A Kiev vittime civili in divisa
Ci sono anche foto di donne; non si tratta necessariamente di volontarie, perché chi lavora nel servizio sanitario può essere richiamata al fronte. Mi suscitano un sentimento di tenerezza, che provo anche per i giovanissimi, quelli con il volto da contadino, operaio o insegnante, che non sembrano a loro agio in divisa, oppure non la indossano affatto. Mi suscitano simpatia quelli che si sono fatti fotografare con il gattino o il cane… a nessuno verrebbe in mente di esporre una foto con i famigliari vivi tra tanti morti, e dunque gatti e cani sono gli affetti più cari con cui possono essere ritratti in quel genere di foto.
Quelli con aria marziale che si compiacciono delle loro armi con fare beffardo, magari esibendo lo stemma del battaglione Azov, non riesco a vederli propriamente come vittime, anche se non posso giudicare un uomo da una foto. Evidenziano per opposizione i tantissimi con lo sguardo tutt’altro che irridente, beffardo e marziale.Sguardi che mi sembrano preoccupati, addirittura spaventati, come se sapessero già che sarebbero finiti appesi a quel muro e volessero lanciare un monito e dire con uno sguardo ciò che non potevano esprimere a parole.
Che dire poi di quelli ritratti in borghese? Possibile che i famigliari non avessero neppure una foto in divisa?
Mi è sembrata una forma di protesta, forse involontaria o forse voluta. Al di là degli abiti borghesi o delle divise, sono centinaia, migliaia gli sguardi che parlano e dicono: “Nel computo dei civili morti calcolate anche noi, padri, figli, mariti, studenti, fidanzati, operai, contadini, infermiere, fidanzate, dottoresse, madri, mogli e figlie: anche noi siamo vittime civili. Siamo in divisa certo, ma questa guerra non l’abbiamo voluta e forse, come dicono seri studi sull’argomento, quando ci è toccato sparare, volutamente abbiamo sbagliato mira”.
O forse hanno esitato a premere il grilletto contro chi “aveva il mio stesso identico umore, ma la divisa di un altro colore”, come il soldato Piero cantato da Fabrizio De André.
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