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Violarono l'embargo nel 2000. Ora rischiano sanzioni

Suore contro la guerra

Tre religiose hanno raccontato le conseguenze dei “danni collaterali” di cui ogni guerra è piena senza che la stampa ne parli.
28 ottobre 2004 - Alfredo Turco
Fonte: Missione Oggi

Nel febbraio 2000 tre suore domenicane, Nancy Goult, Marjorie McGregor e Margaret Galiardi, hanno compiuto un viaggio in Iraq violando l’embargo a cui il Paese era soggetto da dodici anni, e rischiando gravi multe da parte del loro governo. Alla fine della visita, assieme a 8mila membri della loro congregazione presenti negli Usa, hanno iniziato una campagna contro la guerra: I have family in Iraq. Un messaggio semplice e nuovo fra i gruppi pacifisti, fatto di relazioni umane; un pensiero diverso sulla guerra. Infatti l’ordine domenicano è presente in Iraq dal 1873, e può contare su circa 200 suore irachene impegnate nelle scuole, ospedali e orfanotrofi. Le tre religiose, al ritorno negli Usa, hanno raccontato le conseguenze dei “danni collaterali” di cui ogni guerra è piena senza che la stampa ne parli. I civili uccisi in questa guerra sino ad ora.
Ancora. Il 25 luglio 2003, una corte statunitense ha condannato tre suore domenicane, Ardeth Platte, 66 anni, Carol Gilbert, 55 anni e Jackie Hudson, 68 anni, a due anni e mezzo di prigione e a pagare una multa di 200 dollari ciascuna e altri 3000 per danni. Le tre religiose erano state riconosciute colpevoli da un tribunale federale del Colorado per essere entrate nel perimetro di una base militare dello Stato durante una manifestazione di protesta civile contro la guerra in Iraq, cercando di disabilitare simbolicamente, con l’uso di piccoli martelli, un missile a testata nucleare Minutemann III, considerato un’arma di distruzione di massa. “Sapevo che il mio piccolo martello non poteva danneggiare il missile - ha dichiarato suor Gilbert -, tuttavia occorreva far capire che non si può far ricorso al nome di Dio per portare distruzione e morte”. A più riprese, le suore hanno affermato che gli investimenti in armi sono soldi tolti alla lotta contro la povertà e la fame. Mentre i governi sono d’accordo sulla guerra preventiva, i movimenti pacifisti credono invece alla pace preventiva.

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