo rimasti lì più di una notte. Un gruppo si occupava del cibo. Andavano in giro a rovistare nei cassonetti. Il comitato per l’azione diretta pianifica le azioni visibili, come i cortei. C’era un servizio di sicurezza, sicurezza contro i poliziotti. I poliziotti erano gli unici che a nostro avviso potessero farci del male. Il servizio di sicurezza tiene sveglia la gente a turno. C’è sempre qualcuno sveglio”.

I gruppi di lavoro prendono decisioni logistiche, mentre l’assemblea generale prende decisioni generali di politica.

“I gruppi di lavoro prendono le proprie decisioni”, dice Ketchup. “Per esempio, qualcuno ha regalato un computer portatile. E dato che io prendevo appunti, continuavo ad andare in giro chiedendo se qualcuno aveva un portatile da prestarmi. Il gruppo addetto ai media, quando ricevette il portatile, lo destinò a me perché lo usassi per conto del comitato Internet. Il computer non è mio. Quando tornerò a Chicago, non lo porterò con me. Adesso come adesso non so nemmeno dove sia. Qualcun altro lo sta usando. Eppure, dopo aver sentito questa cosa, qualcuno ha pensato che lo avessero regalato a me personalmente e si è arrabbiato. E allora un membro del gruppo di lavoro Internet è andato di fronte al gruppo a spiegare: ‘Questa è un’esigenza del comitato e il portatile è a disposizione di Ketchup’. La cosa è stata solo spiegata al gruppo, senza chiedere il consenso, perché i comitati possono decidere autonomamente. Qualcuno potrebbe ancora pensare che la scelta sia stata inadeguata e in futuro la cosa potrebbe essere gestita in altro modo”.

Nei giorni a seguire i gruppi di lavoro sono fioriti. Il gruppo di lavoro addetto dei media è stato affiancato da un gruppo di benvenuto per i nuovi arrivati, un gruppo di addetti ai servizi igienico-sanitari (alcuni dei quali girano per il parco con lo skateboard e la scopa in mano), un gruppo di lavoro per le questioni legali con alcuni avvocati, un gruppo di lavoro per gli eventi, uno per l’istruzione,  dei medici, un gruppo addetto alla formazione di nuovi facilitatori per le riunioni dell’assemblea generale), un gruppo di addetti alle pubbliche relazioni e un gruppo di lavoro per i contatti esterni con comunità simili e con il grande pubblico. C’è un gruppo di lavoro Internet e uno che si occupa di tecnologie open source. Il vicino McDonald’s è il bagno principale per la gente del parco, dopo che Burger King ha vietato ai manifestanti di servirsi dei suoi servizi.

Nel campo sono nati anche dei caucus, compreso uno denominato “Speak Easy”. “ Sono stata io a creare questo caucus”, dice Ketchup. “Si rivolge a un ampio spettro di individui, dalle persone con un corpo femminile che si identificano come donne alle persone un corpo da uomo che non sono mascoline in senso tradizionale. Questo lo abbiamo chiamato il caucus ‘Speak Easy’. Stavo parlando poco fa con una donna di nome Sharon che è interessata a creare un caucus per le persone di colore.

“Un caucus offre alla gente uno spazio sicuro per parlarsi senza la presenza di persone appartenenti alla cultura dei loro oppressori. Dà loro un maggiore potere proprio perché sono insieme: in tal modo, se il gruppo più ampio intraprende un'azione che il caucus sente essere in modo specifico contro i propri interessi, il caucus può bloccare tale azione. Potenzialmente è ancora possibile raggiungere un consenso dopo che un caucus ha bloccato qualcosa, tuttavia un blocco, o una ‘obiezione primaria’, è davvero grave, perché con essa dici che sei disposto ad andartene”.

“Finora abbiamo fatto un paio di cose”, dice. “Conosci lo streaming in diretta? Durante lo streaming in diretta i commenti vengono moderati. Ci sono moderatori che eliminano i commenti razzisti, quelli del tipo ‘Odio i poliziotti’ o ‘Uccidete i poliziotti” e i commenti irrilevanti che non hanno nulla a che vedere con il movimento. C'è questa donna che lavora tantissimo ed è incredibilmente intelligente. È stata la forza motrice del comitato sulla finanza. Ha i capelli metà biondi e metà neri. La gente si riferiva a lei chiamandola la “gnocca bionda-nera”. Questi commenti non venivano moderati, e un certo punto chiunque stesse facendo le riprese distolse la videocamera dal suo volto per fare una panoramica sul corpo. Così questa è stata una delle prime cose discusse dal caucus. E come caucus abbiamo deciso che sarei andata dai moderatori per dire loro che questo era un problema serio. Se moderate altri commenti offensivi, allora dovete moderare anche questi tipi di commenti offensivi”.

Il cuore della protesta sono le due riunioni giornaliere, che si tengono al mattino e alla sera. Le assemblee, che in genere durano circa due ore, iniziano con un esame del processo, che è aperto a cambiamenti e miglioramenti, in modo che alle persone sia chiaro come funziona l’assemblea. Chi desidera parlare alza la mano e si mette “in fila”.

“C’è un responsabile della fila”, dice Ketchup, “che scrive il tuo nome o una parola che ti rappresenta. Tra le persone che alzano la mano ci sono molti uomini di pelle bianca. Quindi, chiunque non sia evidentemente un uomo bianco riesce a passare davanti. Il responsabile della fila annoterà il fatto che la persona che ha alzato la mano non era un bianco e organizzerà la lista in modo che non sia dominata da uomini bianchi. Le persone non vengono chiamate nello stesso ordine in cui hanno alzato la mano”.

Mentre qualcuno parla, le sue parole vengono amplificate dal microfono della gente e la folla risponde facendo dei segnali con le mani.

“Se metti le dita in questa posizione”, dice, tenendo le mani sollevate e muovendo le dita, “significa che ti piace quello che stai ascoltando o che sei d'accordo. Così invece”, dice, tenendo le mani in orizzontale e muovendo le dita, “significa che non ti piace molto. Le dita in basso invece indicano che non ti piace per niente, che non sei d'accordo. E poi c’è questo triangolo che fai con la mano e che significa ‘punto del processo’. Quindi, se pensi che vi sia qualcosa che non viene rispettato nel processo che abbiamo concordato di seguire, puoi sollevare la questione”.

“Aspetti finché ti chiamano”, dice. “Queste regole vengano continuamente violate, ma sono importanti. Iniziamo con le voci in programma, che sono proposte o discussioni di gruppo. Poi ci sono le relazioni dei gruppi di lavoro, in modo da sapere cosa sta facendo ciascun gruppo. Poi si passa agli annunci generali. Le voci del programma sono state portate ai facilitatori dai gruppi di lavoro perché è necessario che tutto il gruppo presti attenzione. Come ieri sera, quando il gruppo Legale ha sollevato una discussione sulla cauzione: ‘Possiamo concordare che il denaro del fondo generale possa essere assegnato nel caso in cui qualcuno debba pagare una cauzione?’ E il gruppo doveva trovare il consenso sulla questione. [La decisione è stata positiva.] Ci sono due co-facilitatori, un responsabile della fila, uno incaricato di tenere i tempi, una persona che si occupa di monitorare l’umore generale, assicurandosi che le persone siano a loro agio, che le voci delle persone non si sovrappongono; e poi, se qualcuno disturba davvero, questa persona ha il compito di affrontarlo. C’è uno che prende appunti, una cosa che mi sono ritrovata a fare molte volte perché sono davvero molto veloce a digitare sulla tastiera. Cerchiamo di fare in modo che nel team di facilitatori ci sia un uomo e una donna, o una persona con corpo femminile e una con corpo maschile. Quando ti trovi a fare più volte il facilitatore, è una vera fatica per la mente. Ti ritrovi a dover fare i conti con moltissime critiche. Devi riuscire a far ruotare il più possibile i facilitatori. La presenza di una nutrita squadra di facilitatori deve essere una delle principali priorità”.

“Alcuni sono stati cacciati dal parco dalla gente urlante”, dice. “L’altro giorno qualcuno aveva un cartello che diceva ‘Kill the Jew Bankers’ (Morte ai banchieri ebrei). Sono stati cacciati dal parco in mezzo alle urla. Un altro aveva un cartello con la parola “Negri”. Il cartello è stato strappato, ma a quanto sembra quella persona è ancora nel parco.

“Stiamo cercando di fare in modo che questo sia uno spazio a cui tutti possano unirsi. Questa è una delle cose alle quali i caucus stanno davvero cercando di lavorare. Teniamo dei seminari per fare in modo che la gente comprenda il proprio privilegio”.

Ma forse la regola più importante adottata dai manifestanti è la non violenza e la non aggressione verso la polizia, a prescindere da quanto questa possa diventare brutale.

“Penso che i poliziotti abbiano usato lo spray al peperoncino contro quelle donne e si aspettassero che gli uomini e donne attorno a loro dessero inizio a una rivolta”, dice Ketchup. “Vogliono una rivolta, perché sanno come affrontare una rivolta. Invece non sanno affrontare dai manifestanti non violenti armati solo di macchine fotografiche”.

Dico a Ketchup che le porterò il mio sacco a pelo invernale. Sta diventando freddo. Ne avrà bisogno. La lascio sotto una leggera pioggia e mi incammino lungo Broadway. Passo oltre le barricate, gli agenti in uniforme in moto, le righe di cellulari e di auto della polizia che bloccano le vie che portano al distretto finanziario e circondano il parco. Questi banchieri, penso, non hanno alcuna idea di cosa si trovano ad affrontare.

Note:

* Howard Zinn (Brooklyn, 24 agosto 1922 – Santa Monica, 27 gennaio 2010) è stato uno storico statunitense. Celebre per aver scritto Storia del popolo americano dal 1492 a oggi, nel quale racconta la storia degli Stati Uniti d’America partendo non dai presidenti o dalla classe dirigente, ma da quelle persone escluse dalla storia ufficiale, ovvero i poveri, i nativi americani, gli schiavi di colore, le donne. (Fonte: Wikipedia.it)

Tradotto da Stefano Gubian e Ernesto Celestini per PeaceLink.

Link all'articolo originale:
http://www.truth-out.org/why-elites-are-trouble/1318252392

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