Pace

RSS logo

Mailing-list Pace

< Altre opzioni e info >

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • Donazione online con PayPal
  • C.C.P. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009, 74100 Taranto
  • Conto Corrente Bancario c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink - IBAN: IT65 A050 1804 0000 0001 1154 580
Motore di ricerca in

Lista Pace

...

    Guerra nello Yemen

    "Per favore non mi seppellire", ha detto prima di morire

    Un ragazzino di sei anni viene ferito gravemente dallo scoppio di un missile. I medici non riescono a salvarlo. Egli potrebbe diventare il simbolo di una guerra dimenticata.
    13 novembre 2015 - Traduzione di Barbara Pozzi
    Fonte: Redazione Die Zeit (emk), "'Bitte begrab mich nicht', sagte er, bevor er starb" - 21 ottobre 2015

    Farid Schauki spielte auf der Straße, als die Bombe fiel

     

    I vestiti sporchi di sangue, il viso contorto in una smorfia di dolore, intorno a lui medici e infermiere: Farid Schauki, sei anni, giace su un letto di un pronto soccorso nella città yemenita di Taiz. Perde continuamente conoscenza, riesce a dire ancora solo una frase che ripete costantemente: „Per favore non seppellirmi“.

    Farid non vuole morire. Suo padre rimane al suo fianco e cerca di confortarlo.

    Poco prima Farid giocava ancora sulla strada con quattro amici, quando un missile si è abbattuto sulla zona residenziale. Da marzo la guerra regna negli Stati arabi più poveri, l’Arabia Saudita bombarda le posizioni delle milizie Huthi che lo scorso anno si sono impadronite del potere nella capitale Sanaa. Queste rispondono al fuoco, e chi soffre di più è la popolazione civile. Scoppi di missili come quello che ha colpito ora sono diventati la triste normalità. Il ragazzino e i suoi amici non hanno avuto la possibilità di sfuggire alle granate. I vicini li hanno portati in moto all’ospedale, Farid era il ferito più grave.

    Il fotografo Ahmed Bascha filma la scena al Pronto Soccorso. Ha rincorso i motociclisti dopo aver visto lo scoppio del missile, voleva sapere come stavano i bambini. Il video, che ha postato sulla sua pagina Facebook, mostra che la supplica di Farid non è andata a buon fine. I medici hanno certamente tentato di salvarlo con un’operazione d’emergenza. Le ultime immagini del video lo riprendono nel suo letto d’ospedale, la testa fasciata, attaccato a tubi e catetere. Poco dopo è morto.

    Più di 50.000 persone hanno già visto il video su Facebook. Farid è diventato il triste simbolo di una guerra che è già costata finora la vita a più di 2000 uomini. 1.400.000 persone sono in fuga all’interno dello Stato, All’80 percento dei 20 milioni complessivi di yemeniti manca da mangiare, da bere e una fornitura di medicinali adeguata. Le organizzazioni umanitarie parlano di una catastrofe umanitaria che supera addirittura l’orrore della guerra in Siria.

     

    Sui social network gli yemeniti postano le immagini di Farid ferito, ma anche foto che lo mostrano illeso – nella speranza di attirare più attenzione internazionale sulla guerra nella loro terra. Così come Ailan Kurdi, annegato nel Mediterraneo, è diventato il simbolo della tragedia dei profughi a causa della guerra in Siria, ora Farid lo è diventato per le vittime della guerra yemenita, secondo un post.

     

    Molti yemeniti si sentono abbandonati dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita conduce una guerra guidata più dai propri interessi – cioè dall’inimicizia verso l’Iran, che secondo Riad sarebbe il burattinaio dietro ai ribelli Huthi – che da un interesse sincero di politica di sicurezza, che risolva realmente i numerosi conflitti nello Yemen.

     

     

    I vestiti sporchi di sangue, il viso contorto in una smorfia di dolore, intorno a lui medici e infermiere: Farid Schauki, sei anni, giace su un letto di un pronto soccorso nella città yemenita di Taiz. Perde continuamente conoscenza, riesce a dire ancora solo una frase che ripete costantemente: „Per favore non seppellirmi“.



    Farid non vuole morire. Suo padre rimane al suo fianco e cerca di confortarlo.



    Poco prima Farid giocava ancora sulla strada con quattro amici, quando un missile si è abbattuto sulla zona residenziale. Da marzo la guerra regna negli Stati arabi più poveri, l’Arabia Saudita bombarda le posizioni delle milizie Huthi che lo scorso anno si sono impadronite del potere nella capitale Sanaa. Queste rispondono al fuoco, e chi soffre di più è la popolazione civile. Scoppi di missili come quello che ha colpito ora sono diventati la triste normalità. Il ragazzino e i suoi amici non hanno avuto la possibilità di sfuggire alle granate. I vicini li hanno portati in moto all’ospedale, Farid era il ferito più grave.



    Il fotografo Ahmed Bascha filma la scena al Pronto Soccorso. Ha rincorso i motociclisti dopo aver visto lo scoppio del missile, voleva sapere come stavano i bambini. Il video, che ha postato sulla sua pagina Facebook, mostra che la supplica di Farid non è andata a buon fine. I medici hanno certamente tentato di salvarlo con un’operazione d’emergenza. Le ultime immagini del video lo riprendono nel suo letto d’ospedale, la testa fasciata, attaccato a tubi e catetere. Poco dopo è morto.



    Più di 50.000 persone hanno già visto il video su Facebook. Farid è diventato il triste simbolo di una guerra che è già costata finora la vita a più di 2000 uomini. 1.400.000 persone sono in fuga all’interno dello Stato, All’80 percento dei 20 milioni complessivi di yemeniti manca da mangiare, da bere e una fornitura di medicinali adeguata. Le organizzazioni umanitarie parlano di una catastrofe umanitaria che supera addirittura l’orrore della guerra in Siria.



    Sui social network gli yemeniti postano le immagini di Farid ferito, ma anche foto che lo mostrano illeso – nella speranza di attirare più attenzione internazionale sulla guerra nella loro terra. Così come Ailan Kurdi, annegato nel Mediterraneo, è diventato il simbolo della tragedia dei profughi a causa della guerra in Siria, ora Farid lo è diventato per le vittime della guerra yemenita, secondo un post.



    Molti yemeniti si sentono abbandonati dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita conduce una guerra guidata più dai propri interessi – cioè dall’inimicizia verso l’Iran, che secondo Riad sarebbe il burattinaio dietro ai ribelli Huthi – che da un interesse sincero di politica di sicurezza, che risolva realmente i numerosi conflitti nello Yemen.

     

    Note:

    Originale: http://www.welt.de/politik/ausland/article147882437/Bitte-begrab-mich-nicht-sagte-er-bevor-er-starb.html

    PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.5.8 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)