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    Michele Giorgio

L'innominabile fonte del terrorismo

23 marzo 2004 - John Pilger - Traduzione di Melektro
Fonte: testo originale in inglese :THE UNMENTIONABLE SOURCE OF TERRORISM
First published in the New Statesman - www.newstatesman.co.uk
l'articolo e' reperibile sul sito: http://www.johnpilger.com

di John Pilger
20 Marzo, 2004

La presente minaccia di attacchi in paesi i cui governi hanno strette alleanze
con Washington è la più recente fase di una lunga lotta contro gli imperi
dell'ovest, contro le loro rapaci crociate e il loro dominio. La motivazione di
coloro che piazzano bombe nelle carrozze ferroviarie deriva direttamente da
questa verità. Che cosa è diverso oggi è che i deboli hanno imparato ad
attaccare i forti e il più recente terrorismo coloniale dei crociati occidentali
(testimoniato da un qualcosa come l'uccisione di 55.000 Iracheni) espone "noi"
alla rappresaglia.

La fonte di una buona parte di questo pericolo è Israele. Una entità artificiale
che funge da guardiano dell'impero dell'ovest nel Medio Oriente, la stato
Sionista rimane la causa di più ingiustizia e puro terrore di tutti gli stati
Musulmani messi assieme. Si legga a questo proposito il malinconico Palestinian
Monitor su Internet; riporta l'equivalente dell'orrore di Madrid che si compie
nella Palestina occupata, settimana dopo settimana, mese dopo mese. Nessuna
prima pagina nell'ovest riconosce questo continuo bagno di sangue, e tanto meno
si addolora per le relative vittime. Inoltre, l'esercito Israeliano, che da
qualunque ragionevole punto di vista è un'organizzazione terroristica, viene
protetto e ricompensato nell'ovest.

Nel suo corrente reportage sui diritti dell'uomo, il Foreign Office Inglese
critica Israele per la sua "preoccupante negligenza per i diritti dell'uomo" e
per "l'effetto che la continua occupazione Israeliana e le associate occupazioni
militari hanno avute sulle vite degli ordinari Palestinesi".

Tuttavia il governo di Blair ha autorizzato segretamente la vendita ad Israele
di ampie quantità di armi e di attrezzature per il terrore. Queste includono
catene, cinghie per la scossa elettrica ed agenti chimici e biologici. Non c'è
quindi da stupirsi che Israele abbia ignorato più risoluzioni delle Nazioni
Unite di qualunque altro stato a partire dalla fondazione di questa
organizzazione mondiale. Lo scorso Ottobre, l'Assemblea Generale delle Nazioni
Unite ha votato 144 a favore contro 4 per condannare il muro che Israele ha
costruito e che corre attraverso il cuore della West Bank, risultante nella
annessione del terreno agricolo migliore, compreso il sistema acquifero che
fornisce la maggior parte dell'acqua ai Palestinesi. Israele, come di consueto,
ha ignorato il mondo.

Israele è il cane da guardia dei programmi dell'America per il Medio Oriente.
Gli ex analisti della CIA Kathleen e Bill Christison hanno detto di come "due
correnti del fondamentalismo Ebreo e Cristiano si siano incastrate assieme per
dare vita ad una agenda al cui centro sta un ampio progetto imperiale di
ristrutturazione del Medio Oriente, il tutto ancor più rinforzato dalla felice
coincidenza delle possenti risorse petrolifere a disposizione e di cui
impadronirsi, nonché di un presidente e di un vice presidente pesantemente
coinvolti nel business del petrolio".

I "neoconservatori" che fanno funzionare il regime di Bush hanno ognuno di loro
stretti legami con il governo Likud a Tel Aviv e con i gruppi di pressione
Sionisti che operano a Washington. Nel 1997, il Jewish Institute for National
Security Affairs (Jinsa) ha dichiarato: "La Jinsa sta lavorando molto
strettamente con il Dottor Ahmad Chalabi, leader dell'Iraqi National Council per
promuovere la rimozione di Saddam Hussein dal potere..." Chalabi è il tirapiedi
supportato dalla CIA e il condannato bancarottiere fraudolento che sta
attualmente organizzando il prossimo governo "democratico" di Baghdad.

Fino a poco tempo fa, un gruppo di Sionisti ha fatto funzionare il proprio
servizio di servizi segreti all'interno del Pentagono. Questo era conosciuto
come l'Ufficio per i Programmi Speciali (Office of Special Plans - OSP) ed era
sotto la sopraintendenza di Douglas Feith, un sottosegretario alla difesa, un
estremista Sionista e avversario di qualunque pace negoziata con i Palestinesi.
E' stato l'Ufficio per i Programmi Speciali che ha fornito a Downing Street la
gran parte del suo gossip circa le armi di distruzione di massa dell'Iraq; per
la maggior parte, la fonte originale era Israele.

Israele può anche reclamare la sua responsabilità per la legge approvata dal
Congresso che impone sanzioni alla Siria e che in effetti minaccia dello stesso
destino l'Iraq a meno che non si conformi alle richieste di Tel Aviv. Israele è
pure la mano guida che sta dietro la campagna bellicosa di Bush contro "la
minaccia nucleare" rappresentata dall'Iran. Oggi, nell'Iraq occupato, le forze
speciali Israeliane stanno insegnando agli Americani come "murarsi" in mezzo ad
una popolazione ostile, nella stessa maniera in cui Israele si è murata fra i
Palestinesi nell'inseguimento del sogno Sionista di una condizione di
segregazione. L'autore David Hirst descrive la "Israelizzazione della politica
estera degli Stati Uniti" come essere "adesso operativa così come anche ideologica".

Avendo compreso pienamente il duraturo ruolo coloniale rivestito da Israele in
Medio Oriente, è fin troppo facile vedere come gli oltraggi compiuti da Ariel
Sharon altro non sono che una versione aberrante di una democrazia che ha
perduto lungo la strada il suo vero significato. I miti che abbondano nelle case
Ebraiche della classe media in Inghilterra sulla eroica, nobile nascita di
Israele sono stati lungamente rinforzati da un Sionismo "liberale" o di
"sinistra", virulento ed essenzialmente distruttivo tanto quanto la corrente
rappresentata dal Partito Likud.

Negli ultimi anni, la verità è venuta dai "nuovi storici" di Israele che hanno
rivelato che gli "idealisti" Sionisti del 1948 non hanno mai avuto intenzione di
trattare giustamente o persino umanamente i Palestinesi, che sono stati invece
sistematicamente e spesso in maniera omicida obbligati ad abbandonare le loro
case. Il più coraggioso di questi storici è Ilan Pappe, un professore Israeliano
della università di Haifa, il quale, con la pubblicazione di ciascuno dei suoi
libri innovativi, è stato capace di sollevare sia applausi che calunnie.
L'ultimo suo libro è "A History of Modern Palestine", nel quale documenta
l'espulsione dei Palestinesi come un orchestrato crimine di pulizia etnica che
ha diviso Ebrei e Arabi che coesistevano pacificamente. Per quanto riguarda il
moderno "processo di pace", descrive gli accordi di Oslo del 1993 come un piano
elaborato dai Sionisti liberali nel partito Laburista Israeliano per recintare i
Palestinesi nello stile Sud Africano dei bantustan. Il fatto di essere aiutati
in tutto questo da una leadership Palestinese disperata, non ha reso la "pace" e
il suo "fallimento" (incolpato ai Palestinesi) meno falsificante. Durante gli
anni della trattativa e delle speranze sollevatasi, i governi a Tel Aviv hanno
segretamente raddoppiato il numero delle illegali colonie Ebree su terra
Palestinese, intensificato l'occupazione militare e completato la frammentazione
del 22 per cento della Palestina storica, che L'Organizzazione per la
Liberazione della Palestina aveva acconsentito ad accettare, in cambio del suo
riconoscimento dello stato di Israele.

Assieme al defunto Edward Said, Ilan Pappe è il più eloquente scrittore di
storia Palestinese. È inoltre uno dei suoi più profondi conoscitori. Questa
combinazione gli ha procurato molti ammiratori, ma anche nemici fra i
mitologisti accademici liberali di Israele in Inghilterra, ad uno dei quali,
Stephen Howe, è stato dato il libro di Pappe da recensire nel New Statesman
dell'8 Marzo. Howe compare spesso su queste pagine; il suo stile è quello di
disapprovare con un debole elogio e di stabilire attentamente i limiti del
dibattito sull''impero, sia che si tratti della storia Irlandese, del Medio
Oriente o della "guerra al terrore". Nel caso di Pappe, quello che il lettore
non conosce è il collegamento personale di Howe all'establishment Israeliano; e
che cosa Howe non dice nella sua recensione è che qui per la prima volta abbiamo
un manuale sulla Palestina che narra la storia reale per come è accaduta: una
versione non-Sionista del Sionismo.

Howe accusa Pappe "di errori effettivi", ma non fornisce alcuna evidenza per
supportare la sua accusa, quindi denigra il libro riducendolo ad una nota a piè
di pagina per un altro libro scritto dallo storico Israeliano Benny Morris, che
si è lungamente riconciliato grazie al suo lavoro revisionista. A suo credito,
la Cambridge University Press ha pubblicato il pionieristico e altamente
accessibile lavoro di Pappe come un esempio di storia autorevole. Ciò significa
che il "dibattito" sulle origini di Israele sta concludendosi, senza riguardo a
cosa dicono gli apologisti dell'impero.

Un mito uguale alla favola delle armi di distruzione di massa dell'Iraq sta
guadagnando forza su entrambi i lati dell'Atlantico. È quello che John Kerry
offre una prospettiva sul mondo differente da quella di George W. Bush. Che si
guardi questa grande bugia svilupparsi mentre Kerry viene incoronato come il
candidato Democratico e il movimento "chiunque eccetto Bush" diventa una celebre
causa liberale.

Mentre la salita al potere della Bush gang, ossia i neo conservatori, ha
preoccupato tardivamente i media Americani, il messaggio dei loro equivalenti
nel partito Democratico ha suscitato ben poco interesse. Tuttavia le somiglianze
sono incredibili. Poco prima della "elezione" di Bush nel 2000, il Progetto per
il Nuovo Secolo Americano, il gruppo di pressione neoconservatore, ha pubblicato
un modello ideologico per il "mantenimento della preminenza globale degli Stati
Uniti, precludendo la possibilità che un grande potere rivale possa emergere, e
modellando l'ordine di sicurezza internazionale in conformità con i principi e
gli interessi Americani". Ognuna delle sue raccomandazioni per l'aggressione e
la conquista è stata adottata dalla attuale amministrazione.

Un anno dopo, l'istituto Progressive Policy, un braccio del Consiglio della
Leadeship Democratica, ha pubblicato un manifesto di 19 pagine per i "Nuovi
Democratici", il cui gruppo include tutti i candidati principali del partito
Democratico e particolarmente John Kerry. Questo manifesto ha invocato il "forte
esercizio del potere Americano" al cuore della "nuova strategia Democratica,
basata sulla tradizione del partito di internazionalismo muscolare". Una simile
strategia "darebbe agli Americani maggior sicurezza della politica solitaria dei
Republicani, che ha allontanato i nostri alleati naturali e che ha abusato delle
nostre risorse. Miriamo a ricostruire il fondamento morale della leadership
globale degli Stati Uniti...".

Qual è quindi la differenza dal vanaglorioso imbonimento di Bush? A parte agli
eufemismi, non ce né alcuna. Tutti i candidati presidenziali Democratici hanno
sostenuto l'invasione dell'Iraq, escluso uno: Howard Dean. Kerry non soltanto ha
votato a favore dell'invasione, ma ha anche espresso il suo disappunto che non
sia andata secondo il piano. Ha detto al magazine Rolling Stone: "Mi potevo
aspettare che George Bush arrivasse a rovinare così malamente il tutto, come
invece ha fatto? Penso che nessuno lo pensasse veramente". Nè Kerry nè alcuno
dei candidati ha richiesto la fine della sanguinosa e illegale occupazione; al
contrario, tutti hanno richiesto più truppe per l'Iraq. [Nota: Pilger è ignaro
che il candidato Democratico Dennis Kucinich si è opposto all'invasione ed ha
richiesto la conclusione dell'occupazione degli Stati Uniti in Iraq ]. Kerry ha
pure fatto richiesta di invio di altre "40.000 truppe in servizio". Ha sostenuto
il continuato e sanguinoso assalto di Bush sull'Afghanistan e i programmi
dell'amministrazione "per restituire l'America Latina alla direzione Americana"
attraverso la sovversione della democrazia in Venezuela.

Soprattutto, non ha in alcun modo sfidato la nozione della supremazia militare
Americana nel mondo intero che ha spinto il numero di basi degli Stati Uniti a
più di 750. Né ha alluso al colpo di stato del Pentagono a Washington e del suo
obiettivo dichiarato"di assoluto dominio". Per quanto riguarda la politica
"preventiva" di Bush di attacco ad altri paesi, anche quella va benissimo. Anche
il più liberale del gruppo Democratico, Howard Dean, ha detto che era preparato
ad usare "le nostre coraggiose e rimarchevoli forze" contro qualunque "minaccia
imminente". Questa è la maniera nella quale lo stesso Bush l'ha messa.
Quello che i Nuovi Democratici obiettano è la schiettezza della Bush gang - la
sua grezza onestà, se gradite - nel dichiarare i suoi piani così apertamente, e
non da dietro al consueto velo o nell'usuale codice specioso del liberalismo
imperiale e della sua "autorità morale". I Nuovi Democratici della specie di
Kerry sono tutti per l'impero Americano; naturalmente, preferirebbero che quelle
parole rimanessero non dette. "Internazionalismo progressista" è molto più
accettabile.

Giusto come i programmi della Bush gang sono stati scritti dai neoconservatori,
così John Kerry nel suo libro di campagna elettorale, "A Call to Service", usa
quasi parola per parola il manifesto guerrafondaio dei Nuovi Democratici. "Il
tempo è venuto," lui scrive, "per fare rivivere una visione forte di
internazionalismo progressista" assieme ad "una tradizione" che onora "la dura
strategia dell'impegno internazionale e della leadership forgiate da Wilson e da
Roosevelt... e sostenute da Truman e da Kennedy nella guerra fredda". Pensieri
quasi identici compaiono alla pagina tre del manifesto dei Nuovi Democratici:
Come Democratici, siamo fieri della tradizione del nostro partito di duro
internazionalismo e del forte record nel difendere l'America. I presidenti
Woodrow Wilson, Franklin D. Roosevelt e Harry Truman hanno condotto gli Stati
Uniti alla vittoria in due guerre mondiali... [ le politiche di Truman ] alla
fine hanno trionfato nella guerra fredda. Il presidente Kennedy ha elevato
l'impegno dell'America alla "sopravvivenza e il successo della libertà".
Si contrassegnino le bugie storiche in quella dichiarazione: la "vittoria" degli
Stati Uniti con il suo breve intervento nella Prima Guerra Mondiale; la
cancellazione del ruolo decisivo dell'Unione Sovietica nella Seconda Guerra
Mondiale; l'inesistente "trionfo" della elite Americana riguardo ad eventi
internamente innescati che hanno abbattuto l'Unione Sovietica; e la famosa
devozione di John F. Kennedy alla "libertà" che ha supervisionato la morte di
circa tre milioni di persone in Indocina.

"Forse la sezione più repulsiva del [suo] libro", scrive Mark Hand, editore di
Press Action, il gruppo di monitoraggio dei media Americani, "è dove Kerry
discute la guerra in Vietnam ed il movimento pacifista". Auto-promossosi come
eroe di guerra, Kerry brevemente ha fatto parte del movimento di protesta al suo
ritorno dal Vietnam. In questa sua capacità gemellare, scrive: "Alle errate
interpretazioni su questa guerra sia di origine conservatrice come liberale dico
che è tempo di lasciarla andare e di riconoscerla come un'eccezione, e non come
un esempio supremo degli impegni militari degli Stati Uniti del ventesimo secolo".

"In questo singolo passaggio," scrive Hand, "Kerry cerca di giustificare milioni
di persone massacrate dall'esercito degli Stati Uniti e dai suoi surrogati
durante il ventesimo secolo [ e ] suggerisce che la preoccupazione circa i
crimini di guerra commessi dagli Stati Uniti in Vietnam non è più necessaria...
Kerry e i suoi colleghi nel movimento dell' "internazionalismo progressista"
sono entusiasticamente dediti come le loro controparti nella Casa Bianca...
Vieni Novembre, chi guadagnerà il vostro voto? Coca o Pepsi?"

Il movimento "chiunque eccetto Bush" obietta all'analogia Coca - Pepsi e Ralph
Nader è la fonte corrente della sua ira. In Gran Bretagna, sette anni fa, una
derisione simile venne scaricata su coloro che sottolinearono le somiglianze
esistenti fra Tony Blair e la sua eroina Margaret Thatcher - somiglianze che da
allora si sono dimostrate vere. "E' un mito piacevole e conveniente che i
liberali sono i costruttori di pace e i conservatori i guerrafondai", ha scritto
il commentatore Hywel Williams del Guardian. "Ma l'imperialismo dei liberali può
essere più pericoloso a causa della sua natura a fine aperto - la sua
convinzione di rappresentare una forma superiore di vita."

Come i Blairiti, John Kerry e i suoi colleghi Nuovi Democratici vengono da una
tradizione di liberalismo che ha costruito e difeso imperi come imprese
"morali". Che il partito Democratico abbia lasciato una traccia di sangue, furto
e sottomissione più lunga dei Repubblicani è eresia agli occhi dei crociati
liberali, la cui storia omicida sembra sempre richiedere un nobile manto.
Come precisa giustamente il manifesto dei Nuovi Democratici, il "duro
internazionalismo" dei Democratici è cominciato con Woodrow Wilson, un
megalomane Cristiano che ha creduto che l'America fosse stata scelta da Dio "per
mostrare la via alle nazioni di questo mondo, su come camminare i sentieri della
libertà". Nel suo nuovo meraviglioso libro, The Sorrows of Empire (Verso),
Chalmers Johnson scrive:

Con Woodrow Wilson, i fondamenti intellettuali dell'imperialismo Americano sono
stati resi operativi. Theodore Roosevelt... aveva rappresentato una visione
Europeistica e militaristica dell'imperialismo sostenuta da niente di più
sostanziale della nozione che il destino manifesto degli Stati Uniti doveva
essere quello di governare le razze inferiori Latino Americane e Asiatico
orientali. Wilson ha steso sopra di questa la sua idea iper - idealistica,
sentimentale e astorica [ di dominio Americano del mondo ]. Era un progetto
politico non meno ambizioso e sostenuto da non meno passione della visione di
comunismo mondiale lanciata quasi allo stesso tempo dai leader della rivoluzione
Bolscevica.

Fu l'amministrazione Democratico Wilsoniana di Harry Truman, dopo la Seconda
Guerra Mondiale, che ha creato il militarista "stato di sicurezza nazionale" e
l'architettura della guerra fredda: la CIA, il Pentagono e il Consiglio di
Sicurezza Nazionale. Come unico capo di stato ad avere usato le armi atomiche,
Truman ha autorizzato le truppe ad intervenire dovunque "per difendere la libera
impresa". Nel 1945, la sua amministrazione ha installato la Banca Mondiale ed il
Fondo Monetario Internazionale come agenti dell'imperialismo economico degli
Stati Uniti. Successivamente, usando il linguaggio "morale" di Woodrow Wilson,
John F. Kennedy ha invaso il Vietnam e sguinzagliato le forze speciali degli
Stati Uniti come squadroni della morte; adesso sono operative in ogni continente.

Bush è stato un beneficiario di tutto questo. I suoi neoconservatori derivano
non dalle radici tradizionali del partito Repubblicano, ma piuttosto dai falchi
del partito Democratico - quali l'establishment sindacale, la AFL-CIO
(conosciuta come la "AFL-CIA"), che ha ricevuto milioni di dollari per
sovvertire sindacati e partiti politici nel mondo intero, e l'industria delle
armi, sviluppata e consolidata dal senatore Democratico Henry "Scoop" Jackson.
Paul Wolfowitz, il principale fanatico di Bush, ha cominciato la sua vita
politica a Washington lavorando per Jackson. Nel 1972 un'aberrazione, George
McGovern, affrontò Richard Nixon come il candidato pacifista dei Democratici.
Virtualmente abbandonato dal partito e dai suoi potenti appoggi, McGovern venne
schiacciato.

Bill Clinton, eroe dei Blairiti, ha imparato la lezione da tutto questo. I miti
che hanno sfilato intorno "all'era dorata di liberalismo" di Clinton sono, in
retrospettiva, ridicoli. Assaporate questo pezzo ossequioso di prima pagina da
parte del principale corrispondente politico del The Guardian, che riporta del
discorso di Clinton al congresso del Partito Laburista nel 2002:
Bill Clinton ieri ha usato un oratoria ipnotica... in un sottile e delicatamente
equilibrato indirizzo [ che ] ha catturato l'immaginazione dei delegati ai
Winter Gardens di Blackpool...Gli osservatori inoltre hanno descritto il
discorso come uno dei più impressionanti e commoventi nella storia dei congressi
del Partito. La Segretaria per il Commercio e l'Industria, Patricia Hewitt, l'ha
descritto come "assolutamente brillante".

Un editoriale di accompagnamento affermò entusiasticamente: "In un tono intimo
quasi colloquiale, parlando soltanto dalle sue note, Bill Clinton ha dato un
discorso da vero maestro politico... Se uno lo dovesse recensire, cinque stelle
non sarebbero abbastanza... Che discorso. Che professionista. E che perdita per
la leadership dell'America e del mondo".

Non ci fu idolatria che bastò. Al festival letterario del Hay - on - Wye, il
leader della "terza via" e dell' "internazionalismo progressista" ricevette una
lunga fila di media e della gente di Blair che lo salutò come un leader perduto,
"un campione del centro sinistra".

La verità è che Clinton era assai poco differente da Bush, un cripto - fascista.
Durante gli anni di Clinton, le principali reti di sicurezza dell'assistenza
sociale vennero tagliate e la povertà in America aumentò sensibilmente; un
sistema missilistico di "difesa" miliardario, conosciuto come Star Wars II,
venne istigato; il più grande budget di guerra e di armi nella storia venne
approvato; la verifica sulle armi biologiche venne rifiutata, assieme al
trattato comprensivo di divieto dei test nucleari, all'istituzione di una
international criminal court e al divieto mondiale sulle mine antiuomo.
Contrariamente ad un mito che attribuisce la colpa a Bush, la amministrazione di
Clinton ha in effetti distrutto il movimento che combatte il riscaldamento globale.

In più, Haiti e l'Afghanistan sono stati invasi, il blocco illegale di Cuba è
stato rinforzato e l'Iraq è stato sottoposto ad un assedio medioevale che è
costato fino ad un milione di vite mentre il paese veniva attaccato, in media,
ogni tre giorni: la più lunga campagna di bombardamenti Anglo-Americana nella
storia. Nell'attacco condotto da Clinton alla Serbia del 1999, "un crociata
morale", il trasporto pubblico, le fabbriche civili, gli impianti di
trasformazione dei prodotti alimentari, gli ospedali, le scuole, i musei, le
chiese, i monasteri parte del patrimonio culturale e le fattorie sono state
bombardati. "Esaurirono gli obiettivi militari durante le prime due settimane,"
ha detto James Bissett, l'ex ambasciatore Canadese in Yugoslavia. "Era
comunemente risaputo che la NATO era passata alla fase tre: gli obiettivi
civili". Nel loro attacco missilistico con i Cruise sul Sudan, i Generali di
Clinton designarono come bersaglio, distruggendolo, una fabbrica che produceva
la maggior parte dei rifornimenti farmaceutici per l'Africa Sub Sahariana.
L'ambasciatore Tedesco nel Sudan segnalò: "E' difficile valutare quanta gente in
questo paese povero sia morta di conseguenza... ma parecchie decine di migliaia
sembra essere una congettura ragionevole."

Coperta dagli eufemismi, quali "costruzione di democrazia" e "mantenimento di
pace", "intervento umanitario" e "intervento liberale", i Clintoniani possono
vantare un ben più ricco record imperiale di quello dei neo-conservatori di
Bush, in gran parte perché Washington assegnò agli Europei un ruolo cerimoniale
e perché la NATO venne "coinvolta". In quanto a morte e distruzione, Clinton
batte Bush indisputabilmente.

Una domanda che ai Nuovi Democratici piace chiedere è la seguente: "Che cosa
avrebbe fatto Al Gore se non fosse stato truffato della presidenza da Bush?" Il
consigliere più importante di Gore era l'arci-falco Leon Fuerth, che ha detto
che gli Stati Uniti dovrebbero "distruggere il regime Iracheno, la radice e il
ramo". Joseph Lieberman, compagno di corsa di Gore alle Presidenziali del 2000,
ha contribuito a far passare la risoluzione di guerra di Bush all'Iraq
attraverso il Congresso. Nel 2002, Gore stesso ha dichiarato che un'invasione
dell'Iraq "non era essenziale a breve termine" ma "tuttavia, tutti gli Americani
dovrebbe riconoscere che l'Iraq, effettivamente, sta ponendosi come una seria
minaccia". Come Blair, quello che Gore voleva era "una coalizione
internazionale" che servisse da copertura dei piani, preparati da lungo tempo,
per il controllo del Medio Oriente. La sua lamentela verso Bush era che, agendo
da sola, Washington potrebbe "indebolire la nostra capacità di guidare il mondo
durante questo nuovo secolo".

La collusione fra il campo di Bush e quello di Gore era conosciuta. Durante
l'elezione 2000, Richard Holbrooke che probabilmente sarebbe diventato il
Segretario di Stato di Al Gore, ha cospirato con Paul Wolfowitz per accertare
che i loro rispettivi candidati non dicessero niente della politica degli Stati
Uniti verso il ruolo impregnato di sangue dell'Indonesia nell'Asia Sud
Orientale. "Paul ed io siamo stati in frequente contatto", ha detto Holbrooke,
"per assicurarci di mantenere [ East Timor ] fuori dalla campagna presidenziale,
dove non farebbe bene agli interessi Americani o a quelli Indonesiani". Lo
stesso può essere detto della spietata espansione illegale di Israele, della
quale non una parola fu ed è stata detta: è un crimine con l'appoggio totale sia
dei Repubblicani che dei Democratici.

John Kerry ha sostenuto la rimozione di milioni di Americani poveri dagli
elenchi dell'assistenza sociale ed ha supportato l'estensione della pena di
morte. Il cosiddetto "eroe" di una guerra che è documentata come un atrocità ha
lanciato la sua campagna presidenziale davanti ad una portaerei ancorata. Ha
attaccato Bush per non dare sufficiente finanziamento al National Endowment for
Democracy, il quale, ha scritto lo storico William Blum, "è stato creato dalla
CIA, letteralmente, e per 20 anni si è dato da fare per destabilizzare governi,
movimenti progressisti, sindacati e chiunque altro sulla lista dei bersagli di
Washington". Come Bush - e tutto coloro che hanno preparato la strada per Bush,
da Woodrow Wilson a Bill Clinton - Kerry promuove i mistici "valori del potere
Americano" e quella che lo scrittore Ariel Dorfman ha chiamato "la peste del
vittimismo... Niente di più pericoloso: un gigante che è impaurito."

La gente che è consapevole di tale pericolo, sostiene tuttavia i suoi fautori in
una forma che trovano gradevole, pensando di poterla avere in entrambi i sensi.
Non può. Michael Moore, il regista, dovrebbe sapere questo meglio di chiunque
altro; tuttavia ha sostenuto il bombardiere della NATO Wesley Clark come
candidato Democratico. L'effetto di questo è di rinforzare il pericolo per tutti
noi, perché dice che è GIUSTO bombardare ed uccidere, e poi parlare di pace.
Come il regime di Bush, i Nuovi Democratici temono le vere voci della
opposizione e i movimenti popolari: cioè la democrazia genuina, nel paese e
all'estero. Il furto coloniale dell'Iraq è un esempio calzante. "Se vi muovete
troppo velocemente", dice Noah Feldman, un ex consigliere legale del regime
Statunitense a Bagdhad, "la gente sbagliata potrebbe venire eletta". Tony Blair
ha detto lo stesso nella sua maniera inimitabile: "Non possiamo finire con
l'avere un'inchiesta per sapere se la guerra [ in Iraq ] sia stata giusta o
sbagliata. Questo è un qualcosa che noi dobbiamo decidere, perchè siamo i
politicanti".

testo originale in inglese :THE UNMENTIONABLE SOURCE OF TERRORISM
First published in the New Statesman - www.newstatesman.co.uk
l'articolo e' reperibile sul sito: http://www.johnpilger.com

traduzione di Melektro a cura di Peacelink

Note:

John Pilger è un celebre giornalista investigativo e documentarista. Il suo
ultimo film documentario, "Breaking the Silence: Truth and Lies in The War on
Terror" è stato trasmesso sulla rete ITV in Inghilterra lo scorso 22 settembre.
Nel 2003, Pilger è stato il vincitore del Sophie Prize, uno dei riconoscimenti
ambientalisti e per lo sviluppo più conosciuti al mondo. Inoltre è stato
nominato Media Personality dell'anno ai premi EMMA del 2003. Il suo ultimo libro
è "The New Rulers of the World" (Verso, 2002). Il web site di John Pilger è:
http://www.johnpilger.com

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