Il sequestro di Simona Torretta e Simona Pari

7 settembre 2004
Emergency

Il sequestro di Simona Torretta e Simona Pari è innanzitutto un crimine e rappresenta un motivo di angoscia per la condizione nella quale si trovano queste due persone. Presso consistenti strati di iracheni che in forme diverse – anche criminali – si oppongono all’occupazione militare del loro paese, la responsabilità dei governi coincide con la responsabilità di tutti i cittadini dei paesi occupanti. È venuta meno la distinzione tra i milioni di italiani che hanno osteggiato la guerra e chi l’ha voluta e la conduce. Questa incapacità e questo rifiuto a distinguere sono stati favoriti dalla totale, esibita indifferenza del governo di fronte alla volontà di pace e alla richiesta di rispetto della Costituzione. Chiedendo che cessi immediatamente la partecipazione dell’Italia all’occupazione militare dell’Iraq, chiediamo semplicemente il ripristino della legalità internazionale. Ribadirlo con forza in questa circostanza non è «cedere a un ricatto criminale», come stoltamente troppi dicono, ma è «cedere» alla Costituzione, al diritto internazionale, all’umanità. Tra l’angoscia per la sorte di due nostre concittadine e il rifiuto di una politica distruttiva e violenta non c’è una relazione strumentale, ma una sostanziale, assoluta coincidenza.

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