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Ogni giorno di più il castello di menzogne di Bush crolla. Pubblichiamo l'appello di un repubblicano che si dice pronto a remare contro Bush se continuerà nella sua politica imperiale.
6 marzo 2004 - Paul Findley* - traduzione a cura di Tarcisio Bonotto

"Io sono un Repubblicano, e rimarrò nel Partito di Lincoln. Non sento gioia nell’iniziare questo scontro con il presidente. Egli può essere sincero nell’espletare la sua politica, ma egli sbaglia di molto nella direzione in cui sta portando il nostro paese."

Durante la mia lunga vita, l'America ha superato molte pesanti sfide. Come adolescente ho sperimentato la grande depressione. Nella seconda Guerra Mondiale, ho visto la guerra da vicino come marinaio. Come redattore di un giornale nazionale, vidi da lontano la Guerra contro la Corea.

Come membro del Congresso, agonizzai, per tutta la durata della Guerra del Vietnam. Durante queste sfide non mi sono mai preoccupato nemmeno per un momento della sopravvivenza dell'America, ricca dei suoi grandi principi e saldi ideali.

Oggi, per la prima volta sono profondamente preoccupato per il futuro dell'America. Siamo sull’orlo di un baratro profondo. Credo che la decisione del presidente Giorgio W. Bush di iniziare la guerra in Iraq è e sarà il più grande e il più costoso fiasco di tutta la storia americana.
Egli sta portando l'America su una strada sbagliata.
Devo essere chiaro. Tenterò, come meglio potrò, di scuotere coloro che ascoltano, sui gravi danni già inferti alla nostra nazione ed avvertirli di ancor più grandi tragedie, se Bush continuerà nel suo presente corso, in un secondo mandato alla Casa Bianca.

Quando i terroristi assaltarono l'America l'undici settembre, uccidendo quasi 3.000 civili innocenti, Bush rispose, non concentrandosi nell'assicurare alla giustizia i criminali responsabili, ma iniziando una guerra contro un paese impoverito, indifeso come l'Afghanistan. Ancor prima che la polvere si sollevasse dal suolo afgano, il presidente iniziò un'altra guerra, in Iraq, una guerra progettata molto tempo prima dell'11 settembre.

Guerra come arma

Nel nome della sicurezza nazionale, il presidente ha introdotto dei cambiamenti basilari e rivoluzionari che minacciano i fondamenti della nostra nazione. Sia all'interno sia all'estero, egli ha eliminato principi e procedure legislative da tempo assodati.

All'estero, ha fatto della guerra uno strumento al servizio della politica presidenziale, invece di riservarlo come ultima spiaggia per fronteggiare il pericolo di annientamento della nostra nazione.

Nei documenti pubblici, egli afferma che d'autorità può dichiarare guerra in qualsiasi luogo e in qualunque momento da lui scelto, e usare la forza per impedire a nazioni ostili di aumentare la propria forza militare.
Il suo potere non ha precedenti. Egli controlla il più alto un bilancio militare di tutti gli altri paesi messi assieme. Al suo comando personale e immediato, sottostà una forza militare più grossa delle forze militari di tutti i paesi messi assieme e ciò non ha eguali in tutta la storia.

Egli definisce l'America il 'gendarme globale'. In questo ruolo egli già ha dislocato un sistema di basi militari statunitensi in giro per il mondo. Quattro nuove basi sono in programma in Iraq e quattro altre vicino al Mar Caspio. Egli ordina lo sviluppo e la produzione di una nuova generazione di armi nucleari ad uso esclusivo degli Stati Uniti, minacciando nel frattempo altre nazioni, Iran e Corea del Nord, ad esempio, di interdizione nell’acquisizione di proprie armi nucleari.

Mostrando la spada possente di America, egli scardina i regimi in Afghanistan ed Iraq, ma lancia le nostre forze armate nelle paludi [dei conflitti] dalle quali, per molti anni, la fuga potrà essere quasi impossibile. Egli isola l'America da storici e consolidati alleati. Egli rende insignificanti le Nazioni Unite e viola la loro Carta Fondamentale.

Il presidente offre guerre senza fine, ed il Congresso grida la sua approvazione. Ma l’abuso dell'enorme arsenale americano è così imprudente che egli è visto, dalla maggioranza, come l'uomo più pericoloso nel mondo.

Qui negli USA, nella ricerca frenetica dei terroristi, egli ha adottato misure difensive bigotte, basate sull'etnia e la nazionalità, ha calpestato le libertà civili, e ha diffuso la paura e la sfiducia in tutto il paese. Persone provenienti dal Medio Oriente, e molte altre, soffrono le umiliazioni e gli abusi inflitti dal governo, con trepidazione, dolore e risentimento.

Frustrato dai dissidenti iracheni che protestano contro l'occupazione uccidendo quasi quotidianamente soldati statunitensi, il presidente si appoggia a strategie di guerra. Ordina pesanti bombardamenti aerei in vaste aree della campagna.

Anche se i sacchi dei cadaveri si accumulano in alte pile, il presidente sembra non vedere gli orrori della guerra. I razzi e le bombe da una tonnellata possono uccidere alcuni guerriglieri iracheni e causare la retrocessione o una pausa nelle ostilità, ma esse uccidono e mutilano civili innocenti, distruggono le case, radono al suolo città intere e danneggiano permanentemente molte vite umane. Questo crea profondo odio e non cooperazione.

La strage di iracheni va in parallelo con la distruzione e il danneggiamento di molte vite americane. Più di 500 militari statunitensi sono stati uccisi e, secondo una stima, quasi 10.000 sono stati feriti. Pensi a questi fatti.

Diecimila famiglie americane danneggiate permanentemente nella guerra che gli Stati Uniti hanno iniziato. Mark Twain, scrivendo sulla guerra una volta chiese, "Potremmo consolare i cuori delle inoffensive vedove con un dispiacere che è di per sé inefficace?"

Il presidente ha agito oltre il bisogno per i fatti dell'11 settembre conducendo l'America in un lunga prova che può durare più del previsto negli anni, una guerra che gli USA hanno progettato per punire i regimi che danno ospitalità a terroristi. Questa non è l'America che la mia generazione tentò di preservare lottando nella Seconda Guerra Mondiale.

dominazione del mondo

Iniziare una guerra non porta ad una pace giusta. Il presidente dovrebbe meditare profondamente sul fatto che molte persone in molte nazioni prendono parte alla protesta anti-americana. La risposta: Le persone a livello mondiale, specialmente in Iraq e in Palestina, hanno molto risentimento contro l'America. Pressoché tutti
gli iracheni sono contenti che Saddam Hussain se ne sia andato, ma molti di loro, una maggioranza sostanziale, vede l'America come arrogante, di parte, indegna della loro fiducia e incline alla dominazione del mondo.

Ecco alcune delle ragioni:
* Negli anni '80 all'epoca del trattamento crudele dei Kurdi e di altri cittadini Iracheni da parte di Saddham Hussein, il Governo degli Stati Uniti fu partner silenzioso del dittatore, aiutandolo a combattere l'Iran, fornendo servizi di intelligence, materiale militare critico, e anche componenti per armi di distruzione di massa.

* Alla fine della Guerra del Golfo del 1991, l'Iraq ha sperimentato un'amara esperienza col padre del presidente. L’ex presidente George Bush, padre, ha esortato pubblicamente gli iracheni al rovesciamento di Saddam. Il suo appello diede vita ad una forte sollevazione popolare, ma Bush rifiutò qualsiasi appoggio da parte americana. Questo tetro rifiuto incitò Saddam ad usare gli elicotteri armati per uccidere centinaia didissidenti. Egli aveva ottenuto l'uso di questi mezzi aerei letali in un Armistizio siglato con gli Stati Uniti.

* Gli iracheni ricordano amaramente, che gli aerei da combattimento degli Stati Uniti hanno imposto le sanzioni sul popolo dell'Iraq per oltre una decade, dopo la fine della Guerra del Golfo. Questo embargo, pesantissimo, portò immense sofferenze alla popolazione civile e la morte di almeno mezzo milione di bambini.

* Oggi, gli iracheni sono coscienti dei motivi che spingono il nostro presidente e della sua affidabilità. Molti dubitano dei suoi veri obiettivi, come egli afferma ora, di realizzare libertà e democrazia nel loro paese, o, come aveva previsto molto prima, la distruzione delle armi di distruzione di massa. Consapevoli che egli ignorò le offerte di conciliazione da parte degli emissari di Saddam prima dell'invasione, essi credono che il presidente coltivi il sogno di un impero americano e che abbia cercato la guerra in Iraq a tutti i costi.

* La loro più grande e più profonda lamentela è che Bush non ha fatto il minimo sforzo per fermare le critiche al mondo arabo. Il presidente, ad esempio, non ha fatto nessuno sforzo per dissociare l'America dal colonialismo israeliano.

Egli promette uno stato indipendente per i palestinesi, ma non ha fatto nulla per fermare la brutalità del primo ministro israeliano Sharon contro i palestinesi - assassinii, incursioni militari che lasciano morte e devastazione, alti muri che confinano i Palestinesi come il bestiame, ed la continua usurpazione di terra palestinese.

Bush sembra indifferente alle critiche mondiali contro l'appoggio americano, massiccio, incondizionato, privo di senso critico a Israele, senza il quale lo stato ebraico non avrebbe mai potuto realizzare il suo programma di umiliazione e di devastazione della società palestinese.

Bush è influenzato profondamente dagli zelanti religiosi, sionisti e cristiani fondamentalisti. Egli ignora la pesante colpa degli USA per le sofferenze dei
palestinesi. Non riesce a riconoscere che più di un miliardo di musulmani nel mondo, assieme a molti milioni di non-musulmani, sono profondamente addolorati per questa complicità.

Nuovo Colonialismo

Bush offre un esempio squisito di propfonda ipocrisia. Da un lato del confine del Medio Oriente, egli tenta di convincere gli arabi iracheni che sta offrendo loro democrazia e libertà mentre, allo stesso tempo dall'altra parte del confine, egli sostiene il rifiuto violento di questi stessi diritti da parte di Israele, agli arabi palestinesi.

Gli iracheni temono che l'occupazione degli Stati Uniti diventerà un nuovo colonialismo: il controllo per un tempo indefinito da parte degli USA delle riserve di petrolio iracheno, le brutalità di stile israeliano, ed un forzato trattato con gli USA che non permetterà all'Iraq di aiutare i Palestinesi.

Bush è stato così stordito dalla terribile strage dell'11 settembre e da annunci di ulteriori assalti, che non riesce a vedere quello che è chiaro alla maggior parte delle persone nel mondo, la vera Ground Zero del terrorismo è in Palestina, non a Manhattan. Egli ignora il vero Ground Zero, con molti rischi per l'America.

Questo problema supera tutti gli altri nella campagna politica per le presidenziali. Mi urge denunciare quello che sta facendo Bush. "Io sono un Repubblicano e rimarrò nel Partito di Lincoln. Non sento gioia nell’iniziare questo scontro con il presidente. Egli può essere sincero nell’espletare la sua politica, ma egli sbaglia di molto nella direzione in cui sta portando il nostro paese."

Che cosa si dovrebbe fare? Deve il presidente procedere con questa guerra senza fine?

La migliore decisione di guerra che il presidente può fare è di natura puramente politica, è semplice, pacifica, generosa e giusta. Egli deve dissociarsi chiaramente dal comportamento arrogante di Israele.

Se Bush avesse buona volontà, potrebbe liberarsi facilmente e con lui anche l'America. Se egli agisce, trasformerà lo scenario cupo dell'Iraq ed altrove nel Medio Oriente, in una brillante promessa. Il presidente può in qualsiasi momento egli scegliesse, immediatamente, senza sparare un colpo, acquietare la guerriglia in Iraq e le proteste anti-americane in tutto il mondo.

Tutto quello che egli dovrebbe fare è di informare Sharon che tutti gli aiuti saranno sospesi fino a quando Israele non sgombrerà il territorio arabo che le forze armate israeliane hanno occupato nel giugno del 1967. Gli aiuti degli Stati Uniti sono letteralmente l'ancora di salvezza per Israele, così l'ultimatum sarebbe un’elettrizzante evidenza che gli Stati Uniti, in ultima analisi, fanno quello che è giusto per gli arabi e i musulmani, mentre allo stesso tempo proteggono Israele dagli attacchi.

Se Bush agisse, gli iracheni avrebbero ragioni per pensare che, per la prima volta, il governo Stati Uniti veramente si oppone al colonialismo.

Co-esistenza

L'ultimatum favorirebbe la gioia e la pace planetaria, non solo tra gli iracheni e i palestinesi. I sondaggi d'opinione mostrano che una grande maggioranza di israeliani, stanchi della lunga e sanguinosa lotta per soggiogare i palestinesi,
danno il benvenuto alla coesistenza con un indipendente e pacifico stato palestinese.

Un fondamento impressionante per un ultimanutm presidenziale di questo tipo,
già esiste da tempo. Tutti gli stati membri della Lega araba, più Hamas e gli Hezbollah, unanimemente hanno offerto quattro anni fa la pace contro il ritiro israeliano dai territori.

Un piano simile denominato 'Accordi di Ginevra' è stato recentemente annunciato congiuntamente tra i rappresentanti ufficiali di Israele e della Palestina. Quasi simultaneamente, quattro capi dell'intelligence israeliana in pensione hanno esortato ad un pieno e unilaterale ritiro da Gaza.

Affermando risolutamente la giustizia per i palestinesi, per la maggior parte musulmani, Bush terminerebbe virtualmente le proteste anti-americane e fortificherebbe le forze moderate in tutto il mondo.

Che sia in grado Bush di liberare l'America dalle guerre infinite e disegnare un futuro nuovo, positivo e pacifico per la nostra nazione? Se agisse prontamente sarebbe un punto a suo favore per la rielezione. Se non lo facesse, mi unirò agli altri Repubblicani - ci saranno molti di noi - nell'esortare alla sua sconfitta.

Note:

* Membro del Congresso da 22 anni è autore di "They Dare to Speak Out: People and Institutions Confront Israel's Lobby". Presidente emerito del 'Council for the National Interest'. Scrive libri ed articoli in Jacksonville, Illinois, e partecipa a conferenze su questioni internazionali.

- Tarcisio Bonotto, autore della traduzione, è membro italiano del Proutist International. Chi vuole avere maggiori informazioni su questa associazione può consultare il sito http://www.prout.it

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